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Sentenza

Sentenza del 24/05/2019 n. 3240 - Comm. Trib. Reg. per la Sicilia

ACCERTAMENTO ANALITICO-INDUTTIVO - DEVE ESSERE DESUNTA DA COMPORTAMENTO ANOMALO

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguarda la legittimità di un accertamento analitico-induttivo fondato sulla presunta esistenza di maggiori ricavi, desunti da una condotta commerciale ritenuta anomala e dal confronto tra la percentuale di ricarico applicata dal contribuente e quella risultante da un controllo indiretto su un campione di merci. La prova presuntiva deve essere grave, precisa e concordante; il campione utilizzato deve essere rappresentativo e adeguato, sia per quantità sia per qualità, rispetto al fatturato complessivo, e il calcolo deve tenere conto della media ponderale tra i diversi tipi di merce.

La decisione

L'accertamento analitico-induttivo è ritenuto legittimo quando l'Amministrazione dimostra una condotta commerciale anomala attraverso rilevazioni attendibili, basate su un campione rappresentativo e su una corretta ponderazione dei diversi prodotti. Non è sufficiente una generica differenza nella percentuale di ricarico: occorre che l'analisi sia concreta, adeguata e idonea a fondare presunzioni qualificate ai sensi dell'art. 2729 c.c. Nel testo fornito non è indicato l'esito processuale specifico, ma il principio affermato è favorevole alla validità dell'accertamento se tali condizioni risultano rispettate.

Norme richiamate

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d)

    Accertamento analitico-induttivo del reddito d'impresa.

    Consente di ricostruire induttivamente i ricavi quando le risultanze contabili, anche se formalmente regolari, siano complessivamente inattendibili o emergano elementi presuntivi qualificati di maggiori ricavi.

  • Codice civile, art. 2729

    Le presunzioni non stabilite dalla legge sono lasciate alla prudenza del giudice, il quale non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti.

    La ricostruzione dei maggiori ricavi deve fondarsi su elementi presuntivi dotati di gravità, precisione e concordanza; un semplice scostamento dalla percentuale media di ricarico non è automaticamente sufficiente.

  • Cassazione civile, sentenza n. 21536/2007

    La percentuale di ricarico può costituire un elemento presuntivo idoneo a sostenere l'accertamento analitico-induttivo quando deriva da un campione adeguato e rappresentativo e quando il calcolo considera la media ponderale dei diversi prodotti.

Massime di principio

  • L'Amministrazione finanziaria può ricostruire i ricavi sulla base delle percentuali di ricarico, ma deve dimostrare che il campione di merci utilizzato sia rappresentativo per quantità, qualità e incidenza sul fatturato.
  • Il confronto deve tenere conto della varietà dei prodotti e della media ponderale; non è corretto applicare indistintamente una percentuale riferita a pochi articoli all'intera attività.
  • Una percentuale di ricarico diversa da quella normalmente riscontrata nel settore non prova da sola l'esistenza di maggiori ricavi: deve essere collegata a una condotta commerciale concretamente anomala e a presunzioni gravi, precise e concordanti.
  • Il contribuente può contestare l'accertamento evidenziando l'inadeguatezza del campione, la mancata considerazione dei diversi margini applicati ai prodotti, la non comparabilità della merce o l'assenza di una condotta effettivamente anomala.
  • In situazioni analoghe, la legittimità dell'accertamento dipende soprattutto dalla qualità della metodologia utilizzata e dalla coerenza tra campione esaminato, attività effettiva e fatturato complessivo.

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