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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24891/2025 del 07/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Milano che aveva respinto l'istanza di riconoscimento del vincolo della continuazione tra quattro sentenze di condanna per furti consumati e tentati commessi nel gennaio 2023 e nell'aprile e luglio 2024. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione perché il Tribunale non avrebbe valutato correttamente la richiesta formulata in due distinti gruppi (sentenze 1 e 2; sentenze 3 e 4) e avrebbe dato giudizi contraddittori: pur riconoscendo contiguità spazio-temporale tra i primi due fatti, non avrebbe riconosciuto il medesimo disegno criminoso; analogamente, avrebbe rigettato la continuazione per il secondo gruppo nonostante omogeneità di reati e ravvicinato arco temporale. Il Tribunale, invece, aveva ritenuto assenti elementi unificatori (diverse modalità, luoghi differenti, ruoli differenti, presenza/assenza di complici) e aveva inoltre considerato rilevante la carcerazione intervenuta dopo i fatti della sentenza n.2 come elemento ostativo, pur precisando che la detenzione non esclude di per sé la continuazione ma impone una verifica concreta degli elementi di preordinazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente esaminato l'istanza cercando elementi unificatori per gruppi e avesse fornito ragioni concrete per escludere l'unitarietà del disegno criminoso (diverse modalità di esecuzione, luoghi diversi, presenza/assenza di complici, significativo intervallo temporale e intervenuta carcerazione). Non sono stati allegati elementi contrari tali da superare le valutazioni del giudice dell'esecuzione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Sez. 1, n. 15625 del 10/01/2023, Kriz, Rv. 284532 - 01

    Principio secondo cui, anche in presenza di un ampio arco temporale in cui sono commessi più reati, il giudice deve verificare se la continuazione può essere riconosciuta con riferimento a singoli gruppi di reati cronologicamente prossimi, considerando anche la similitudine tipologica, le causali e la contiguità spaziale.

  • Sez. 1, n. 37832 del 05/04/2019, Okoronko, Rv. 276842 - 01

    Principio secondo cui la detenzione intervenuta tra reati separatamente giudicati non esclude di per sé l'identità del disegno criminoso; tuttavia impone al giudice una verifica concreta degli elementi che possano rivelare la preordinazione di fondo tra le singole violazioni.

Massime di principio

  • La contestazione del vincolo della continuazione va valutata anche per singoli sottogruppi di reati raggruppabili temporalmente e per caratteristiche comuni: il giudice deve cercare elementi unificatori per ciascun gruppo.
  • La mera contiguità temporale o la ripetuta commissione di reati della stessa specie non bastano a provare la continuazione: rilevano anche modalità operative, luoghi, ruoli e presenza di complici.
  • La carcerazione o altra misura cautelare intervenuta tra più reati non esclude automaticamente la continuazione, ma costituisce un elemento da valutare insieme ad altri indici di preordinazione; serve una verifica concreta.
  • L'onere probatorio/di allegazione grava sul richiedente: se non fornisce elementi concreti idonei a dimostrare un disegno unitario, il rigetto del riconoscimento è giustificato.
  • Differenze significative nel modus operandi, nell'ambientazione fattuale o un intervallo temporale significativo depongono a favore dell'assenza di un disegno criminoso unitario e possono portare all'inammissibilità del ricorso quando manchino allegazioni contrarie.

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