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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18108/2025 del 13/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza del Tribunale di Cuneo che aveva respinto le istanze di riesame avverso il decreto di perquisizione e sequestro (05/11/2024, eseguito 07/11/2024) di documentazione commerciale cartacea e dispositivi informatici. I motivi di ricorso deducono violazione dell'art. 253 c.p.p.: (i) carenza motivazionale del decreto rispetto al fumus commissi delicti e censura dell'eterointegrazione della motivazione da parte del Tribunale; (ii) mancanza di esplicitazione del nesso di pertinenzialità dei beni con il reato e della concreta finalità probatoria perseguita; (iii) illegittimità del sequestro informatico per eccesso di ampiezza e per mancata indicazione di specifici criteri di selezione, perimetrazione temporale e tempi di esecuzione/ritorno della copia forense.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi complessivamente infondati e ha confermato che il decreto del PM era sufficientemente motivato, avendo richiamato elementi investigativi (esposto del dipendente, atti della GdF e dell'Ispettorato del Lavoro) e individuato le categorie di documenti necessarie per verificare le ipotesi di reato (trasferte, presenze, casse integrazione, rietichettatura prodotti, ecc.). La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame non abbia illegittimamente 'integrato' la motivazione ma abbia legittimamente attinto agli atti trasmessi dal PM per valutare il fumus commissi delicti e il nesso pertinenziale. Quanto ai dispositivi informatici, la Corte ha richiamato il principio secondo cui il PM deve giustificare la necessità di un sequestro esteso o, in alternativa, indicare criteri di selezione, perimetrazione temporale e tempi di selezione, nonché prevedere la restituzione dei dati non rilevanti; tuttavia, nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che il decreto avesse sufficientemente indicato le informazioni da ricercare e le misure tecniche per preservare i dati, per cui il sequestro non è risultato meramente esplorativo. La Corte ha altresì ribadito i limiti: la copia forense è una copia-mezzo che può essere estratta ma il trattenimento della totalità dei dati deve essere limitato al tempo strettamente necessario e il PM deve organizzare la selezione e la restituzione.

Norme richiamate

  • art. 253 cod. proc. pen.

    La norma sul sequestro probatorio impone che il decreto contenga motivazione specifica circa il fumus commissi delicti, il nesso di pertinenzialità dei beni e la finalità probatoria; la motivazione va modulata in relazione al tipo di reato, alla natura del bene e al collegamento con il fatto ipotizzato.

  • art. 324, comma 7 cod. proc. pen.

    Richiamata per ricordare i parametri del controllo giurisdizionale in sede di riesame e la necessità che il giudice valuti gli elementi posti a fondamento del vincolo e quelli a discarico.

  • art. 309, comma 9 cod. proc. pen.

    Richiamata insieme all'art. 324 per delimitare la funzione di verifica del giudice procedente sulla motivazione del provvedimento cautelare

  • Sez. U. n. 36072 del 19/04/2018 (c.d. "Botticelli")

    Giurisprudenza fondamentale che stabilisce l'obbligo di motivazione del decreto di sequestro probatorio anche quando riguardi corpo di reato, modulando l'intensità della motivazione secondo il caso concreto; la Corte conferma che non è possibile fissare a priori il grado di dettaglio della motivazione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (orientamenti citati: Aleotti, Corsico, Casale, ecc.)

    Ripetuti arresti giurisprudenziali precisano che per i sequestri di dispositivi informatici il PM deve giustificare un sequestro esteso o alternativamente indicare criteri di selezione, perimetrazione temporale e tempi di lavorazione: l'estrazione di una copia forense è ammessa come copia-mezzo, ma il trattenimento e la selezione devono essere proporzionati e temporaneamente limitati.

Massime di principio

  • Il decreto di sequestro probatorio deve contenere, anche se in forma sintetica, motivazione specifica su (i) fumus commissi delicti, (ii) nesso di pertinenzialità tra le cose e il reato e (iii) finalità probatoria perseguita; l'intensità della motivazione è modulata dal caso concreto.
  • Il giudice del riesame non può 'integrare' ex novo motivazioni mancate nel decreto originario: può valutare solo gli elementi probatori trasmessi e verificare la congruità e idoneità degli stessi a giustificare il sequestro in chiave di utilità probatoria, non pronunciarsi sul merito dell'accusa.
  • Per i sequestri di dispositivi informatici il pubblico ministero deve o spiegare perché è necessaria una presa estesa/onnicomprensiva (difficoltà di individuare ex ante l'oggetto) oppure indicare specifiche informazioni da ricercare, criteri di selezione, perimetrazione temporale e i tempi entro cui sarà effettuata la selezione.
  • L'acquisizione di una copia forense integrale è ammessa come 'copia-mezzo' per consentire l'analisi, ma il trattenimento della totalità dei dati deve essere limitato al tempo strettamente necessario per selezionare i dati pertinenti; il PM deve predisporre l'organizzazione per effettuare la selezione prontamente e restituire la copia integrale o i dati non rilevanti.
  • In sede di riesame il criterio di valutazione è l'astratta configurabilità del reato e l'idoneità degli elementi a rendere utili ulteriori indagini: non si pretende che si dimostri la fondatezza dell'accusa, ma che sussistano elementi sufficienti per giustificare il sequestro come mezzo di ricerca della prova.
  • Quando la funzione probatoria del sequestro è di immediata evidenza (es. documentazione contabile legata a contestazioni temporali e materiali precise), è ammessa una motivazione più sintetica; quando il nesso è indiretto occorre motivazione più approfondita.

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