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Ordinanza

Ordinanza n. 4176/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento – previa tutela cautelare - del provvedimento di diniego del visto d'ingresso per motivi di lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202602631

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d'ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadina straniera)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato, chiedendone l'annullamento previa tutela cautelare. In sede cautelare ha dedotto, in particolare, la carenza istruttoria del procedimento, derivante dall'omesso colloquio consolare e dalla mancata richiesta di integrazione documentale ai sensi dell'art. 6, lett. b), l. 241/1990. Il ricorso evidenziava inoltre che la documentazione acquisita presso la sede competente non presentava elementi univoci di inattendibilità idonei a giustificare il diniego.

La decisione

Il TAR ha ritenuto sussistente il fumus boni iuris, ravvisando un'evidente carenza istruttoria per l'omesso colloquio consolare e per la mancata richiesta di integrazione documentale, nonostante l'assenza di elementi univoci di inattendibilità nella documentazione acquisita. Ha inoltre riconosciuto il periculum in mora, considerando il pregiudizio derivante dal diniego e le ragionevoli aspettative della ricorrente di reperire un'occasione di lavoro in Italia. Ha pertanto accolto l'istanza cautelare, sospeso il diniego e ordinato al Ministero il riesame del provvedimento, in contraddittorio con la ricorrente e previo colloquio con la medesima, entro quindici giorni dalla comunicazione dell'ordinanza. La trattazione del merito è stata fissata per il 1° dicembre 2026; le spese sono state rinviate al definitivo.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La disposizione è richiamata quale base della tutela cautelare richiesta e concessa.

  • art. 6, lett. b), l. 241/1990

    Il giudice considera rilevante, ai fini della completezza istruttoria, la mancata richiesta di integrazione documentale all'istante.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme alla disciplina nazionale, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nel procedimento di rilascio di un visto d'ingresso per lavoro subordinato, l'amministrazione deve svolgere un'istruttoria effettiva e completa; l'omesso colloquio consolare e la mancata richiesta di integrazione documentale possono integrare una carenza istruttoria quando la documentazione acquisita non evidenzi elementi univoci di inattendibilità.
  • In sede cautelare, il fumus boni iuris può essere ravvisato nella carenza istruttoria del procedimento di diniego del visto quando l'amministrazione abbia deciso senza acquisire chiarimenti personali dall'istante e senza consentire l'integrazione della documentazione rilevante.
  • Qualora il diniego di visto presenti una carenza istruttoria suscettibile di verifica mediante ulteriori accertamenti, il giudice amministrativo può sospendere l'atto e ordinare all'amministrazione il riesame in contraddittorio con l'interessato, previo colloquio personale entro un termine assegnato.
  • Nel bilanciamento cautelare degli interessi, il pregiudizio derivante dal diniego di un visto per lavoro subordinato e la compromissione delle ragionevoli aspettative di lavorare in Italia possono integrare il periculum in mora.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaPartecipazione al procedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaPartecipazione procedimentaleTutela cautelarePonderazione degli interessi e interesse pubblico

Testo integrale

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