Cassazione Civile, Ordinanza n. 08419/2026 del 03/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La lite nasce dalla notificazione via PEC, nel marzo 2016, di una cartella di pagamento per spese giudiziali e per IVA e IRES relative ad annualità pregresse, emessa a seguito della decadenza da una rateizzazione per mancato pagamento della terza rata. La società ha impugnato l’atto sostenendo, in sostanza: la nullità/inesistenza della notifica via PEC per mancanza di alcuni documenti e garanzie formali; l’illegittima utilizzazione, da parte dei giudici di merito, dei documenti prodotti dall’Agenzia delle entrate interveniente, ritenuta tardiva o inammissibile; l’omessa indicazione del responsabile del procedimento e l’insufficiente motivazione della cartella; l’illegittimità della motivazione fondata su documenti dell’Ufficio asseritamente non utilizzabili; l’assenza di motivazione sul calcolo degli interessi; l’omessa pronuncia sull’asserita inesistenza della pretesa tributaria, assumendo che la dichiarazione non recasse debiti e che mancasse prova del fondamento del credito. La ricorrente ha quindi chiesto la cassazione della sentenza regionale che aveva rigettato l’appello.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso. Ha ritenuto sanata la eventuale irregolarità della notifica via PEC per raggiungimento dello scopo, poiché la contribuente aveva comunque avuto conoscenza dell’atto e non risultava leso il diritto di difesa. Ha dichiarato inammissibili le censure sulla produzione documentale dell’Agenzia delle entrate e sull’intervento in giudizio, osservando che nel processo tributario è ammessa la produzione di nuovi documenti in appello ex art. 58 d.lgs. 546/1992 e che la doglianza non colpiva la ratio decidendi. Ha inoltre ritenuto infondata o inammissibile la censura sulla motivazione della cartella e sull’indicazione del responsabile del procedimento, richiamando la giurisprudenza secondo cui la cartella è sufficientemente motivata quando segue un precedente atto impositivo già noto e che l’omessa sottoscrizione non ne comporta invalidità; ha giudicato generiche le doglianze sugli interessi, rilevando anche che nel caso concreto essi erano solo menzionati; infine ha ritenuto inammissibile la doglianza sull’inesistenza della pretesa perché non specifica e perché la cartella, essendo fondata su atto presupposto non impugnato, può essere contestata solo per vizi propri. La ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento dell’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
è stato invocato come norma di legittimità per denunciare violazioni di legge, ma le censure sono state per lo più respinte o dichiarate inammissibili per difetto di specificità o per mancato confronto con la ratio decidendi
art. 380-bis.1 c.p.c.
ha disciplinato la trattazione camerale del ricorso in Cassazione
art. 26, comma 5, d.P.R. n. 602 del 1973
il rinvio all'art. 60 d.P.R. n. 600 del 1973 e quindi alle norme sulle notificazioni civili consente di applicare la sanatoria per raggiungimento dello scopo in caso di notifica irrituale della cartella
art. 60 d.P.R. n. 600 del 1973
richiamato come norma di rinvio alle regole del processo civile in materia di notificazioni degli atti tributari
art. 156 c.p.c.
la notifica irrituale della cartella è sanata se l'atto ha raggiunto il suo scopo e il destinatario ha avuto conoscenza dell'atto senza lesione del diritto di difesa
art. 58, comma 2, d.lgs. n. 546 del 1992
nel processo tributario è ammessa la produzione di nuovi documenti in appello, anche se preesistenti al primo grado; la tardiva produzione in primo grado non ne impedisce l'utilizzabilità in appello
art. 14, commi 3 e 5, d.lgs. n. 546 del 1992
l'intervento volontario nel processo è consentito ai soggetti indicati dalla norma; l'omessa notificazione dell'atto di intervento alle altre parti può essere superata se nel concreto non vi è pregiudizio al contraddittorio e alla difesa
art. 25 d.P.R. n. 602 del 1973
la cartella può essere motivata mediante intestazione e indicazione della causale tramite codice; l'assenza di sottoscrizione non ne determina invalidità se l'atto è inequivocabilmente riferibile all'organo competente
art. 7 l. n. 212 del 2000
richiamato quale parametro generale dell'obbligo di motivazione degli atti tributari
art. 3 l. n. 241 del 1990
richiamato quale parametro generale dell'obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi, applicabile alla cartella nei limiti indicati dalla giurisprudenza
art. 30 d.P.R. n. 602 del 1973
è stato invocato in tema di interessi, ma la doglianza è stata ritenuta generica e non riferita alla concreta cartella
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
ha giustificato l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso
art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002
richiamato come parametro per la quantificazione dell'ulteriore contributo unificato
art. 36 bis d.P.R. n. 600/73
menzionato come base del controllo che aveva condotto alla cartella e alla decadenza dalla rateizzazione
art. 39 del d.lgs. n. 112/93
richiamato dalla ricorrente in tema di chiamata in causa del creditore procedente, ma non ritenuto decisivo ai fini dell'esito
art. 24993/2016
citato dalla ricorrente come precedente sulla motivazione della cartella quando manchi un avviso di accertamento precedente
Massime di principio
- Nel processo tributario, la cartella di pagamento ha natura sostanziale ma, per quanto compatibile e per effetto dei rinvii normativi, l'irritualità della notificazione è sanabile ai sensi dell'art. 156 c.p.c. quando l'atto abbia comunque raggiunto il suo scopo e il contribuente ne abbia avuto effettiva conoscenza.
- La produzione di documenti in appello nel processo tributario è ammissibile anche se i documenti erano già esistenti e anche se la loro produzione in primo grado era tardiva, perché i fascicoli di parte restano acquisiti al processo fino al giudicato.
- L'inosservanza di formalità nell'intervento volontario di un soggetto nel processo tributario non determina automaticamente inutilizzabilità degli atti e dei documenti prodotti, se nel concreto il contraddittorio e il diritto di difesa non risultano pregiudicati.
- La cartella di pagamento fondata su un precedente atto impositivo o su una pretesa già definita può essere contestata in giudizio solo per vizi propri, non per vizi dell'atto presupposto non impugnato.
- In tema di motivazione della cartella, quando l'importo deriva da un precedente accertamento già noto al contribuente, è sufficiente una motivazione che consenta di comprendere la pretesa e di verificarne il calcolo; l'omessa sottoscrizione non comporta invalidità se l'atto è chiaramente riferibile all'organo competente.
- Le censure di legittimità devono confrontarsi in modo specifico con la ratio decidendi della sentenza impugnata; doglianze astratte, generiche o non riferite alla concreta motivazione sono inammissibili.
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