Cassazione Civile, Sentenza n. 38330/2021 del 03/12/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Domanda di risarcimento danni per illegittima occupazione e perdita della proprietà di un suolo destinato alla costruzione della nuova sede universitaria; i Cappiello contestavano che il suolo fosse inedificabile e chiedevano il valore venale come risarcimento.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale dei Cappiello: è confermata la valutazione della Corte d'appello secondo cui, in base agli strumenti urbanistici e alle consulenze tecniche, il suolo rientrava nella zona F2 destinata al Polo universitario e rileva il momento dell'irreversibile trasformazione (1993) per la qualificazione urbanistica. Tuttavia la Corte ha parzialmente accolto il ricorso incidentale dei controricorrenti eliminando la statuizione della Corte d'appello che aveva condannato i Cappiello al pagamento di metà delle spese in favore del Consorzio Basilicata 4 (per tale profilo la sentenza impugnata è stata cassata e decisa nel merito). In definitiva: ricorso principale rigettato; ricorso incidentale, primo motivo rigettato, secondo motivo accolto; eliminata la statuizione sulle spese a favore del Consorzio; il ricorrente principale condannato a pagare le spese processuali alla Università (liquidate in sede di dispositivo) e compensate le spese tra le parti incidentali.
Norme richiamate
art. 19 legge 22 ottobre 1971, n. 865
Qualora il privato ... chieda il risarcimento del danno, la relativa domanda esula dalla cognizione in un unico grado della Corte di Appello prevista dall'art. 19 della legge 22 ottobre 1971, n. 865 per l'opposizione alla stima ed è sottoposta alle ordinarie regole di competenza per valore.
La questione risarcitoria per occupazione appropriativa non resta nel giudizio monocratico di opposizione alla stima, ma segue le ordinarie regole di competenza per valore; la Corte d'appello può essere competente per alcune questioni solo se specificamente previste.
art. 5-bis decreto legge n. 333/1992, conv. legge n. 359/1992
Rilevanza della classificazione urbanistica legale per determinare l'edificabilità: anche dopo l'entrata in vigore di tale norma il criterio dominante per riconoscere l'edificabilità è l'inquadramento urbanistico risultante dagli strumenti vigenti al momento rilevante.
art. 39 legge n. 2359/1865
criterio di liquidazione per l'espropriazione delle aree edificabili quello del giusto prezzo in una libera contrattazione di compravendita
Il criterio del "giusto prezzo" della legge del 1865 è il parametro di riferimento quando ricorre l'applicazione del regime indennitario pieno; tuttavia la distinzione tra suoli edificabili e non edificabili permane e incide sulla determinazione dell'indennità.
d.P.R. n. 327/2001 (T.U. espropriazioni), artt. 32 e 37
Rimarcano il principio che, ai fini indennitari, va valutata la destinazione urbanistica legale al momento della vicenda ablativa e che il valore venale è parametro principale di ristoro, compatibilmente con la distinzione tra aree edificabili e non.
art. 345 cod. proc. civ.
Non consente alla parte resistente (convenuta) di proporre nuove domande in appello: la Corte distingue attore/attore in riconvenzione (che possono introdurre domande) dalla convenuta; pertanto l'Università, nella qualità di convenuta, non poteva essere considerata promotrice di una nuova domanda ma poteva comunque censurare la valutazione dei fatti secondari (es. edificabilità) rilevanti per la liquidazione del danno.
art. 112 cod. proc. civ.
Il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato non impedisce al giudice di ricostruire i fatti in modo diverso e applicare norme diverse rispetto a quelle prospettate dalle parti (iura novit curia), soprattutto in relazione a qualificazioni giuridiche e fatti secondari.
art. 194 cod. proc. civ.
Il consulente tecnico d'ufficio può acquisire informazioni da terzi su fatti secondari e tecnici necessari per rispondere ai quesiti; tali acquisizioni sono ammissibili quando riguardano aspetti secondari (es. certificato di destinazione urbanistica) e non i fatti costitutivi della domanda.
art. 115 cod. proc. civ. e art. 2697 cod. civ.
Riguardano il principio dispositivo e l'onere della prova: la Corte ha ribadito che il giudice può utilizzare accertamenti tecnici su fatti secondari anche se non prodotti dalle parti, nei limiti consentiti dall'art. 194 c.p.c.
art. 360 cod. proc. civ.
Norma che disciplina i motivi di cassazione; la Corte ha valutato l'ammissibilità e l'autosufficienza dei motivi dedotti e ha dichiarato inammissibili o infondati alcuni motivi per difetto di specificazione o per mancanza di censura completa delle ragioni che sorreggono la decisione impugnata.
Massime di principio
- In cause di risarcimento per occupazione appropriativa occorre accertare preventivamente la natura urbanistica del terreno: la "edificabilità legale" risultante dagli strumenti urbanistici al momento della vicenda ablativa (o dell'irreversibile trasformazione) è criterio decisivo per la liquidazione dell'indennità.
- Il giudice d'appello può rimettere in discussione valutazioni di fatti secondari (es. classificazione urbanistica) anche se nella prima fase tali questioni non sono state integralmente valorizzate: tali questioni sono spesso strumentali alla prova del diritto al risarcimento e non costituiscono sempre "fatti principali" producendo giudicato interno.
- Il consulente tecnico d'ufficio può acquisire informazioni da terzi su fatti tecnici e secondari (es. certificazioni comunali) necessari per rispondere ai quesiti; ciò non viola il principio dispositivo se l'attività è limitata a fatti tecnici e non sostituisce l'onere della prova delle parti per i fatti costitutivi.
- Nel processo di cassazione i motivi devono essere autosufficienti: chi denuncia errori di procedura o di appello deve riprodurre e specificare le censure e gli atti impugnati nel ricorso per cassazione altrimenti il motivo è inammissibile.
- Il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato non impedisce al giudice, applicando il principio iura novit curia, di ricostruire i fatti e la qualificazione giuridica diverse da quelle prospettate dalle parti, purché non si travalichi il petitum in termini essenziali.
- Sulle spese: il giudice delle impugnazioni deve valutare chi effettivamente ha impugnato quale provvedimento; non si possono imputare spese a terzi processuali che non hanno proposto impugnazione; il valore utile ai fini delle spese segue generalmente l'importo liquidato in sentenza (se accolta) o la somma domandata (se rigettata).
- Quanto all'applicazione della disciplina indennitaria, anche se è riaffermato il principio del "giusto prezzo" (legge 2359/1865), permane la distinzione tra aree edificabili e non edificabili imposta dalla normativa urbanistica: il mercato non può sovrastare vincoli di destinazione pubblicistica.
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