Sentenza n. 1755/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Silenzio serbato sull’istanza del 17 marzo 2026 volta a definire la vicenda espropriativa mediante restituzione dei terreni o acquisizione sanante; note comunali interlocutorie del 21 aprile e 14 maggio 2026
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno dedotto che i loro terreni, occupati per realizzare l’impianto sportivo polivalente di Capriglia, permanevano nella disponibilità comunale in assenza di un valido titolo ablatorio. Hanno quindi chiesto al Comune di definire la vicenda espropriativa, restituendo i beni oppure adottando un provvedimento di acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001, e hanno denunciato l’illegittimità del silenzio e l’obbligo di provvedere. Hanno inoltre impugnato, ove necessario, le comunicazioni comunali del 21 aprile e del 14 maggio 2026, ritenute soprassessorie, chiedendo la nomina di un commissario ad acta e il risarcimento dei danni da ritardo e degli ulteriori danni subiti e subendi.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso sul silenzio: la specifica istanza dei proprietari di un bene occupato illegittimamente sollecita l’esercizio di un potere amministrativo e fa sorgere l’obbligo del Comune di pronunciarsi. Le note del 21 aprile e del 14 maggio 2026 sono state considerate meramente interlocutorie, perché non contengono una determinazione definitiva sulla sorte dei terreni e non soddisfano l’obbligo di provvedere. Il Comune deve concludere il procedimento con un provvedimento espresso entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza, determinandosi sulla restituzione del bene oppure sull’eventuale acquisizione sanante. Per l’ulteriore inerzia è stato nominato commissario ad acta il Prefetto di Salerno, o un suo delegato, che dovrà provvedere nei successivi 60 giorni. Il dispositivo non contiene una statuizione espressa sulle domande risarcitorie. Spese a carico del Comune: euro 1.500, oltre accessori, e contributo unificato di euro 300.
Norme richiamate
art. 2 l. 241/1990
Ai sensi degli artt. 2 della legge n. 241 del 1990 e 31 c.p.a., sussiste l’obbligo dell’Amministrazione di concludere il procedimento mediante l’adozione di un provvedimento espresso ogniqualvolta il privato sia titolare di una posizione qualificata e abbia presentato un’istanza idonea a sollecitare l’esercizio di un potere amministrativo.
L’amministrazione deve concludere con un provvedimento espresso il procedimento quando un soggetto titolare di una posizione qualificata presenta un’istanza idonea a sollecitare l’esercizio del potere.
art. 31 c.p.a.
Nei casi di occupazione sine titulo, infatti, l’Amministrazione è tenuta a porre rimedio alla situazione contra ius mediante la restituzione del bene ovvero attraverso l’adozione del provvedimento di acquisizione sanante, permanendo un vero e proprio obbligo di provvedere il cui inadempimento è sindacabile mediante il rito previsto dagli artt. 31 e 117 c.p.a.
L’inadempimento dell’obbligo di definire la situazione di occupazione sine titulo mediante restituzione o acquisizione sanante è sindacabile con l’azione avverso il silenzio prevista dagli artt. 31 e 117 c.p.a.
art. 117 c.p.a.
Nei casi di occupazione sine titulo, infatti, l’Amministrazione è tenuta a porre rimedio alla situazione contra ius mediante la restituzione del bene ovvero attraverso l’adozione del provvedimento di acquisizione sanante, permanendo un vero e proprio obbligo di provvedere il cui inadempimento è sindacabile mediante il rito previsto dagli artt. 31 e 117 c.p.a.
Il rito sul silenzio è utilizzabile per ottenere una pronuncia sull’obbligo dell’amministrazione di provvedere in merito alla restituzione del bene occupato senza titolo o all’eventuale acquisizione sanante.
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
Tanto precisato, va detto che, secondo consolidata giurisprudenza, il proprietario di un bene illegittimamente occupato dall’Amministrazione è titolare di una posizione giuridica qualificata che gli consente di sollecitare l’esercizio dei poteri previsti dall’art. 42-bis del d.P.R. n. 327 del 2001, con conseguente obbligo dell’ente di pronunciarsi espressamente sull’istanza presentata.
Il proprietario del bene occupato illegittimamente può sollecitare l’esercizio del potere di acquisizione sanante; l’amministrazione è tenuta a pronunciarsi espressamente, ferma la possibilità di definire la situazione anche mediante restituzione.
art. 26 c.p.a.
Le spese seguono la soccombenza ai sensi dell’art. 26 c.p.a..
Le spese di giudizio sono poste a carico dell’amministrazione soccombente.
Massime di principio
- Il proprietario di un bene occupato illegittimamente dall’amministrazione è titolare di una posizione qualificata che gli consente di chiedere all’ente di definire la situazione e fa sorgere l’obbligo di una pronuncia espressa sull’istanza.
- In caso di occupazione sine titulo, l’amministrazione deve porre fine alla situazione illegittima mediante restituzione del bene oppure, ricorrendone i presupposti, mediante acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001; l’occupazione non può protrarsi in una condizione di indefinita inerzia.
- L’obbligo di provvedere in materia di occupazione sine titulo è azionabile con il rito contro il silenzio. Comunicazioni interlocutorie che non definiscono la sorte del bene non equivalgono a un provvedimento conclusivo e non fanno venir meno l’inadempimento.
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