Sentenza del 18/05/2016 n. 3045 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio
Registro ipotecarie e catastali - Avviamento commerciale - Valutazione - Volume affari annuo - Legittimità.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha contestato la determinazione del valore dell’avviamento commerciale ai fini delle imposte ipotecarie e catastali. L’Ufficio aveva calcolato l’avviamento sulla base del volume d’affari annuo dichiarato per l’anno precedente alla cessione, applicando una percentuale desunta dalla tabella F.I.M.A.A., elaborata considerando la natura e l’ubicazione dell’esercizio, la domanda e l’offerta del mercato e i confronti con attività similari. Il contribuente sosteneva, invece, che dovesse applicarsi il criterio della media dei ricavi degli ultimi tre anni, previsto dall’art. 2, comma 4, del d.P.R. n. 460/1996.
La decisione
La valutazione dell’Ufficio è stata ritenuta legittima, più corretta e attendibile rispetto al criterio della media triennale dei ricavi. Quest’ultimo criterio, pur previsto dalla normativa allora vigente, poteva essere alterato in vista della cessione dell’azienda. La decisione valorizza quindi un metodo basato sul volume d’affari dell’anno precedente e su parametri di mercato concreti e comparativi. Il riferimento normativo alla media triennale è stato successivamente superato dall’abrogazione dell’art. 2, comma 4, del d.P.R. n. 460/1996 ad opera del d.lgs. n. 218/1997.
Norme richiamate
Art. 2, comma 4, d.P.R. n. 460/1996
La norma prevedeva il riferimento alla media dei ricavi degli ultimi tre anni per la determinazione dell’avviamento, ma tale criterio è stato ritenuto meno affidabile quando poteva essere condizionato da comportamenti preparatori alla cessione.
D.lgs. n. 218/1997
Ha abrogato l’art. 2, comma 4, del d.P.R. n. 460/1996, eliminando il riferimento normativo alla media triennale dei ricavi.
Tabella F.I.M.A.A.
È stata utilizzata come parametro tecnico e di mercato per applicare una percentuale al volume d’affari, tenendo conto delle caratteristiche dell’attività e del relativo contesto economico.
Massime di principio
- Nella valutazione fiscale dell’avviamento commerciale, l’Amministrazione può utilizzare criteri fondati su dati economici recenti e su parametri di mercato, purché la stima sia motivata, coerente e riferita alle caratteristiche concrete dell’attività.
- Un criterio normativo basato su medie storiche non deve essere applicato in modo automatico se risulta concretamente inidoneo a rappresentare il valore effettivo dell’avviamento o facilmente manipolabile in vista della cessione.
- Tabelle e studi di settore elaborati da associazioni professionali possono costituire elementi di supporto alla valutazione, soprattutto se integrati da fattori quali ubicazione, tipologia dell’esercizio, domanda, offerta e comparazione con aziende analoghe.
- In caso di contestazione, il contribuente deve dimostrare con elementi specifici che il metodo dell’Ufficio è incongruo o che il volume d’affari e i parametri applicati non rappresentano il reale valore dell’avviamento.
- La valutazione deve comunque essere verificata alla luce della normativa vigente al momento della cessione e delle eventuali modifiche legislative intervenute successivamente.
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