Sentenza del 11/09/2015 n. 8021 - Comm. Trib. Reg. per la Campania
N O N D I S P O N I B I L E
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
La società aveva presentato un interpello disapplicativo per ottenere il superamento della disciplina sulle società non operative o "società di comodo". L'Amministrazione finanziaria aveva respinto l'istanza, ritenendo non adeguatamente provata l'esistenza di una situazione oggettiva impeditiva del conseguimento dei ricavi minimi presunti. La società aveva impugnato il diniego, sostenendo sia la sua autonoma impugnabilità sia l'effettiva impossibilità di svolgere l'attività, poiché, dopo la risoluzione anticipata del contratto di affitto d'azienda, il proprietario dei locali aveva impedito il recupero delle attrezzature sanitarie necessarie all'esercizio dell'impresa. L'Ufficio ha contestato l'ammissibilità del ricorso e l'insufficienza della motivazione e della prova della causa impeditiva.
La decisione
La Commissione tributaria regionale ha rigettato l'appello dell'Ufficio e confermato la decisione favorevole alla società. Ha ritenuto autonomamente impugnabile il diniego reso dall'Agenzia delle Entrate in sede di interpello disapplicativo, trattandosi sostanzialmente del diniego di un'agevolazione. Ha inoltre ritenuto sufficientemente provata la situazione oggettiva impeditiva, in quanto la documentazione relativa al giudizio civile e ai numerosi solleciti dimostrava che la società non aveva potuto rientrare in possesso delle proprie attrezzature e, quindi, non aveva potuto esercitare l'attività né realizzare i ricavi minimi. Le spese del grado sono state compensate per la peculiarità della controversia.
Norme richiamate
Art. 37-bis, comma 8, D.P.R. n. 600/1973
Consente l'interpello disapplicativo per chiedere il mancato applicarsi di una disciplina antielusiva o penalizzante quando ricorrono circostanze oggettive che ne rendono ingiustificata l'applicazione.
Art. 30, legge n. 724/1994, come modificato dal D.L. n. 223/2006 e dal D.L. n. 138/2011
Disciplina le società non operative e stabilisce una presunzione di reddito minimo quando non viene superato il test di operatività. La presunzione può essere superata dimostrando situazioni oggettive che abbiano impedito il conseguimento dei ricavi e del reddito minimi.
Art. 19, D.Lgs. n. 546/1992
È stato interpretato nel senso che il diniego dell'interpello disapplicativo può essere impugnato autonomamente, in quanto sostanzialmente equiparabile al diniego di un'agevolazione.
Cass. n. 17010/2012 e Cass. n. 11929/2014
Sono richiamate a sostegno della facoltà del contribuente di impugnare autonomamente la risposta negativa resa dall'Amministrazione in sede di interpello.
Massime di principio
- Il diniego di un interpello disapplicativo relativo alla disciplina delle società di comodo può essere impugnato autonomamente, senza dover attendere l'eventuale avviso di accertamento.
- La mancata impugnazione del diniego può limitare, in un successivo giudizio contro l'accertamento, la possibilità di contestare le ragioni sostanziali del diniego stesso, lasciando deducibili principalmente i vizi propri dell'accertamento.
- Per superare la presunzione di non operatività occorre dimostrare con documenti concreti una situazione oggettiva, non imputabile alla mera scelta imprenditoriale, che abbia impedito il conseguimento dei ricavi minimi.
- Un contenzioso giudiziario, la perdita della disponibilità dei locali o dei beni strumentali e la documentazione delle iniziative adottate per recuperare tali beni possono costituire elementi sufficienti a provare l'impedimento oggettivo.
- La disciplina delle società di comodo deve essere applicata in coerenza con la sua finalità antielusiva: non dovrebbe colpire società che, pur non conseguendo i ricavi presunti, dimostrino di svolgere un'effettiva attività o di essere state concretamente impossibilitate a operare.
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