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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20930/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 14055/2023 della Corte d'Appello di Roma che in riforma dell'assoluzione di primo grado aveva dichiarato l'imputato colpevole del reato di lesioni stradali colpose (art. 590-bis c.p.) e lo aveva condannato a 4 mesi di reclusione più la sospensione della patente per 6 mesi. I motivi principali del ricorso erano: (1) carenza di legittimazione del Procuratore Generale ad appellare per mancanza di acquiescenza del Procuratore della Repubblica, ai sensi dell'art. 593-bis c.p.p. e art. 166-bis disp. att.; (2) vizio nella rinnovazione dell'istruttoria in appello e mancata applicazione delle regole dell'art. 603, comma 3-bis c.p.p., con specifica censura per non aver rinnovato l'esame del consulente della difesa e per aver ritenuto decisiva la deposizione della persona offesa nonostante apparenti incongruenze con il verbale dei Vigili Urbani e i rilievi tecnici sulla dinamica del sinistro.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondata la censura sulla legittimazione del Procuratore Generale, richiamando le Sezioni Unite n. 21176/2023 e ritenendo che le intese o forme di coordinamento ex art. 166-bis disp. att. legittimano l'impugnazione. Quanto alla rinnovazione probatoria, la Corte ha giudicato corretta la ricostruzione operata in appello: la deposizione della persona offesa, rinnovata, è stata ritenuta credibile e decisiva, la valutazione delle contraddizioni con i rilievi della Polizia locale è questione di merito non sindacabile in cassazione e la motivazione di condanna è logica e coerente. Di conseguenza è confermata la condanna emessa in appello (4 mesi di reclusione e sospensione della patente per 6 mesi) e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 590-bis cod. pen.

    Norma incriminatrice applicata: lesioni personali stradali colpose, ritenuta integrata dalla condotta di immissione improvvisa nel traffico senza segnalazione che ha cagionato lesioni alla vittima.

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. b), c), e))

    Individua i motivi di ricorso per cassazione (tra cui insufficiente o contraddittoria motivazione, travisamento della prova); la Corte ha ritenuto infondati i motivi dedotti sotto tali lett. nel caso concreto.

  • art. 593-bis, comma 2, cod. proc. pen.

    Regola la legittimazione del Procuratore generale ad appellare le sentenze di primo grado; la Corte ha interpretato che la legittimazione consegue anche alle intese/forme di coordinamento distrettuali previste dall'art. 166-bis disp. att.

  • art. 166-bis disp. att. cod. proc. pen.

    Disciplina le forme di coordinamento tra procure del distretto; nella sentenza è richiamata come modalità che legittima l'appello del Procuratore generale anche in assenza di una formale acquisizione di acquiescenza individuale.

  • art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    Regola la rinnovazione dell'istruttoria in appello; la Corte ha ritenuto che la rinnovazione disposta era conforme e che la valutazione della attendibilità delle dichiarazioni rinnovate rientra nel merito e non è sindacabile in cassazione salvo vizi logico-giuridici evidenti.

  • art. 530, comma 2, cod. proc. pen.

    Prevede l'assoluzione per insufficienza di prove; tale formula era stata applicata dal primo giudice ma la Corte d'appello ha ritenuto superate le incertezze sulla dinamica del sinistro e ha riformato la decisione.

  • Sezioni Unite n. 21176 del 22/05/2023 (Rv 284490-01)

    Giurisprudenza richiamata per chiarire la legittimazione del Procuratore generale ad impugnare sentenze di primo grado e il ruolo delle intese di coordinamento tra procure del distretto.

Massime di principio

  • La legittimazione del Procuratore generale a proporre appello contro una sentenza di assoluzione può desumersi da intese o forme di coordinamento distrettuali (art. 166-bis disp. att.) e non richiede necessariamente la formale acquisizione scritta dell'acquiescenza del Procuratore della Repubblica; contestare tale legittimazione richiede prova specifica dell'assenza di coordinamento.
  • La rinnovazione dell'istruttoria in appello (art. 603 c.p.p. e 3-bis) è un potere del giudice d'appello quando risulta utile ai fini della decisione; la mancata audizione di un consulente di parte o di altri testi rilevanti può essere censurata solo se si dimostra che l'omissione ha pregiudicato il diritto alla prova contraria in modo decisivo.
  • Le contraddizioni tra la deposizione della persona offesa e i rilievi tecnici (es. verbali di polizia locale) costituiscono valutazione di merito: la Cassazione sindaca solo eventuali vizi di illogicità, contraddittorietà o travisamento della prova nella motivazione, non il mero apprezzamento della credibilità.
  • La querela o dichiarazione acquisita agli atti con consenso delle parti ha valore probatorio e, se rinnovata in appello, può essere ritenuta decisiva; chi contesta tale valutazione in cassazione deve indicare puntualmente i passaggi logici errati della motivazione di merito.
  • Per far valere in Cassazione errori relativi alla rinnovazione probatoria occorre esporre chiaramente quali atti probatori non sono stati rinnovati e dimostrare tecnicamente in che modo ciò abbia inciso sul diritto alla prova o abbia determinato un travisamento dei fatti.

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