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Cassazione Civile, Ordinanza n. 07270/2024 del 19/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La società ricorrente impugnava la sentenza del Consiglio di Stato che aveva confermato la legittimità della determinazione comunale di approvazione di un progetto di messa in sicurezza d'emergenza delle acque di falda in un'area industriale dismessa e contaminata. La controversia nasceva dal fatto che più proprietari dell'area avevano presentato e poi ripresentato un progetto di MISE, inizialmente approvato dal Comune con oneri a loro carico; successivamente uno dei proprietari si era posto in liquidazione e gli altri avevano chiesto che gli oneri fossero limitati alle rispettive quote di proprietà, con attivazione dei poteri sostitutivi dell'ente pubblico per la parte residua. Il ricorso per cassazione deduceva un unico motivo: eccesso di potere giurisdizionale e invasione della sfera legislativa, perché il giudice amministrativo avrebbe imposto a un proprietario incolpevole oneri relativi alla messa in sicurezza dell'intera area, in assenza di una norma che prevedesse una responsabilità solidale tra proprietari non responsabili dell'inquinamento. La ricorrente censurava inoltre la qualificazione della misura come obbligazione indivisibile, sostenendo che la prestazione, pur eventualmente unitaria sotto il profilo tecnico, avrebbe potuto essere imputata pro quota. Riproponeva infine gli argomenti già svolti in appello sulla questione di legittimità costituzionale per violazione del principio di legalità e delle riserve di legge in materia di proprietà e libertà d'impresa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il Consiglio di Stato non avesse sconfinato nella sfera riservata al legislatore, ma avesse semplicemente applicato e interpretato norme del codice dell'ambiente e della disciplina civilistica sulle obbligazioni indivisibili. Secondo la Corte, le censure della ricorrente attenevano in realtà all'interpretazione delle disposizioni di legge e, se anche eventualmente erronea, integravano un error in iudicando, non censurabile con il ricorso ex art. 111 Cost. per difetto di giurisdizione. La ricorrente è stata condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 103 Cost.

    richiamato dalla ricorrente quale parametro del limite esterno della giurisdizione amministrativa

  • art. 111 Cost.

    richiamato dalla ricorrente quale parametro del ricorso per cassazione avverso le decisioni del giudice amministrativo per motivi di giurisdizione

  • art. 110 c.p.a.

    richiamato dalla ricorrente in tema di limiti della giurisdizione amministrativa

  • art. 362 c.p.c.

    richiamato dalla ricorrente come norma sul ricorso per cassazione per motivi di giurisdizione

  • art. 240 d.lgs. n. 152 del 2006

    la Corte lo richiama come base della ricostruzione secondo cui anche il proprietario non responsabile può essere tenuto alle misure di messa in sicurezza d'emergenza, non alla bonifica integrale

  • art. 242, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006

    richiamato per affermare che la risalenza nel tempo dell'inquinamento non fa venir meno gli obblighi di intervento ove il pericolo di aggravamento sia attuale

  • art. 245, comma 2, d.lgs. n. 152 del 2006

    "la messa in sicurezza di un sito inquinato non ha di per sé natura sanzionatoria, ma costituisce una misura di prevenzione dei danni e rientra, pertanto, nel genus delle precauzioni"

    la Corte lo usa per ribadire che le misure di prevenzione e di messa in sicurezza non sono sanzioni e non richiedono l'accertamento di dolo o colpa del proprietario

  • art. 1316 c.c.

    richiamato in collegamento con la disciplina delle obbligazioni indivisibili, applicabile alla prestazione di messa in sicurezza unitaria

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    richiamato per l'obbligo dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di soccombenza nel ricorso per cassazione

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro sentenze del Consiglio di Stato è ammissibile per eccesso di potere giurisdizionale solo quando il giudice amministrativo travalichi i limiti esterni della giurisdizione; non è invece configurabile quando la censura investe la mera interpretazione o applicazione di norme di legge.
  • La qualificazione di una prestazione ambientale come obbligazione indivisibile può derivare dalla necessità tecnico-funzionale di realizzare un intervento unitario, sicché la prestazione può essere pretesa per intero da uno dei coobbligati senza che ciò implichi necessariamente imputazione integrale del costo a ciascuno in termini di responsabilità sostanziale.
  • Le misure di messa in sicurezza d'emergenza e di prevenzione ambientale non hanno natura sanzionatoria, ma precauzionale; pertanto possono gravare sul proprietario o detentore del sito anche in assenza di dolo o colpa, senza che ciò equivalga a imporre la bonifica integrale al soggetto non responsabile.
  • In materia ambientale, la persistenza del rischio di aggravamento della contaminazione mantiene attuali gli obblighi di intervento, anche se la fonte storica dell'inquinamento sia risalente nel tempo.
  • Quando il contenuto della doglianza riguarda la corretta lettura di norme sostanziali, la censura integra un errore di giudizio e non un vizio di giurisdizione, con conseguente inammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità della PARicorso per cassazione
RamiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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