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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10401/2024 del 12/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza d'appello che aveva riformato l'assoluzione di primo grado e condannato l'imputata per truffa aggravata. I difensori deducevano: 1) violazione di legge per omessa rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in appello, essendo stata riformata la sentenza assolutoria emessa a seguito di rito abbreviato; si richiamava la giurisprudenza (Sezioni Unite e pronunce CEDU) che imporrebbe la rinnovazione quando la riforma si fondi su diversa valutazione di prove dichiarative; si sosteneva inoltre che le modifiche normative (c.d. Riforma Cartabia) non consentirebbero comunque la riforma senza rinnovazione; 2) insufficienza e manifesta illogicità della motivazione della corte d'appello, in quanto la condanna si baserebbe solo sul passaggio di denaro da un conto collegato ad un'associazione e su bonifici successivi, insufficienti a provare l'ideazione della condotta truffaldina; con motivi aggiunti si sosteneva altresì la riforma in peius senza aver rinnovato l'esame dell'imputata e si richiamava la sentenza Troise per la necessità di rinnovazione delle dichiarazioni decisive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha rilevato la genericità della doglianza e, soprattutto, ha ritenuto che alla data del giudizio di appello non sussistesse l'obbligo di rinnovazione dell'istruttoria rispetto a una pronuncia emessa in rito abbreviato 'secco', alla luce della riformulazione dell'art. 603 c.p.p. operata dal d.lgs. n.150/2022 (c.d. Riforma Cartabia) e delle correlate pronunce CEDU e della Corte costituzionale. La Corte ha precisato che l'obbligo di rinnovazione sussiste solo nelle ipotesi tassative previste dalla norma (appello del pubblico ministero con motivi specifici e per prove dichiarative assunte in udienza o in caso di integrazione probatoria nel rito abbreviato). Sul secondo motivo ha ritenuto manifestamente infondata la censura sulla motivazione della corte d'appello, che aveva indicato elementi probatori concreti e circostanze logiche (versamenti su conto intestato all'imputata e successivi bonifici) utili a fondare la valutazione di responsabilità; la Corte di Cassazione ha affermato che non compete a lei rivedere la valutazione di merito purché essa sia logicamente motivata. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile ai sensi dell'art. 606 comma terzo c.p.p.; la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 603 cod. proc. pen. (comma 3-bis)

    Con la riforma (d.lgs. n.150/2022) l'obbligo di rinnovazione dell'istruttoria in appello è circoscritto: opera solo in caso di appello del pubblico ministero con motivi specifici concernenti la valutazione di prove dichiarative e, nel rito abbreviato, soltanto se vi sia stata integrazione probatoria in udienza. Pertanto non sussiste obbligo di rinnovazione per il cd. rito abbreviato secco

  • art. 6 CEDU (diritto a un processo equo)

    La giurisprudenza europea impone, in linea di principio, che il giudice d'appello che riforma un'assoluzione basata su valutazioni di attendibilita' di prove dichiarative proceda all'escussione delle persone ritenute decisive; tuttavia la Corte EDU ammette che la scelta dell'imputato per il rito abbreviato, con conseguente decisione allo stato degli atti, esclude l'obbligo di rinnovazione

  • art. 533 cod. proc. pen. (criterio di giudizio 'al di là di ogni ragionevole dubbio')

    La riforma in appello di una sentenza assolutoria richiede una persuasione probatoria piu' forte rispetto a una mera diversa valutazione del materiale probatorio; mancanza di rinnovazione quando necessaria può determinare vizio di motivazione

  • art. 606 cod. proc. pen. (motivazione e vizio per cassazione)

    comma 1, lett. e) e comma 3

    La Cassazione esamina se la motivazione dei giudici di merito e' carente o illogica; la declaratoria di inammissibilita' ai sensi dell'art.606 comma 3 comporta la condanna alle spese e possibili ammende

  • d.lgs. n.150/2022 (c.d. Riforma Cartabia)

    Ha riformulato l'art. 603 c.p.p. limitando l'obbligo di rinnovazione in appello rispetto alle versioni giurisprudenziali estensive antecedenti

  • Sezioni Unite Corte di Cassazione (giurisprudenza citata)

    In precedenti massime le Sezioni Unite avevano imposto una estesa obbligatorieta' di rinnovazione dell'istruttoria in caso di riforma dell'assoluzione quando la riforma si fondasse su diversa valutazione di prove dichiarative; la successiva normativa ha però circoscritto tale obbligo

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per le conseguenze della declaratoria di inammissibilita', con condanna alle spese processuali

Massime di principio

  • Se il primo grado si è svolto con rito abbreviato 'secco' (decisione allo stato degli atti senza integrazione probatoria), la rinnovazione obbligatoria dell'istruttoria in appello non è automatica dopo la riforma dell'assoluzione, alla luce dell'art. 603 c.p.p. come riformato dal d.lgs. n.150/2022.
  • La giurisprudenza CEDU riconosce in linea di principio l'esigenza di audire nuovamente testimoni quando l'appello riforma un'assoluzione basata su valutazioni di attendibilità, ma ammette l'eccezione quando l'imputato ha scelto di essere giudicato allo stato degli atti rinunciando al contraddittorio (rito abbreviato).
  • Per ottenere l'annullamento di una riforma in appello per mancata rinnovazione, il ricorrente deve formulare censure specifiche e non generiche, indicare quali dichiarazioni dovevano essere rinnovate e dimostrare l'effetto concreto di tale omissione sul giudizio; la genericità rende il motivo inammissibile.
  • La Corte di Cassazione non rivede liberamente le valutazioni di merito se queste sono logicamente motivate: contestare la valutazione probatoria richiede dimostrare carenze logiche, contraddizioni o omissioni nella motivazione, non offrire un'interpretazione alternativa.
  • In casi simili, trasferimenti di denaro su conti intestati all'imputato e bonifici successivi possono costituire elementi probatori significativi per la responsabilità quando la sentenza di merito li analizza e collega logicamente ai fatti contestati; la difesa dovrà impugnare con specifiche contestazioni probatorie e non solo con argomentazioni generiche.
  • Le modifiche legislative successive alle pronunce di merito si applicano secondo il principio tempus regit actum: la valutazione della legittimità di una rinnovazione o della sua obbligatorietà si effettua con riferimento alla disciplina vigente al momento in cui la corte d'appello ha pronunciato.

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