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Sentenza

Sentenza del 02/10/2015 n. 1972 - Comm. Trib. Reg. Emilia Romagna

Tarsu - luoghi di culto - Monastero di clausura - Totalità della superficie non imponibile ai fini Tarsu per culto diffuso.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Il Monastero ha impugnato l’avviso di accertamento con cui il Comune richiedeva il pagamento della TARSU relativa al periodo d’imposta 2012, per un importo indicato nell’avviso di euro 11.314,00. Il ricorrente sosteneva che i locali del monastero fossero integralmente esclusi dalla tassazione, poiché destinati al culto e strettamente connessi alla pratica religiosa delle suore di clausura. In particolare, invocava l’art. 68 del D.Lgs. n. 507/1993 e l’art. 5, lett. h), del regolamento comunale TARSU, che esclude dalla tassa gli edifici o parti di essi adibiti al culto e i locali strettamente connessi all’attività di culto.

La decisione

La Commissione tributaria regionale ha accolto l’appello del Monastero, ritenendo non condivisibile la sentenza di primo grado che aveva respinto il ricorso. Ha affermato che, considerata la particolare struttura di un monastero di clausura e la pratica di culto diffusa e costante in tutti i suoi ambienti, l’intero complesso monastico deve considerarsi destinato al culto o strettamente connesso ad esso. Di conseguenza, ha dichiarato non dovuto il pagamento della TARSU 2012, indicato nel dispositivo in euro 11.304,00, oltre alle spese accessorie. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.

Norme richiamate

  • Art. 64, comma 1, del D.Lgs. n. 507/1993

    Ogni periodo d’imposta costituisce un’autonoma annualità tributaria e dà luogo a una distinta obbligazione TARSU. Pertanto, le vicende relative ad annualità precedenti non determinano automaticamente l’esito del giudizio relativo al 2012.

  • Art. 68 del D.Lgs. n. 507/1993

    La norma consente al Comune di individuare, mediante regolamento, categorie e sottocategorie di locali in relazione alla loro destinazione e alla potenzialità di produrre rifiuti. Nel caso esaminato, tale disciplina regolamentare ha previsto l’esclusione dei locali destinati al culto e di quelli strettamente connessi.

  • Art. 5, lettera h), del Regolamento TARSU del Comune di Bologna

    Sono esclusi dalla tassa: "edifici o loro parti adibiti al culto, nonché i locali strettamente connessi all’attività del culto stesso".

    La disposizione è stata interpretata in senso ampio con riferimento a un monastero di clausura: non solo la cappella o gli spazi direttamente liturgici, ma l’intero complesso può essere escluso quando, per struttura e funzione, tutti gli ambienti risultano strumentali alla pratica quotidiana di preghiera e meditazione.

Massime di principio

  • Le esenzioni o esclusioni TARSU previste per gli edifici destinati al culto possono comprendere anche i locali funzionalmente e strettamente connessi all’attività religiosa, non soltanto gli spazi in cui si celebrano formalmente i riti.
  • Nel caso di strutture di clausura, la destinazione al culto può essere valutata in modo unitario, considerando l’organizzazione complessiva dell’edificio e la particolare modalità di vita religiosa, anziché applicare una distinzione rigida tra singoli locali.
  • L’interpretazione estensiva non è automatica per ogni edificio appartenente a un ente religioso: occorre dimostrare il concreto collegamento tra gli ambienti e l’attività di culto, alla luce della legge e del regolamento comunale applicabile.
  • Ogni annualità tributaria è autonoma; l’esito o le contestazioni relative ad anni precedenti non sostituiscono l’accertamento della disciplina vigente e dei fatti riferibili all’anno oggetto di causa.
  • La verifica deve partire dal regolamento comunale vigente nell’anno interessato, poiché esso può individuare con maggiore precisione le categorie di locali escluse dalla tassa.

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