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Sentenza

Sentenza n. 12911/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del provvedimento di diniego del visto per motivi di lavoro subordinato- decreto flussi 2024 - notificato alla ricorrente in data 13 agosto 2025 presso l'Ambasciata d'Italia a Tunisi; di ogni altro atto presupposto, connesso o consequenziale, ivi compresa la segnalazione della ricorrente nel sistema informativo Schengen SIS II ai fini del respingimento; per l'accertamento del diritto della ricorrente a un riesame della propria domanda di visto in condizioni di legalità, imparzialità e piena conoscenza dei motivi ostativi; nonche' per la condanna dell'Amministrazione alla cancellazione immediata della segnalazione della ricorrente dal sistema SIS II (sistema informativo Schenghen).

Giustizia amministrativa202511838

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato nell'ambito del decreto flussi 2024, motivato dalla presentazione di documenti falsi; asserita segnalazione nel sistema SIS II

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente aveva presentato, tramite intermediario, una domanda di visto per lavoro subordinato sulla base di un nulla osta al lavoro che il Sistema Unico per l'Immigrazione di Bologna aveva comunicato alla sede diplomatica come inesistente e quindi falso. Ha dedotto il difetto di motivazione e la violazione del diritto di difesa, lamentando che il diniego si limitasse ad affermare la presentazione di documenti falsi; ha contestato inoltre la formula contenuta nell'avviso sui rimedi giurisdizionali, secondo cui avrebbe potuto presentare ricorso al TAR "eventualmente" tramite avvocato; ha invocato la propria buona fede e il legittimo affidamento, sostenendo di essere stata raggirata da un intermediario infedele; infine ha dedotto l'illegittimità, sproporzionalità e natura discriminatoria della segnalazione SIS II, chiedendone la cancellazione.

La decisione

Il TAR ha esaminato il ricorso nel merito, pur rilevando che, in assenza di un valido nulla osta al lavoro subordinato, l'annullamento del diniego avrebbe soddisfatto un interesse soltanto teorico. Ha respinto la censura motivazionale perché dalla lettura congiunta del diniego e dell'incarto procedimentale risultava chiaramente che il SUI di Bologna aveva comunicato, tramite Help Desk Visti, l'inesistenza nei sistemi ministeriali del nulla osta prodotto, e quindi la sua falsità. Ha respinto anche la censura relativa all'avverbio "eventualmente" nell'avviso sui rimedi, ritenendo che eventuali errori o refusi negli avvisi sulla tutela giurisdizionale incidano, eventualmente, sul termine di impugnazione, non sulla legittimità dell'atto. Ha escluso la rilevanza dell'affidamento invocato, poiché il mancato possesso del nulla osta era incontestato e l'errore sarebbe stato provocato da un terzo, non da un'attività provvedimentale dell'amministrazione; il comportamento di un intermediario millantatore non può generare affidamento giuridicamente tutelabile nei confronti dell'amministrazione. Ha infine respinto la censura sulla segnalazione SIS II per carenza di interesse pratico, poiché dalla relazione diplomatica risultava che nessuna segnalazione era stata inserita e tale segnalazione non risultava neppure dal provvedimento impugnato. Ricorso respinto e spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 5 d.lgs. 286/1998

    Il diniego del visto per lavoro subordinato è stato valutato in relazione alla necessità di un valido presupposto autorizzatorio, costituito dal nulla osta al lavoro; il testo non esplicita ulteriori profili interpretativi della disposizione.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito la base normativa per l'oscuramento delle generalità della parte ricorrente.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, quale fondamento dell'oscuramento delle generalità a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.

Massime di principio

  • La motivazione di un diniego di visto può risultare adeguata dalla lettura congiunta del provvedimento e degli atti dell'incarto procedimentale, quando questi consentano di individuare con chiarezza il fatto ostativo e le verifiche amministrative che lo hanno accertato.
  • La presenza di un nulla osta al lavoro subordinato valido costituisce un presupposto necessario della domanda di visto per lavoro subordinato; in sua assenza, l'interesse all'annullamento del diniego può essere meramente teorico.
  • Eventuali errori o refusi contenuti nell'avviso relativo ai rimedi giurisdizionali incidono, se del caso, sul termine di impugnazione, ma non determinano di per sé l'illegittimità del provvedimento amministrativo.
  • Il legittimo affidamento tutelabile nei confronti della pubblica amministrazione presuppone una condotta o attività provvedimentale dell'amministrazione idonea a ingenerarlo; il comportamento fraudolento di un intermediario privato non è sufficiente a fondare un affidamento giuridicamente rilevante verso l'amministrazione.
  • La contestazione di una segnalazione SIS II è priva di interesse pratico quando l'amministrazione dimostri che la segnalazione non è mai stata inserita e non risulti dall'atto impugnato.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla osta
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDifetto di motivazioneLegittimo affidamentoLegittimazione e interesse a ricorrere

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