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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10880/2025 del 18/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto istanza di revisione deducendo l'inconciliabilità tra una condanna subita nel distretto di Milano (offerta in vendita di eroina) e un'assoluzione pronunciata nel distretto di Roma per fatti di cessione di eroina. Si è sostenuto che le due condotte sarebbero sovrapponibili sia sotto il profilo materiale (modalità della condotta, partecipazione agli stessi soggetti e collegamenti tra gli imputati) sia sotto il profilo temporale (periodo «antecedente e prossimo al 5 agosto 1997» che, secondo il ricorrente, includerebbe la data dell'offerta contestata a Milano). Inoltre si è contestato che la sentenza milanese si sarebbe fondata su un “precedente giudiziario” in realtà risultante in assoluzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato perché il ricorrente non ha confrontato adeguatamente quanto affermato dalla sentenza impugnata circa la natura della precedente vicenda (una condanna definitiva a nove anni per reati di stupefacenti). I motivi secondo e terzo, trattati congiuntamente, sono stati ritenuti manifestamente infondati e non superano la soglia di ammissibilità poiché si risolvono in una richiesta di riconsiderazione della valutazione probatoria: la Corte di appello di Venezia ha fornito motivazione logica e coerente spiegando l'assenza di sovrapponibilità sia strutturale (offerta in vendita vs cessione perfezionata) sia temporale (offerta collocata a marzo 1997; cessione tra fine luglio e agosto 1997). È stata osservata la diversa natura delle condotte (offerta non perfezionata vs cessione perfezionata) e l'assenza di elementi probatori idonei a dimostrare completa identità temporale e materiale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come norma violata; la Corte non ha ritenuto configurabile la violazione in quanto i rilievi del ricorrente imponevano una rivalutazione probatoria che la Corte di appello aveva già e adeguatamente motivato

  • art. 640 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente con riferimento a vizi di motivazione; la Corte ha ritenuto i rilievi infondati perché la decisione di merito ha chiaramente distinto le condotte e le collocazioni temporali

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato dalla Corte per la condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Una richiesta di revisione fondata sulla presunta incompatibilità tra una condanna e un'assoluzione richiede la dimostrazione chiara e specifica della completa sovrapponibilità materiale e temporale dei fatti; mere somiglianze o riferimenti a persone comuni non sono sufficienti.
  • Se la questione si risolve in una differente valutazione della prova o della persuasività delle emergenze processuali, il ricorso per revisione sarà probabilmente inammissibile: la Corte non rientra nel merito delle valutazioni probatorie legittimamente effettuate dai giudici di merito se motivate.
  • È fondamentale che il ricorrente dimostri puntualmente che il mandato rescindente (se presente) comprendeva espressamente i fatti per i quali si chiede la revisione; inesatte o generiche interpretazioni del contenuto del provvedimento di annullamento non costituiscono base sufficiente.
  • Differenziazione ontologica delle condotte (es. offerta in vendita vs cessione perfezionata) e precisa collocazione temporale sono elementi decisivi: la non coincidenza di questi elementi giustifica il rigetto della revisione.
  • In caso di inammissibilità del ricorso il ricorrente può essere condannato alle spese e a una somma a favore della Cassa delle ammende; pertanto conviene valutare la fondatezza sostanziale prima di proporre ricorsi di revisione.

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