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Sentenza

Sentenza del 15/03/2017 n. 6748 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguarda l’avviso di accertamento relativo all’anno d’imposta 2005, con cui l’Agenzia aveva rettificato il volume d’affari della contribuente. La Commissione tributaria regionale della Campania, accogliendo l’appello erariale e riformando la decisione di primo grado, aveva ritenuto legittimo l’accertamento induttivo fondato sullo scostamento dallo studio di settore e su ulteriori elementi, applicando un ricarico del 40%. In Cassazione la contribuente ha contestato, da un lato, che lo scostamento dallo studio di settore fosse stato utilizzato senza adeguata indicazione degli ulteriori elementi indiziari; dall’altro, ha denunciato omessa pronuncia sulle questioni del mancato contraddittorio precontenzioso e dell’anomalia del periodo d’imposta dovuta a un furto di merce.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato entrambi i motivi e l’intero ricorso. Il primo motivo è infondato perché l’accertamento non si basava soltanto sullo scostamento dallo studio di settore: erano stati considerati anche il numero e l’ubicazione dei punti vendita, la notorietà dei marchi e il disallineamento tra fatture d’acquisto e prezzi di vendita; la CTR aveva richiamato tali dati contabili ed extracontabili. Il secondo motivo è infondato perché la sentenza d’appello aveva dato atto del contraddittorio svolto ai fini dell’adesione e aveva valutato il furto, ritenuto di modesto importo e inidoneo a condizionare l’attività: vi era dunque una pronuncia, benché brevemente motivata. La Corte ha precisato che l’omessa pronuncia ricorre solo quando manchi del tutto una decisione, e non coincide con una motivazione eventualmente inadeguata. D.B.P. è stata condannata a rifondere all’Agenzia le spese del giudizio di legittimità, liquidate in 5.200 euro per compensi, oltre spese prenotate a debito. Decisione del 28 febbraio 2017, depositata il 15 marzo 2017.

Norme richiamate

  • D.L. 30 agosto 1993, n. 331, artt. 62-bis e 62-sexies; legge 8 maggio 1998, n. 146, art. 10

    La deviazione dallo studio di settore è stata legittimamente considerata alla stregua di uno tra i mezzi dell'accertamento induttivo, in concorso con l'incongruenza dei ricavi evincibile dalle specifiche caratteristiche dell'attività d'impresa.

    Lo scostamento dagli studi di settore può concorrere a fondare l’accertamento induttivo, ma nel caso esaminato era accompagnato da elementi specifici relativi all’attività e ai ricavi, non utilizzato isolatamente.

Massime di principio

  • Lo scostamento dagli studi di settore può essere valorizzato nell’accertamento induttivo insieme ad altri elementi concreti e specifici dell’attività; nel caso esaminato erano rilevanti i punti vendita, i marchi trattati e la differenza tra prezzi d’acquisto e di vendita.
  • Non sussiste omessa pronuncia quando il giudice ha effettivamente valutato la questione e l’ha respinta, anche con motivazione sintetica. L’omissione richiede la completa mancanza di una decisione e va distinta dall’eventuale insufficienza della motivazione.
  • Un evento addotto dal contribuente per spiegare l’anomalia dei ricavi, come un furto di merce, deve essere valutato nel suo concreto rilievo per l’attività e per il periodo d’imposta; qui il giudice lo ha ritenuto di importo modesto e inidoneo a condizionare l’attività.

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