Cassazione Penale, Sentenza n. 25357/2025 del 09/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo fondate le doglianze in ordine all'insufficienza probatoria circa l'identità della titolare dell'utenza 380-1328116. Ha annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio, invitando il giudice del rinvio a chiarire i dubbi sull'identità personale anche acquisendo copia dei contratti con cui fu attivata l'utenza (SIM/contratto di fornitura) e ogni altro accertamento utile
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la condanna per truffa in concorso: la ricorrente contestava la ricostruzione probatoria e l'identificazione della titolarità dell'utenza mobile 380-1328116, sostenendo l'esistenza di omonimia con altra persona e la carenza di prova documentale (contratto SIM) nonché l'illegittima utilizzazione dell'estratto E.T.NA. accessibile solo alla P.G.; deduceva poi mancanza e contraddittorietà della motivazione, omessa valutazione di prove e mancata acquisizione di prova decisiva (contratti/SIM), con richieste di differimento e di acquisizione di documenti a difesa
Norme richiamate
art. 62, n. 4), cod. pen.
Circostanza attenuante applicata dalla Corte d'appello nella determinazione della pena
art. 606, comma 1, lett. e), d), c), cod. proc. pen.
Norme indicate quale motivo di ricorso per vizio della motivazione (lett. e), omessa o contraddittoria) e per omessa assunzione o travisamento di prova (lett. d) e per inosservanza di norme processuali a pena di nullità (lett. c))
art. 234, cod. proc. pen.
Riferimento alla disciplina sull'acquisizione dei documenti: la ricorrente contestava l'uso dell'estratto E.T.NA. come prova acquisita dalla P.G. e non direttamente verificabile dalla difesa
Massime di principio
- La titolarità di un'utenza telefonica utilizzata per la commissione del reato deve essere accertata con elementi idonei e verificabili: l'estratto rinvenuto in banche dati consultabili solo dalla P.G. (E.T.NA.) è insufficiente da solo a superare il ragionevole dubbio se non corredato dal contratto di attivazione SIM o da altro documento formale che colleghi la scheda alla persona
- In presenza di omonimia va effettuata una specifica e motivata ricostruzione dell'identità personale; la semplice corrispondenza anagrafica rinvenuta negli archivi non esaurisce l'onere probatorio a carico dell'accusa
- La genericità della attestazione fornita da un agente di polizia giudiziaria, se priva di indicazioni sulle modalità dell'accertamento, non può valere come prova unica per affermare l'identità dell'utilizzatore dell'utenza
- Se risultano dubbi rilevanti sull'identità dell'imputato, il giudice deve acquisire documenti decisivi su richiesta della difesa (p.es. contratto SIM, documentazione di attivazione, estratti operatori con intestazione) o disporre accertamenti complementari prima di confermare una condanna
- In caso di mancata o insufficiente prova di uno degli elementi essenziali dell'accusa (qui: identificazione del soggetto che ha usato l'utenza), la Corte di legittimità è incline all'annullamento con rinvio affinché il giudice di merito compia gli accertamenti necessari
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