Cassazione Civile, Sentenza n. 27144/2025 del 10/10/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Murò ha convenuto in giudizio i proprietari del fabbricato denunciando violazioni delle distanze legali dalle proprietà confinanti e chiedendo il ripristino dello stato dei luoghi, la chiusura di aperture irregolari e il risarcimento dei danni. In prime e seconde cure i convenuti hanno dedotto, anche in via riconvenzionale, l'acquisto del diritto per usucapione; in Cassazione il ricorrente ha proposto quattro motivi di impugnazione avverso la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato il rigetto della domanda di Murò e l'accoglimento dell'usucapione a favore dei resistenti. In sede di legittimità i resistenti hanno poi prodotto documentazione (visura immobiliare e atto notarile dell'8/01/2009) da cui risultava che il ricorrente aveva venduto l'immobile prima dell'introduzione dell'azione (notifica 30/01/2014), eccependo la carenza di titolarità del ricorrente.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile rilevando che il ricorrente era "difettare ab origine" della titolarità attiva sul bene controverso, essendosi spogliato della proprietà prima dell'inizio del giudizio. Il Collegio ha qualificato l'eccezione come mancanza di titolarità del rapporto controverso (aspetto di merito che conduce al rigetto della domanda) e ha ritenuto inutile il vaglio dei motivi di ricorso. Il ricorrente è stato condannato alle spese di giudizio in favore dei controricorrenti (compensi e spese forfettarie, esborsi e accessori) e si è dato atto della possibile applicazione dell'ulteriore contributo unificato previsto dall'art.13 d.P.R. n.115/2002.
Norme richiamate
d.m. 1968 n. 1444, art. 9, n. 3
Richiamato dalla Corte d'appello in relazione all'eccezione di violazione della normativa urbanistico-edilizia; la Corte di merito aveva ritenuto tale doglianza nuova se sollevata per la prima volta in appello.
art. 372 cod. proc. civ.
Utilizzato per la produzione in Cassazione di documenti (visura immobiliare e atto notarile) a prova della vendita precedente dell'immobile, elemento decisivo per la verifica della titolarità.
art. 360-bis, n. 1 cod. proc. civ.
Richiamato in relazione al filtro di ammissibilità dei motivi di cassazione; il Collegio osserva che l'esame di ogni motivo deve essere svolto e può portare alla declaratoria d'inammissibilità quando il ricorso è manifestamente infondato.
art. 334, comma 2 cod. proc. civ.
Citando la norma, la Corte segnala che la declaratoria d'inammissibilità può rilevare ai fini dell'art.334 c.p.c.; collegata alla funzione di filtro delle decisioni di legittimità.
art. 348-bis cod. proc. civ.
Richiamato nell'ambito delle ragioni che consentono la declaratoria d'inammissibilità quando il ricorso risulti fondato su ragioni di merito già valutate come inconsistente.
art. 606 c.p.p.
Men¬zionato in riferimento alla funzione di semplificazione del vaglio dei ricorsi da parte della Corte di legittimità, in termini analoghi a quanto previsto per il rito penale.
S.U. n. 2951/2016
Principio citato sulla distinzione tra carenza di legittimazione attiva e carenza di titolarità del diritto controverso: quest'ultima attiene al merito e comporta il rigetto della domanda se provata.
S.U. n. 7155/2017
Richiamata in tema di scrutinio dei motivi e della possibilità di declarare il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, con funzione di filtro della Corte di Cassazione.
art. 13, comma 1-quater d.P.R. n. 115/2002
Applicabile ratione temporis: la Corte prende atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale.
art. 13, comma 1-bis d.P.R. n. 115/2002
Richiamato congiuntamente al comma 1-quater per la disciplina del contributo unificato addizionale, se dovuto.
Massime di principio
- Se il ricorrente si è spogliato della proprietà oggetto della controversia prima dell'inizio dell'azione, manca la titolarità attiva "ab origine" e la domanda deve essere rigettata: la mancanza di titolarità attiva è questione di merito che può condurre all'inammissibilità del ricorso in Cassazione.
- La carenza di titolarità del rapporto controverso è rilevabile d'ufficio dal giudice quando risulta dagli atti di causa (es. trascrizioni o atti notarili prodotti), e non si configura come mera carenza di legittimazione procedurale.
- Le prove documentali extragiudiziali (visure, atti notarili) possono decidere la sorte del processo quando dimostrano l'assenza del diritto lamentato al momento dell'instaurazione del giudizio.
- In vicende di usucapione, atti extragiudiziali o ammissioni del dante causa non interrompono l'usucapione se non comportano l'effettiva privazione del possesso; tuttavia la verifica del possesso utile resta questione di merito che va adeguatamente provata.
- Motivi di appello o di cassazione fondati su questioni nuove rispetto al primo grado possono essere dichiarati inammissibili; le doglianze non sollevate in primo grado possono essere considerate "nuove" in appello se non presuppongono questioni già dibattute.
- La Corte di Cassazione utilizza meccanismi di filtro (art.360-bis n.1 e giurisprudenza di legittimità) per dichiarare inammissibili ricorsi manifestamente infondati, risparmiando un esame pieno dei motivi quando la decisione può fondarsi su profili di merito pacifici ed evidenti.
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