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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23512/2025 del 24/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale della Libertà di Genova che, in sede di appello cautelare, aveva rigettato la richiesta di modifica della misura custodiale (custodia cautelare in carcere) disposta per il reato di detenzione di sostanza stupefacente (hashish). Il ricorrente censurava l'illogicità della motivazione con cui era stata esclusa l'adeguatezza degli arresti domiciliari proposti, offerti dall'ospitalità di un'amica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale dell'appello cautelare avesse fornito adeguata e logica motivazione circa la sussistenza delle esigenze cautelari, richiamando l'entità della sostanza sequestrata (dosi misurabili in migliaia), la personalità dell'indagato (pregiudicati per fatti della stessa specie e recidiva), l'assenza di permesso di soggiorno e di dimora stabile. Ha inoltre rilevato che il solo fatto nuovo dedotto (la disponibilità di un'amica a ospitarlo) non fosse idoneo a modificare il quadro probatorio poiché mancavano garanzie patrimoniali, di stabilità del domicilio e la misura proposta non avrebbe efficacemente impedito il pericolo di reiterazione. Conseguentemente è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende; disposto inoltre l'adempimento dell'art.94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art.94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    art.94 comma 1 ter disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizione richiamata per gli adempimenti conseguenti alla declaratoria di inammissibilità; la Corte ordina la trasmissione/correlati adempimenti di cancelleria previsti dalla norma.

  • Principio giurisprudenziale sull'appello cautelare

    sez.2, n.18130 del 13 Aprile 2016, Antignano, Rv.266676; sez.6, n.45826 del 27 Ottobre 2021, D'Ippolito Veronica, Rv.282292

    In appello cautelare il giudice non è tenuto a riesaminare integralmente la sussistenza delle condizioni che legittimano la misura restrittiva; il controllo è limitato alla correttezza giuridica e alla adeguatezza motivazionale dell'ordinanza impugnata e alla verifica di fatti nuovi preesistenti o sopravvenuti tali da modificare apprezzabilmente il quadro probatorio o escludere esigenze cautelari.

Massime di principio

  • In appello cautelare il ricorso è efficace solo se introduce fatti nuovi, preesistenti o sopravvenuti, idonei a cambiare sostanzialmente il quadro probatorio o a dimostrare l'insussistenza delle esigenze cautelari; mere rimostranze sulla valutazione delle esigenze non sono sufficienti.
  • La sola disponibilità di un terzo ad ospitare il destinatario della misura agli arresti domiciliari può risultare insufficiente se mancano elementi di stabilità del domicilio, garanzie patrimoniali, capacità di assistenza e tutela materiale e se permane un concreto rischio di recidiva.
  • L'emissione del decreto di giudizio immediato attenua l'interesse del giudice della cautela a valutare i gravi indizi di colpevolezza, non esonerando però la difesa dall'allegare un interesse specifico alla riparazione per ingiusta detenzione se intende far valere l'assenza di gravi indizi.
  • Situazioni personali quali plurimi precedenti per reati della stessa specie, la rilevante quantità di sostanza sequestrata, l'irregolarità del soggiorno e l'assenza di dimora stabile pesano favorevolmente per il mantenimento della custodia cautelare in carcere.
  • Chi propone ricorso in cassazione contro provvedimenti cautelari deve considerare il rischio di condanna alle spese e sanzioni (es. Cassa delle Ammende) se il ricorso viene dichiarato inammissibile; pertanto è importante selezionare e documentare fatti nuovi realmente significativi.

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