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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37366/2025 del 17/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del riesame che aveva confermato una misura custodiale più afflittiva: denunciava carenza di motivazione riguardo all'attualità e concretezza del pericolo di recidiva, tenuto conto del tempo trascorso dai fatti, del periodo di detenzione già scontato e del percorso di risocializzazione intrapreso; contestava altresì la valutazione circa il pericolo di fuga, sostenendo che gli elementi fattuali richiamati non giustificassero la misura.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta l'argomentazione del Tribunale di Roma, che sebbene abbia considerato la presunzione relativa prevista per i reati associativi, ha comunque fornito elementi logico-fattuali concreti e specifici a supporto delle esigenze cautelari: la consolidata personalità criminale del Moretti, la qualificazione e gravità della partecipazione associativa (con ruolo di vertice), la consegna all'Imparato di una pistola con matricola abrasa (connessa a un tentativo omicidiario), e l'irrilevanza dell'attività lavorativa invocata dalla difesa in presenza di precedenti condotte analoghe. Quanto al pericolo di fuga, la Corte ha ritenuto il ricorso generico e privo di un contrasto critico efficace rispetto alle puntuali considerazioni del Tribunale, che avevano comunque illustrato fatti idonei a dimostrarne la concretezza e l'attualità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e la pratica è stata inviata alla cancelleria per gli adempimenti previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990

    Gli articoli incriminano condotte in materia di stupefacenti; la Corte considera che il titolo di reato (delitti in materia di droga, con contestazione associativa) favorisca una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari, ma richiede comunque valutazioni concrete e attuali degli elementi personali e fattuali.

  • codice di procedura penale

    La norma introduce la presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per alcuni delitti; la Corte richiama che tale presunzione va letta in modo costituzionalmente orientato e il giudice deve comunque considerare espressamente il tempo trascorso e altri elementi che possano rimuovere le esigenze cautelari.

  • legge 16 aprile 2015, n. 47

    La riforma del 2015 incide sull'applicazione delle misure cautelari: il tempo intercorso dai fatti va valutato e può concorrere a dimostrare l'assenza delle esigenze cautelari, se privo di condotte nuove dimostrative di pericolosità.

  • disp. att. cod. proc. pen.

    Prevede adempimenti di comunicazione e segnalazione a seguito delle decisioni; la Corte dispone l'invio degli atti alla cancelleria per i relativi adempimenti.

Massime di principio

  • La presunzione relativa prevista per reati gravi (es. associativi in materia di stupefacenti) non esime il giudice dall'esplicita valutazione degli elementi temporali e personali: il tempo trascorso può attenuare la presunzione ma va motivato espressamente.
  • Per resistenza a misure cautelari, il giudice deve fornire argomentazioni logico-fattuali specifiche (ruolo nell'associazione, gravità dei fatti, condotte concrete come consegna di armi) per rendere attuale e concreto il pericolo di recidiva.
  • La mera produzione di elementi generici (es. lavoro attuale, periodi di detenzione già scontati) non è sufficiente a escludere esigenze cautelari se il giudice valuta che precedenti esperienze non hanno impedito condotte criminali.
  • Le impugnazioni basate su contestazioni generiche del pericolo di fuga sono destinate a non riuscire: il gravame deve confrontarsi criticamente e punto per punto con le argomentazioni specifiche del giudice di merito.
  • In casi simili, una difesa efficace deve proporre prove concrete e un'analisi temporale dettagliata (assenza di comportamenti successivi, documentazione sul percorso di risocializzazione, legami familiari/territoriali solidi) per scalfire la presunzione e convincere il giudice della mancanza di esigenze cautelari.

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