Cassazione Penale, Sentenza n. 23342/2025 del 23/06/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Genova che, in rinnovazione del giudizio dopo annullamento della Corte di Cassazione, ha riformato l'assoluzione pronunciata dal Tribunale di Savona e ha condannato entrambi per concorso in rapina (art. 628 c.p.). Sono dedotti cinque motivi principali: 1) violazione degli artt. 420, 420-bis e 420-quater c.p.p., perché la Corte di merito avrebbe dichiarato l'irreperibilità di Benjelloul Azdine senza considerare che questi aveva nominato un difensore di fiducia prima che si cristallizzasse l'accusa, con conseguente nullità o illegittimità della dichiarazione di assenza; 2) violazione dell'art. 603, comma 3-bis, c.p.p. per aver ribaltato l'assoluzione senza procedere all'esame degli imputati (in particolare Rafik) nella rinnovazione istruttoria; 3) violazione dell'art. 512 c.p.p. per aver utilizzato la denuncia della persona offesa e le dichiarazioni di un teste rese in primo grado non assunte nel contraddittorio, senza dimostrare l'impossibilità oggettiva di escutere quei testi; 4) vizio di motivazione e travisamento probatorio nella valutazione delle testimonianze (in particolare inattendibilità del teste a difesa Juyel e valutazione delle dichiarazioni dei testi Capotondi, Tesauro e Raho); 5) errata qualificazione giuridica del fatto come rapina impropria anziché furto con conseguente errato diniego delle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo relativo alla posizione di Benjelloul Azdine e ha annullato la sentenza impugnata (e la precedente decisione del giudice delle indagini preliminari) con riguardo a tale imputato; per quest'ultimo è disposta la revoca della decisione e il rinvio per nuovo giudizio al giudice competente (si rinvia il procedimento relativo a Benjelloul). Per la posizione di Rafik Abdelfattah la Corte ha dichiarato gli altri motivi manifestamente infondati e ha quindi respinto il ricorso: la condanna pronunciata in appello nei suoi confronti rimane valida. In sintesi: annullamento (con rinvio) per Benjelloul; conferma della riforma e della condanna in capo a Rafik salvo quanto già disposto.
Norme richiamate
art. 628 cod. pen.
Norma che disciplina il reato di rapina; la condotta contestata è stata qualificata dalla Corte d'appello come rapina impropria e tale qualificazione è stata ritenuta corretta dalla Cassazione nella parte relativa all'imputato rimasto in giudizio (Rafik).
artt. 420, 420-bis, 420-quater cod. proc. pen.
Riforme e regole sulla dichiarazione di irreperibilità dell'imputato e sulle conseguenze processuali; la Corte ha precisato che la nomina preventiva di difensore non è automaticamente decisiva per escludere l'irreperibilità, occorrendo valutare la effettiva conoscenza del processo da parte dell'imputato e il momento in cui si è concretizzata l'accusa.
art. 603, comma 3-bis cod. proc. pen.
Regola la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello e l'utilizzabilità delle prove dichiarative non ripetute; la Corte ha ribadito che l'uso di dichiarazioni non ripetute è possibile solo se la motivazione è rafforzata e accompagnata da elementi di riscontro che compensino la mancanza di contraddittorio.
art. 512 cod. proc. pen.
Consente l'acquisizione, in determinate condizioni, delle dichiarazioni rese dalla persona offesa; la Corte ha ritenuto ammissibile l'utilizzo della denunzia, purché la dichiarazione sia sorretta da riscontri idonei e la irreperibilità della persona offesa sia stata valutata correttamente.
art. 627 cod. proc. pen.
Disciplina il giudice del rinvio; la Corte d'appello ha esercitato il giudizio di rinvio ed è stata sindacata in Cassazione solo nei termini consentiti.
art. 616 cod. proc. pen.
Previsioni sulle pronunce accessorie in caso di inammissibilità del ricorso; la Cassazione ha disposto le conseguenti statuizioni sulle spese e sulle pronunce accessorie a seguito dell'inammissibilità degli altri motivi.
Principi di giurisprudenza (Sezioni Unite, Sent. Dine e Dasgupta) e sentenza Corte EDU Maestri c. Italia
Richiamati come principi guida: a) la riforma dell'assoluzione in appello basata su prove dichiarative non ripetute richiede motivazione rafforzata e riscontri; b) la necessità di assumere l'esame dell'imputato quando l'assoluzione di primo grado si fonda su dichiarazioni in causa propria o su valutazioni che riguardano l'affidabilità delle sue dichiarazioni.
Massime di principio
- La nomina di un difensore antecedente non prova di per sé la conoscenza del processo: rileva la concreta conoscenza dell'accusa, che può maturare solo quando gli elementi essenziali dell'imputazione sono divenuti noti all'imputato.
- Dichiarare l'imputato 'irreperibile' ai sensi dell'art. 420-bis c.p.p. richiede una valutazione temporale e fattuale della conoscenza del procedimento; la mera presenza di un difensore di fiducia non basta a escludere l'irreperibilità se tale nomina è anteriore al concretizzarsi dell'accusa.
- Quando in appello si procede a riformare un'assoluzione fondandosi su dichiarazioni raccolte in istruttoria non ripetute in dibattimento, il giudice d'appello ha l'onere di 'rafforzare' la motivazione e di cercare elementi di riscontro concreti e indipendenti che compensino la perdita del contraddittorio.
- Se l'assoluzione di primo grado si fonda, in tutto o in parte, su dichiarazioni dell'imputato rese in causa propria, la rinnovazione dell'istruttoria deve generalmente prevedere l'esame dell'imputato in appello se si intende riformare l'assoluzione.
- L'utilizzo di denunce o dichiarazioni rese da persone irreperibili è possibile, ma richiede che la loro attendibilità sia corroborata da riscontri oggettivi: riscontri indiretti possono essere sufficienti se strettamente pertinenti e capaci di confermare il nucleo essenziale del racconto.
- La qualificazione giuridica del fatto (es. rapina impropria vs. furto) è insindacabile in Cassazione quando poggia su una valutazione coerente della violenza o della resistenza esercitata sulla persona offesa e su elementi di fatto ritenuti credibili dal giudice di merito.
- I motivi di merito che attaccano la valutazione della credibilità dei testi richiedono in Cassazione la dimostrazione di illogicità manifesto o travisamento probatorio; valutazioni di fatto ben argomentate dal giudice di merito sono difficilmente ribaltabili.
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