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Cassazione Penale, Ordinanza n. 27803/2026 del 23/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza di legittimità riguarda il ricorso per cassazione proposto da un imputato avverso la decisione della Corte di appello di Lecce. Dai passaggi riportati emerge che la condanna concerneva il delitto di ricettazione, in relazione al possesso di un aratro ritenuto proveniente da furto. Con il primo motivo il ricorrente contestava l'accertamento della responsabilità e la qualificazione giuridica della condotta, ma la censura era formulata in termini generici e sostanzialmente reiterativi, senza un effettivo confronto con la motivazione della Corte territoriale e senza indicare specifici travisamenti probatori. Con il secondo motivo censurava il trattamento sanzionatorio, in particolare il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, ma anche tale doglianza è stata ritenuta priva di specificità perché non si confrontava con le ragioni addotte dal giudice di appello, che aveva valorizzato la gravità del fatto, il valore del bene e l'assenza di elementi positivamente apprezzabili.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che entrambi i motivi fossero generici e non specifici: il primo perché mirava a una nuova valutazione delle prove e dei fatti, estranea al sindacato di legittimità, senza indicare decisive incongruenze della motivazione; il secondo perché sollecitava una diversa graduazione della pena e il riconoscimento delle attenuanti generiche senza confronto con la decisione impugnata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 581 c.p.p.

    La mancanza di specificità del ricorso, e cioè la genericità dei motivi e l'assenza di un confronto puntuale con la motivazione impugnata, determina l'inammissibilità del ricorso per cassazione.

  • art. 132 c.p.

    La determinazione della pena deve avvenire nel rispetto dei criteri legali di commisurazione.

  • art. 133 c.p.

    La graduazione della pena è rimessa al giudice di merito, che deve attenersi ai parametri legali di valutazione della gravità del fatto e della personalità del reo.

  • art. 648 c.p.

    Viene richiamata la fattispecie di ricettazione, ritenuta integrata quando l'imputato abbia la disponibilità di bene di provenienza illecita e non offra una spiegazione attendibile dell'origine del possesso.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione il motivo di ricorso deve essere specifico e correlato alla motivazione della decisione impugnata; sono inammissibili doglianze meramente generiche o reiterative che non confrontino puntualmente le ragioni della sentenza di merito.
  • Non è consentito in sede di legittimità sollecitare una nuova valutazione delle prove o una diversa ricostruzione dei fatti, salvo che si deduca un effettivo travisamento decisivo delle emergenze processuali.
  • In materia di ricettazione, la disponibilità del bene di provenienza illecita, in assenza di elementi che ne colleghino il possesso a una lecita origine, impone all'imputato di fornire una spiegazione attendibile; in difetto, la responsabilità può essere affermata.
  • La censura sulla mancata concessione delle attenuanti generiche e sulla quantificazione della pena è inammissibile quando si risolva in una richiesta di nuova valutazione del merito senza evidenziare illogicità o arbitrio della motivazione.
  • La determinazione del trattamento sanzionatorio rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non richiede un'esposizione analitica di tutti gli elementi valutati, essendo sufficiente l'indicazione di quelli decisivi.

Come è indicizzato

MaterieRicettazioneImpugnazioniPena e commisurazione
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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