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Sentenza

Sentenza del 07/09/2018 n. 889 - Comm. Trib. Reg. per il Veneto

Accertamento- Abuso del diritto - Cessione di azioni - Interessi extrafiscali.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate contestava alla Fondazione un'operazione abusiva realizzata mediante una serie coordinata di negozi su azioni e opzioni Unicredit e azioni della banca tedesca H., seguiti dall'adesione all'Offerta Pubblica di Scambio e dalla successiva aggregazione bancaria. Secondo l'Ufficio, l'operazione avrebbe consentito alla Fondazione di mantenere una partecipazione nel nuovo gruppo bancario, rivalutare il costo fiscale di parte delle azioni possedute e utilizzare nel 2011 una minusvalenza ritenuta indebita. L'Ufficio sosteneva inoltre che la verifica fosse tempestiva, perché riferita alla dichiarazione del 2011 e non alla dichiarazione del 2005. La Fondazione negava l'abuso, deducendo l'esistenza di concrete ragioni economiche e istituzionali, tra cui il sostegno alla crescita internazionale della banca partecipata e l'acquisizione di nuove azioni, nonché la decadenza dell'Amministrazione dal potere di contestare operazioni risalenti al 2005.

La decisione

La Commissione Tributaria Regionale ha accolto le censure dell'Ufficio sulla tempestività dell'accertamento e sulla carenza di motivazione della sentenza di primo grado, ritenendo che la dichiarazione del 2011 fosse autonomamente accertabile e che la rettifica della minusvalenza utilizzata in quell'anno fosse, in astratto, legittima. Tuttavia, esaminando direttamente il merito, ha escluso che l'operazione costituisse abuso del diritto. La Fondazione disponeva di valide ragioni extrafiscali: favorire la penetrazione di Unicredit nel mercato dell'Europa orientale, rafforzare il gruppo bancario di riferimento e acquisire nuove azioni della banca. L'Agenzia non aveva inoltre dimostrato l'esistenza di un'alternativa lecita, economicamente equivalente e non abusiva. L'appello dell'Ufficio è stato quindi respinto e la sentenza di primo grado è stata confermata, sebbene per una motivazione diversa. L'Agenzia è stata condannata al rimborso delle spese di entrambi i gradi di giudizio.

Norme richiamate

  • Art. 40 del D.P.R. 600/1973

    La norma consente la rettifica delle dichiarazioni dei redditi dei soggetti diversi dalle persone fisiche. Il giudice ne ha ricavato che l'Amministrazione può contestare la dichiarazione relativa all'anno in cui l'effetto reddituale viene utilizzato, anche se le operazioni che lo hanno originato risalgono a un periodo precedente.

  • Art. 43 del D.P.R. 600/1973

    Il termine decadenziale per l'accertamento decorre dalla presentazione della dichiarazione fiscale interessata, non necessariamente dal momento in cui si è verificato il fatto economico che ha prodotto i suoi effetti in una dichiarazione successiva.

  • Art. 7 del TUIR

    È stato richiamato per affermare il principio dell'autonomia dei periodi d'imposta: ciascuna dichiarazione deve essere valutata autonomamente e l'utilizzo successivo di un componente fiscale può essere verificato nell'anno in cui viene dichiarato o utilizzato.

  • Art. 13 del D.Lgs. 153/1999

    La disposizione agevolativa sulla dismissione di partecipazioni azionarie è stata ritenuta legittimamente utilizzata dalla Fondazione, poiché l'operazione perseguiva anche finalità economiche e istituzionali concrete e non esclusivamente un vantaggio fiscale.

  • Art. 10-bis della Legge 212/2000

    La norma disciplina l'abuso del diritto e richiede, secondo il giudice, la presenza di un diritto esercitabile con modalità alternative, un uso formalmente lecito ma censurabile, l'assenza di valide ragioni extrafiscali e una sproporzione ingiustificata tra il vantaggio del contribuente e il sacrificio fiscale.

  • Art. 36 del D.Lgs. 546/1992

    È stato richiamato con riferimento all'obbligo di motivazione della sentenza. La decisione di primo grado era carente perché non aveva esaminato nel merito la contestazione di abuso del diritto.

  • D.M. 10 marzo 2014, n. 55

    È stato applicato per la liquidazione delle spese di giudizio poste a carico dell'Agenzia delle Entrate.

Massime di principio

  • L'esistenza di un vantaggio fiscale non dimostra da sola l'abuso del diritto: l'Amministrazione deve provare anche l'assenza di valide ragioni extrafiscali e il carattere artificioso o sproporzionato dell'operazione.
  • Un'operazione finanziaria complessa, formalmente lecita e fiscalmente vantaggiosa, può essere considerata legittima se è collegata a obiettivi economici concreti, documentati e coerenti con l'attività o con gli interessi istituzionali del contribuente.
  • La contestazione può riguardare l'anno d'imposta in cui il componente negativo o il vantaggio fiscale viene utilizzato, anche se le operazioni originarie risalgono a un periodo precedente, nel rispetto dell'autonomia dei periodi d'imposta.
  • Per dimostrare l'abuso, l'Amministrazione deve confrontare l'operazione contestata con possibili alternative lecite e dimostrare che l'assetto adottato sia privo di sostanza economica o scelto essenzialmente per ottenere un vantaggio fiscale indebito.
  • La presenza di documentazione che evidenzi finalità economiche, strategiche o istituzionali può essere decisiva per escludere l'abuso, soprattutto quando l'esito dell'operazione non era certo e comportava effettivi rischi o cambiamenti nella posizione patrimoniale del contribuente.

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