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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16413/2025 del 30/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato le condanne per bancarotta fraudolenta patrimoniale (distrazione di beni strumentali trasferiti alla società tunisina Clean Laundry Group senza adeguata contropartita) e bancarotta fraudolenta documentale (irregolare tenuta della contabilità a partire dal 2011). Le censure principali riguardavano: la mancata distinzione tra ruolo di amministratore e mero socio (contestando l'attribuzione di responsabilità ai soci senza specifiche condotte agevolatrici), il travisamento della prova rispetto a fatture, bolle doganali e registri IVA, la carenza di motivazione circa l'elemento soggettivo (dolo), la mancata riqualificazione del delitto documentale in semplice inosservanza formale, e la prescrizione dei reati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha paragrafato i ricorsi: ha accolto i motivi proposti da Giovanni Battista Ingargiola e Salvatore Ingargiola e da Giovanni Massimiliano Cavarretta e Gaspare Alessandro Ciravolo, rilevando carenza di motivazione circa le specifiche condotte e l'elemento soggettivo con riferimento alla posizione di soci; la sentenza impugnata è stata annullata nei loro confronti e il procedimento rinviato per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo. I ricorsi di Vito Antonio Tamburello e di Caterina Ciravolo sono stati invece respinti: la Cassazione ha ritenuto sufficientemente provata la qualifica di amministratori di fatto (sulla base di testimonianze e attività gestorie continuative), la natura fraudolenta della vendita dei beni e la sussistenza del dolo generico in ordine alla bancarotta documentale; sono confermate le loro condanne e viene loro addebitato il pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p.. La doglianza circa la prescrizione è stata respinta: la Corte ha posto l'inizio del computo dalla sentenza dichiarativa di fallimento (7 agosto 2013), collocando la scadenza della prescrizione oltre il 2023 (7 febbraio 2026 più sospensione).

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti formali dei motivi di impugnazione (limiti richiesti per la cassazione), non oggetto di specifica meritevole interpretazione oltre il richiamo procedurale.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Citato dai ricorrenti con riferimento alla valutazione delle prove e alle doglianze di travisamento probatorio; la Corte ha esaminato la motivazione e ritenuto in parte fondate le doglianze per alcuni ricorrenti (mancata indicazione di condotte specifiche) e infondate per altri (valutazione congrua della prova).

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Invocato dai ricorrenti per lamentare motivazione apparente o insufficiente; la Corte di Cassazione ha applicato il principio per verificare la completezza e decisività della motivazione: dove la motivazione non ha indicato specifiche condotte o indizi del dolo, il vizio è stato rilevato.

  • art. 216, comma 1, n. 2, legge fallimentare (bancarotta documentale)

    Richiamato nella motivazione della Cassazione in tema di bancarotta documentale: la parziale omissione nell'annotazione è punita a titolo di dolo generico quando la condotta è consapevole e rende difficoltosa o impossibile la ricostruzione patrimoniale.

  • art. 157 cod. pen.

    Richiamato unitamente all'art. 161 per il computo del termine di prescrizione applicabile alle fattispecie contestate; la Corte ha utilizzato tali norme per fissare la durata della prescrizione.

  • art. 161 cod. pen.

    Applicato per il calcolo del termine di prescrizione (anni dodici e mesi sei risultanti dal combinato disposto); la Corte ha precisato che la prescrizione decorre dalla sentenza dichiarativa di fallimento.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato al momento della condanna alle spese processuali nei confronti degli appellanti i cui ricorsi sono stati respinti (Caterina Ciravolo e Vito Tamburello).

Massime di principio

  • Per i soci (extraneus) non è sufficiente la mera qualifica di socio per affermare il concorso in bancarotta distrattiva: è necessario che la sentenza identifichi specifiche condotte agevolatrici o indizi precisi della volontarietà e consapevolezza del depauperamento del patrimonio.
  • La qualifica di amministratore di fatto può essere riconosciuta anche in assenza di un formale incarico se emerge un'attività gestionale stabile e non episodica (rapporti con dipendenti, fornitori, direttive operative, pagamento stipendi ecc.).
  • La cessione di beni strumentali senza indicazione della corrispettiva contropartita, senza garanzie o azioni di recupero e in presenza di una situazione di crisi aziendale è indice rilevante di fraudolenza patrimoniale.
  • In tema di bancarotta documentale, la tenuta frammentaria o lacunosa della contabilità, se dimostrata la consapevolezza che ciò renda impossibile la ricostruzione patrimoniale, integra il dolo generico previsto dall'art. 216 legge fallimentare.
  • La prescrizione dei reati fallimentari rileva dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento e non dalle singole condotte antecedenti: per la difesa è cruciale valutare tale data nel calcolo dei termini.
  • Nelle impugnazioni in Cassazione il vizio di motivazione va dimostrato mostrando che la motivazione omette argomenti decisivi o non fornisce indici logici e specifici; critiche generiche alla valutazione delle prove sono spesso inammissibili se puntano solo a rimettere in discussione il giudizio di fatto.

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