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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12899/2026 del 08/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza di inammissibilità della VII Sezione della Corte di Cassazione, sostenendo che la Corte aveva omesso di esaminare il secondo motivo del ricorso originario relativo al "quantitativo soglia" (la questione dell'elusione del devoluto). Il ricorso straordinario è stato proposto ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p. per errore di fatto nella decisione di inammissibilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il profilo di errore di fatto relativo all'ordinanza di inammissibilità (la sentenza impugnata non aveva realmente valutato il secondo motivo sul "quantitativo soglia"), e perciò ha revocato l'ordinanza n. 8741/2025. Tuttavia, procedendo al nuovo esame del ricorso principale (fase rescissoria), la Corte ha ritenuto che il secondo motivo fosse formulato in termini generici e senza reale confronto con gli elementi della sentenza impugnata: perciò il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali. In sintesi: l'ordinanza di inammissibilità è stata revocata per errore di fatto, ma il merito del ricorso è stato comunque respinto.

Norme richiamate

  • art. 625-bis c.p.p.

    Il rimedio è stato interpretato come strumentale alla correzione di "errori di fatto" intesi quali errori percettivi o svisti nelle risultanze processuali della Corte di legittimità; non comprende errori di valutazione o di giudizio. È stato applicato per revocare l'ordinanza di inammissibilità che aveva omesso di esaminare un motivo devoluto.

  • art. 597, comma 1, c.p.p.

    Richiamato dalla ricostruzione delle doglianze (il ricorrente assumeva violazione di questa norma), la Corte ha verificato se vi fosse stata una omissione nell'esame del devoluto; ha ritenuto presente l'errore di fatto nell'ordinanza impugnata.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma penale sostanziale relativa al reato contestato al ricorrente (droghe). È la norma di cui alla condanna confermata dalla Corte d'appello e rispetto alla quale il ricorso per cassazione era stato proposto.

  • art. 391-bis c.p.c. (richiamato come modello)

    La Corte ha ricordato che l'art. 625-bis c.p.p. è stato modellato sull'art. 391-bis c.p.c., sottolineando l'analogia nella tutela degli errori di fatto/percettivi e nella possibilità di correzione dei provvedimenti giudiziari.

  • art. 395 n. 4 c.p.c. (richiamato nella giurisprudenza)

    Usato come confronto giurisprudenziale: l'errore di fatto ammissibile è assimilato alla ipotesi di revocazione prevista dall'art. 395 n.4 c.p.c. quando la decisione sia fondata su un fatto inesistente o su un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa.

Massime di principio

  • Il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. è ammesso solo per errori di percezione/svista nelle risultanze processuali della Corte di legittimità; non vale per divergenze nella valutazione giuridica o nella interpretazione delle norme.
  • Se si contesta l'omissione di esame di un motivo devoluto, è necessario dimostrare concretamente che la Corte non ha realmente valutato quel motivo (citando passi dell'ordinanza che provino la mancata trattazione), altrimenti la doglianza sarà considerata generica e infondata.
  • Quando la Corte di Cassazione accoglie un ricorso straordinario per errore di fatto può revocare l'atto viziato e procedere direttamente al nuovo esame del ricorso per cassazione senza attendere una duplicata fase procedimentale.
  • Per evitare il rigetto per genericità, il difensore deve formulare i motivi d'impugnazione con un confronto diretto e puntuale tra le deduzioni proposte e le argomentazioni della sentenza impugnata, indicando esattamente quali elementi sarebbero stati trascurati o mal percepiti.
  • La sussistenza dell'errore di fatto richiede che la svista sia determinante sul contenuto della decisione: la mera omissione di un cenno non sempre basta se il motivo risulta comunque vagamente formulato o privo di effettivo rilievo probatorio.

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