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Sentenza

Sentenza del 24/10/2019 n. 3007 - Comm. Trib. Prov. Salerno

Processo tributario - Atti impugnabili - Istanza di autotutela - Diniego tacito di sgravio - Sindacato giurisdizionale - Condizioni e limiti.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha contestato il mancato accoglimento dell’istanza di sgravio, qualificabile come istanza di annullamento in via di autotutela, chiedendo il sindacato del giudice tributario sul silenzio-rifiuto dell’Amministrazione. La questione riguardava, in particolare, i limiti entro i quali il giudice può valutare il diniego, espresso o tacito, di procedere all’autotutela rispetto a una pretesa tributaria ormai definitiva.

La decisione

Il silenzio-rifiuto sull’istanza di sgravio è considerato impugnabile davanti al giudice tributario. Tuttavia, il sindacato giudiziale sul diniego di autotutela è ammesso esclusivamente per verificare la sussistenza di ragioni di rilevante interesse generale. Il giudice non può riesaminare nel merito la fondatezza della pretesa tributaria né utilizzare il giudizio sull’autotutela per riaprire una controversia relativa a un atto impositivo ormai definitivo, poiché ciò comporterebbe una sostituzione del giudice all’Amministrazione e un’elusione dei termini e dei limiti dell’impugnazione ordinaria.

Norme richiamate

  • Disciplina processuale tributaria sugli atti impugnabili

    L’istanza di sgravio va qualificata quale istanza di annullamento in via di autotutela ed il relativo silenzio rifiuto è impugnabile innanzi al giudice tributario.

    Il diniego tacito dell’Amministrazione sull’istanza di sgravio costituisce un atto impugnabile davanti al giudice tributario.

  • Principi in materia di autotutela tributaria

    Il sindacato giurisdizionale sul diniego, espresso o tacito, di procedere a un annullamento in autotutela è ammesso esclusivamente per ragioni di rilevante interesse generale.

    Il giudice può verificare se l’Amministrazione abbia correttamente valutato l’eventuale presenza di un interesse generale rilevante, ma non può sostituirsi all’Amministrazione nella scelta discrezionale di esercitare l’autotutela.

  • Principio di definitività dell’atto impositivo

    Il sindacato non può riguardare la fondatezza della pretesa tributaria, atteso che, altrimenti, si avrebbe un’indebita sostituzione del giudice nell’attività amministrativa oltre che l’irrituale instaurazione di una controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo.

    L’autotutela non può essere utilizzata per contestare tardivamente il merito o la legittimità di un atto tributario non impugnato nei termini.

Massime di principio

  • Un’istanza di sgravio può essere trattata come richiesta di annullamento in autotutela; il silenzio dell’Amministrazione può quindi essere impugnato davanti al giudice tributario.
  • L’impugnabilità del diniego di autotutela non consente, però, di riaprire il merito di un atto impositivo divenuto definitivo.
  • Il giudice può controllare esclusivamente l’eventuale presenza di ragioni di rilevante interesse generale e i limiti dell’esercizio del potere amministrativo, senza sostituirsi all’Amministrazione.
  • Chi intende contestare la fondatezza di una pretesa tributaria deve impugnare l’atto impositivo nei termini ordinari; l’autotutela non costituisce un rimedio alternativo o sostitutivo dell’impugnazione tempestiva.
  • La situazione può essere diversa quando emergano circostanze eccezionali o un interesse generale particolarmente rilevante, ma la semplice convinzione che l’imposta sia illegittima o errata non è normalmente sufficiente a ottenere il riesame giudiziale.

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