Cassazione Penale, Sentenza n. 15230/2026 del 28/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha rilevato l'intervenuta causa di estinzione del reato e ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. Ha altresì condannato ex lege la ricorrente alle spese del presente giudizio, salvo diverso accordo tra le parti.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Procedimento per reato perseguibile a querela. È pervenuta la remissione della querela da parte della persona offesa (verbale CC Stazione di Campobasso del 10/03/2026) e l'accettazione dell'imputata (verbale CC Stazione di Perugia del 16/03/2026), determinando una causa sopravvenuta di estinzione del reato che il Collegio deve rilevare d'ufficio ai sensi dell'art. 129 cod. proc. pen.
Norme richiamate
art. 129 cod. proc. pen.
La norma è stata interpretata nel senso che il sorgere di una causa di estinzione del reato deve essere rilevato d'ufficio dal Collegio e può portare all'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
Massime di principio
- Se il reato è perseguibile a querela, la remissione della querela da parte della persona offesa unitamente all'accettazione dell'imputato può estinguere il reato.
- Il giudice deve rilevare d'ufficio la causa di estinzione del reato (art. 129 c.p.p.) e, se sussiste, adottare provvedimenti conseguenti (es. annullamento della sentenza impugnata) anche in sede di legittimità.
- L'estinzione del reato non impedisce in sè l'imputazione di oneri processuali: la parte che ottiene l'annullamento per estinzione può comunque essere condannata alle spese processuali ex lege salvo diverso accordo.
- È essenziale che remissione e accettazione siano formalmente documentate e tempestive rispetto allo stato del procedimento; la loro efficacia va valutata caso per caso secondo i requisiti di legge.
- Anche quando il reato si estingue penalmente, possono restare questioni civili o risarcitorie aperte che richiedono regolazione separata.
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