Sentenza n. 5942/2026 - Napoli, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Nota comunale che, nel riscontrare una SCIA per la demolizione di opere abusive e il ripristino dei luoghi, ha precisato che tali interventi non avrebbero comportato la restituzione delle particelle già acquisite al patrimonio comunale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La proprietaria aveva presentato una SCIA per demolire opere abusive e ripristinare lo stato dei luoghi, su aree già acquisite gratuitamente al patrimonio comunale con ordinanze del 2002 e del 2003 per inottemperanza agli ordini di demolizione. Ha impugnato la nota comunale che consentiva gli interventi ma escludeva che la loro esecuzione comportasse la restituzione delle particelle. Ha dedotto che la rimozione degli abusi avrebbe fatto venir meno la ragione giustificativa dell’acquisizione e che l’esclusione preventiva di ogni effetto restitutorio fosse irragionevole e sproporzionata e contraria al buon andamento. Il Comune ha eccepito l’inammissibilità, sostenendo che la nota fosse meramente ricognitiva degli effetti di provvedimenti acquisitivi ormai definitivi e priva di autonoma natura provvedimentale.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la nota non conteneva una nuova determinazione amministrativa né produceva una lesione concreta, attuale e diretta: non disponeva una nuova acquisizione, non adottava un provvedimento ablatorio, non decideva un’istanza di retrocessione e non modificava l’assetto già definito dalle ordinanze acquisitive del 2002 e del 2003. La nota si limitava a rappresentare che la demolizione non avrebbe automaticamente eliminato gli effetti di quelle ordinanze definitive; la lesione derivava dunque dai provvedimenti acquisitivi, non dalla comunicazione impugnata. Il TAR ha aggiunto che l’interessata avrebbe dovuto impugnare direttamente tali provvedimenti oppure un eventuale autonomo diniego di restituzione o retrocessione adottato in esito a una specifica istanza. La questione dell’automatico venir meno degli effetti acquisitivi per effetto della demolizione non è stata risolta nel merito, essendo assorbente la mancanza di un atto autonomamente lesivo. Spese integralmente compensate.
Norme richiamate
Il contenuto dell’atto si esaurisce infatti nella precisazione secondo cui la mera esecuzione delle opere di demolizione non sarebbe stata idonea a determinare automaticamente il venir meno degli effetti già prodotti dalle ordinanze di acquisizione n. 82 del 2002 e n. 64 del 2003, ormai divenute definitive.
L’art. 31 è richiamato quale base delle pregresse acquisizioni, i cui effetti, una volta definitivi, non vengono meno automaticamente per la sola demolizione degli abusi. La sentenza, tuttavia, non decide nel merito se la restituzione o la retrocessione fosse dovuta: dichiara inammissibile l’impugnazione della nota priva di autonoma lesività.
Massime di principio
- Sono autonomamente impugnabili soltanto gli atti amministrativi che producono una lesione concreta, attuale e diretta della posizione giuridica del destinatario; non sono autonomamente impugnabili gli atti meramente confermativi, ricognitivi, esplicativi o interlocutori privi di autonoma capacità lesiva.
- La comunicazione che si limita a rappresentare gli effetti di provvedimenti acquisitivi definitivi, senza disporre una nuova acquisizione, decidere un’istanza restitutoria o modificare l’assetto giuridico esistente, non costituisce un autonomo provvedimento lesivo.
- La contestazione degli effetti di un’acquisizione definitiva deve rivolgersi contro il provvedimento acquisitivo, oppure contro un successivo e autonomo diniego di restituzione o retrocessione adottato in risposta a una specifica istanza; non è sufficiente impugnare una nota meramente ricognitiva.
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