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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16542/2026 del 07/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in cinque motivi: 1) vizio circa la sussistenza e idoneità della querela relativa al capo A (stalking, art.612‑bis), sostenendo che la querela in due atti avrebbe creato una condizione di procedibilità ibrida; 2) carenza di contestazione delle aggravanti previste dall'art.614, commi 3 e 4 (violazione di domicilio, capo B) e conseguente errore sulla procedibilità d'ufficio; 3) travisamento della prova e mancata valutazione dell'attendibilità della persona offesa nel capo A; 4) valutazione contraddittoria delle fonti probatorie rispetto al capo B (violazione di domicilio); 5) errori nel calcolo della pena (pena base, recidiva, valutazione della continuazione) e mancata risposta ad argomenti di appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi (1, 3, 4, 5) ritenendoli infondati: ha confermato la possibilità che una querela composta da un atto iniziale con la manifestazione di volontà e un successivo atto descrittivo integri validamente la condizione di procedibilità, ha ritenuto corretta la valutazione di attendibilità della persona offesa e congrua la determinazione della pena. Ha invece accolto il motivo n.2 con riferimento al difetto di motivazione: l'imputazione richiamava il comma 4 dell'art.614 (che elenca più aggravanti) senza indicare quale ipotesi specifica si contestasse, per cui non era chiaro quale aggravante giustificasse la procedibilità d'ufficio. Per tale ragione la sentenza è stata annullata limitatamente alla condizione di procedibilità del reato di violazione di domicilio (capo B) e la causa è stata rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo esame su quel punto; il resto del ricorso è stato rigettato. La sentenza è stata inoltre oscurata per motivi di privacy ex art.52 d.lgs.196/03.

Norme richiamate

  • art.612‑bis cod. pen.

    La Corte ha confermato che gli elementi costitutivi dello stalking possono essere ritenuti integri sulla base del complesso probatorio; la querela articolata in due atti può soddisfare la condizione di procedibilità quando manifesti la volontà punitiva e la descrizione dei fatti entro i termini di legge

  • art.614 cod. pen. (commi 1, 3 e 4)

    Il comma 4 contiene un elenco di aggravanti che rendono la fattispecie procedibile d'ufficio; la Corte ha ritenuto che il richiamo generico al comma 4, senza indicare quale specifica ipotesi aggravante si assume, sia insufficiente a informare la difesa e può determinare vizio nella contestazione, con effetti sulla procedibilità

  • art.61 n.2 cod. pen.

    Ricordata come esempio di diversa aggravante effettivamente esplicitata nel corpo dell'imputazione; la Corte ha evidenziato la necessità di chiarezza nel richiamo delle aggravanti

  • art.336 cod. proc. pen.

    Confermata la funzione dell'atto di querela come manifestazione della volontà di procedere (istanza di punizione). La querela può essere integrata da atti successivi che ne precisano i fatti, purché nel termine previsto

  • art.417 cod. proc. pen.

    Richiede che l'enunciazione dell'addebito sia chiara e precisa; la Corte ha ricordato che il richiamo ad una norma comprensiva di più ipotesi non è sufficiente se non consente alla difesa di conoscere quale specifica fattispecie aggravante sia contestata

  • art.606 cod. proc. pen.

    Norma che individua i motivi di impugnazione per cassazione; la Corte ha motivato l'accoglimento limitato del ricorso richiamando la lettera e) (vizio di motivazione) in relazione alla contestazione delle aggravanti

  • art.133 cod. pen.

    Utilizzata nella valutazione della congruità della pena; la Corte ha ritenuto adeguata la parametrizzazione della pena ai criteri indicati dall'articolo

  • art.52 d.lgs. 30 giugno 2003, n.196

    Richiamato per la necessità di oscurare dati identificativi per la tutela della riservatezza della persona offesa

Massime di principio

  • Una querela può essere valida anche se articolata in più atti: un primo atto che manifesti la volontà di procedere e un successivo atto che ne specifichi i fatti possono integrare la condizione di procedibilità purché entrambi siano resi entro i termini previsti dalla legge
  • Quando la procedibilità di un reato dipende dalla sussistenza di specifiche aggravanti, l'imputazione deve indicare con sufficiente precisione quale tra le ipotesi elencate si assume: il richiamo generico a una disposizione che contiene più ipotesi aggravanti può essere insufficiente e provocare annullamento per vizio di contestazione
  • Il richiamo alla chiarezza dell'enunciazione dell'addebito (art.417 c.p.p.) è essenziale per garantire il diritto di difesa; la parte pubblica deve specificare gli elementi fattuali e le aggravanti su cui fonda la procedibilità d'ufficio
  • Le critiche della difesa sull'attendibilità della persona offesa devono dimostrare un travisamento della prova o l'omessa considerazione di elementi decisivi: il giudice d'appello può confermare le valutazioni di merito del primo grado se motivate e supportate dal complesso probatorio
  • I motivi che attengono al merito della quantificazione della pena (apprezzamento del fatto e bilanciamento delle circostanze) sono difficilmente sindacabili in sede di legittimità, salvo vizio di diritto o di motivazione
  • Se la mancata o difettosa contestazione di aggravanti incide sulla procedibilità (es. trasforma un reato procedibile d'ufficio in reato procedibile a querela), la Cassazione può annullare la decisione e disporre il rinvio per un nuovo esame sulla corretta enunciazione dell'addebito

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