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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21257/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso il rigetto delle istanze volte alla sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari (anche con controllo a distanza). La difesa deduceva violazione di legge e vizio di motivazione (artt. 274, 275, 299 c.p.p.), sostenendo che la proposta di risarcimento avanzata dal ricorrente, il lungo periodo di custodia e la buona condotta dimostravano resipiscenza e ridotto pericolo di recidiva tali da giustificare la sostituzione della misura.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: l'interessato ha rinunciato al ricorso (atto del 22/05/2025 trasmesso il 26/05/2025) dopo aver ottenuto, il 09/05/2025, la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La rinuncia, regolarmente sottoscritta e autenticata, rende privo di oggetto il riesame in Cassazione ai sensi dell'art. 591 lett. d) c.p.p. Non è stata irrogata condanna alle spese né sanzione pecuniaria, avendo la carenza di interesse avuto carattere sopravvenuto rispetto alla presentazione del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina l'appello al Tribunale del riesame contro le ordinanze cautelari; richiamata come titolo dell'appello proposto dall'indagato

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa come presunta violazione procedurale/di motivazione; la Corte non ha esaminato il merito della doglianza per inammissibilità del ricorso

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa; nessuna interpretazione di merito operata dalla Corte a causa della sopravvenuta inammissibilità

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa come parte delle censure; non esaminato nel merito per inammissibilità del ricorso

  • art. 591 lett. d) cod. proc. pen.

    Interpretata nel senso che la rinuncia dell'interessato al ricorso, debitamente sottoscritta e trasmessa, è causa di inammissibilità quando sopravvenga la carenza di interesse (es. ottenimento della misura richiesta), comportando l'archiviazione del procedimento di impugnazione senza condanna alle spese se la carenza è sopravvenuta

Massime di principio

  • La rinuncia all'impugnazione, se tempestiva e documentata, rende il ricorso inammissibile per sopravvenuta assenza di interesse: prima di proseguire con ulteriori impugnazioni valutare se la misura richiesta è stata già ottenuta.
  • Se il ricorrente ottiene il provvedimento favorevole (es. sostituzione della custodia con arresti domiciliari) nel corso del procedimento, la prosecuzione dell'impugnazione può essere priva di interesse e quindi dichiarata inammissibile.
  • Le censure di merito (violazione di norme procedurali o vizio di motivazione) non vengono esaminate quando il giudice dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La rinuncia deve essere personale, sottoscritta e trasmessa nei termini: tale formalità è necessaria per far valere l'inammissibilità per carenza di interesse.
  • La sopravvenuta mancanza di interesse può evitare la condanna alle spese processuali e sanzioni qualora la situazione favorevole per il ricorrente sia intervenuta dopo la presentazione del ricorso.

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