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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 27367/2025 del 13/10/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La controversia riguardava l'opposizione a precetto promossa dai soci illimitatamente responsabili (Rovito e Ventimiglia) contro un atto di precetto notificato loro dalla Milchwerkk, fondato sul decreto ingiuntivo n. 788/2018 emesso nei confronti della società Campana Latte s.n.c. e dei soci in solido. I soci deducevano, tra l'altro, carenza di legittimazione passiva, inefficacia del precetto per violazione del beneficio di preventiva escussione previsto dall'art. 2304 c.c., nullità della formula esecutiva e prescrizione del credito. Il Tribunale aveva accolto l'opposizione per mancata prova da parte della creditrice di aver previamente escusso il patrimonio sociale. La Corte d'appello aveva confermato, ritenendo che la pendenza dell'opposizione proposta dalla società impedisse l'esecuzione nei confronti dei soci. La Milchwerkk ha proposto ricorso per cassazione contestando l'applicabilità del beneficio di preventiva escussione alla luce della natura del titolo esecutivo formatosi contro i soci.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso della Milchwerkk, ritenendo errata la valutazione dei giudici di merito sulla paralisi dell'azione esecutiva verso i soci per effetto della pendenza del giudizio promosso dalla società e sull'applicabilità del beneficio di preventiva escussione. La Corte ha affermato che, quando il decreto ingiuntivo ingiunge il pagamento in via solidale e incondizionata tanto alla società quanto ai soci, il titolo giudiziale divenuto definitivo nei confronti dei soci configura un'obbligazione personale e diretta di questi ultimi, escludendo il carattere sussidiario tutelato dall'art. 2304 c.c.; di conseguenza il socio destinatario di tale titolo non può invocare il beneficium excussionis né opporsi con efficacia esecutiva a causa del giudicato formatosi per mancata opposizione. La sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Catanzaro, in diversa composizione, per riesaminare il gravame escludendo l'applicabilità del beneficio della preventiva escussione.

Norme richiamate

  • art. 2304 c.c.

    Disciplina il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale: i creditori sociali non possono pretendere il pagamento dai singoli soci se non dopo l'escussione del patrimonio sociale. La Corte chiarisce che tale beneficio tutela la sussidiarietà della responsabilità dei soci, ma non opera se il titolo giudiziale ha formato una obbligazione diretta e solidale nei confronti dei soci.

  • art. 615 c.p.c.

    Regola l'opposizione all'esecuzione (opposizione all'atto di precetto). La questione principale era se i soci potessero utilizzare tale rimedio per invocare il beneficio di preventiva escussione anche dopo che il decreto ingiuntivo era divenuto definitivo nei loro confronti.

  • art. 2291 c.c.

    Definisce la responsabilità dei soci di società in nome collettivo; rilevante per individuare la natura della responsabilità (sussidiaria o diretta) e la legittimazione passiva dei soci.

  • art. 645 c.p.c.

    Disciplina l'opposizione al decreto ingiuntivo. La Corte osserva che, se i soci non propongono opposizione al decreto ingiuntivo che li costituisce debitori in via solidale, il titolo diventa definitivo nei loro confronti e non possono poi invocare il beneficio di preventiva escussione.

  • giurisprudenza citata (Cass. n. 15376/2016; n. 15877/2019; n. 36942/2022)

    La giurisprudenza consolidata viene richiamata per il principio secondo cui il socio destinatario di un comando in un titolo giudiziale definitivo non può contestare l'esistenza e la misura del credito né avvalersi di giudicati favorevoli sorti solo tra la società e il creditore, una volta che il titolo sia divenuto definitivo per il socio.

Massime di principio

  • Se un decreto ingiuntivo ingiunge il pagamento in via solidale e incondizionata sia alla società di persone sia ai soci illimitatamente responsabili, il titolo divenuto definitivo nei confronti dei soci determina per questi un'obbligazione personale e diretta, escludendo l'operatività del beneficio della preventiva escussione di cui all'art. 2304 c.c.
  • La pendenza di un'opposizione proposta dalla società non paralizza automaticamente l'azione esecutiva nei confronti dei soci, quando il titolo giudiziale è divenuto definitivo e produce effetto diretto nei confronti dei soci.
  • Per i soci destinatari di un decreto ingiuntivo notificato personalmente, l'opposizione al decreto (art. 645 c.p.c.) è lo strumento processuale rilevante per impedire che il titolo diventi definitivo nei loro confronti; la mancata opposizione espone al rischio di preclusione per successive eccezioni esecutive basate sul beneficio di preventiva escussione.
  • Il creditore che voglia agire esecutivamente contro i soci dovrebbe curare che il titolo sia formato e notificato anche nei loro confronti in termini tali da creare un comando diretto e, se possibile, solidale; in tali ipotesi non è necessario attendere l'esito del giudizio promosso dalla società per procedere contro i soci.
  • Il socio che intenda tutelarsi deve valutare tempestivamente la proposta di opposizione al decreto ingiuntivo quando ricevuto, e se intende invocare il beneficio di preventiva escussione dovrà dimostrare, in sede di opposizione all'esecuzione, che l'azione esecutiva è stata iniziata nei suoi confronti senza la preventiva escussione del patrimonio sociale.

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