Sentenza n. 2101/2026 - Catania, Sezione 2
per l'annullamento dell’ordine di demolizione del Comune di Avola n. 17/2025/Urb. in data 5 dicembre 2025, relativo ad opere realizzate nell’immobile sito in Avola, contrada Palazzetti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordine di demolizione di opere edilizie realizzate senza titolo, autorizzazione del Genio Civile e autorizzazione paesaggistica
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordine di demolizione relativo a una base in cemento, un fabbricato principale, una veranda chiusa e due manufatti destinati a deposito, realizzati in zona agricola. Hanno dedotto, anzitutto, la violazione dell'art. 31, comma 2, del d.P.R. n. 380/2001, sostenendo che l'ordine non individuasse l'area da acquisire gratuitamente al patrimonio comunale in caso di inottemperanza. Hanno inoltre sostenuto che la presentazione della domanda di accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. n. 380/2001 avesse determinato la caducazione dell'ordine di demolizione o, in subordine, la sospensione della sua efficacia esecutiva fino alla definizione della sanatoria. È stata altresì dedotta la violazione dell'art. 20 della l.r. n. 4/2003 con riguardo alla veranda, ritenuta struttura precaria e facilmente rimovibile, di superficie non superiore a 50 metri quadrati. Il Comune ha eccepito che l'ordine di demolizione fosse atto vincolato, che l'individuazione dell'area acquisibile potesse essere effettuata nel successivo provvedimento di accertamento dell'inottemperanza e acquisizione e che la domanda di sanatoria fosse stata respinta tacitamente per decorso del termine di sessanta giorni. Ha inoltre contestato la precarietà della veranda e la sanabilità delle opere, rilevando la destinazione abitativa stabile dei manufatti, la loro realizzazione in muratura e cemento, l'infissione al suolo, la presenza di coperture, infissi e impianti, nonché la zona agricola e i vincoli paesaggistici e idrogeologici.
La decisione
Il TAR ha dichiarato in parte improcedibile e in parte rigettato il ricorso. Ha accertato che, ai sensi dell'art. 36, comma 3, del d.P.R. n. 380/2001, sulla domanda di accertamento di conformità si era formato il silenzio-rigetto decorso il termine di sessanta giorni e che tale diniego tacito non era stato impugnato, divenendo definitivo. Di conseguenza, i motivi diretti a contestare l'abusività delle opere, la necessità del titolo edilizio e la conformità urbanistico-edilizia sono stati dichiarati improcedibili per carenza di utilità concreta: anche l'eventuale annullamento dell'ordine di demolizione non avrebbe eliminato il definitivo diniego di sanatoria né l'obbligo comunale di reprimere l'abuso. Il motivo relativo alla mancata individuazione dell'area da acquisire è stato rigettato, poiché l'esatta delimitazione dell'area non deve necessariamente essere contenuta nell'ordine di demolizione, potendo essere effettuata nel successivo provvedimento di accertamento dell'inottemperanza e di acquisizione. Il Collegio ha inoltre precisato che la presentazione di un'istanza ex art. 36 sospende l'efficacia dell'ordine di demolizione, il quale riprende efficacia dopo il diniego espresso o tacito della sanatoria. I ricorrenti sono stati condannati alle spese di lite, liquidate in euro 2.075,00 oltre accessori di legge se dovuti.
Norme richiamate
art. 31, comma 2, d.P.R. 380/2001
l'ordine di demolizione deve indicare l'area che può essere acquisita ai sensi del comma 3
Il giudice ha ritenuto che l'esatta individuazione dell'area da acquisire non debba necessariamente essere contenuta nell'ordine di demolizione, potendo essere effettuata nel successivo provvedimento di accertamento dell'inottemperanza e di acquisizione.
art. 36, comma 3, d.P.R. 380/2001
decorso il termine di sessanta giorni sull'istanza di sanatoria si forma il silenzio-rigetto
Il silenzio-rigetto sulla domanda di accertamento di conformità deve essere impugnato nel termine ordinario; in mancanza, il diniego tacito si consolida e non può essere rimesso in discussione nel giudizio contro l'ordine di demolizione.
art. 20 l.r. Sicilia 4/2003
esclude la necessità di concessioni e autorizzazioni per la copertura o la chiusura di terrazzi e ballatoi aventi superficie non superiore a metri quadri 50 mediante strutture precarie e facilmente rimovibili
La disposizione è stata invocata dai ricorrenti per qualificare la veranda come opera precaria, ma il giudice ha dichiarato improcedibili i motivi diretti a contestare i presupposti dell'abuso in ragione del consolidamento del diniego tacito di sanatoria.
Massime di principio
- Il silenzio-rigetto formatosi sulla domanda di accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36, comma 3, del d.P.R. n. 380/2001 deve essere autonomamente impugnato nel termine ordinario; in mancanza, il diniego tacito si consolida e rende improcedibili, per difetto di utilità concreta, i motivi proposti contro l'ordine di demolizione che mirino a rimettere in discussione l'abusività dell'opera, la necessità del titolo edilizio o la conformità urbanistico-edilizia.
- La presentazione di una domanda di accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. n. 380/2001 non determina la caducazione dell'ordine di demolizione già adottato, ma ne sospende l'efficacia esecutiva fino alla definizione della domanda; in caso di diniego espresso o tacito, l'ordine riprende efficacia senza necessità di adottare un nuovo provvedimento demolitorio.
- L'esatta individuazione dell'area suscettibile di acquisizione gratuita al patrimonio comunale non deve necessariamente essere contenuta nell'ordine di demolizione, potendo essere effettuata nel successivo provvedimento di accertamento dell'inottemperanza e di acquisizione.
- Quando il diniego tacito di sanatoria edilizia si è consolidato per mancata impugnazione, l'eventuale annullamento dell'ordine di demolizione non arreca al proprietario un'utilità concreta, poiché resta fermo il diniego di sanatoria e permane l'obbligo dell'amministrazione di reprimere l'abuso.
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