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Sentenza

Sentenza del 02/01/2017 n. 1 - Comm. Trib. Reg. Valle d'Aosta

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato i dinieghi dell'Agenzia delle Entrate alle istanze di disapplicazione della disciplina antielusiva sulle società non operative e sulle società in perdita sistematica. La contribuente sosteneva che l'unico immobile alberghiero posseduto, acquistato nel 2005 e inagibile, non producesse ricavi per circostanze oggettive e indipendenti dalla propria volontà: crisi del mercato immobiliare e alberghiero, difficoltà nel reperire finanziatori o acquirenti, vincoli urbanistici e tentativi di ristrutturazione, riconversione o vendita. L'Agenzia contestava che l'inagibilità fosse rimasta invariata per molti anni, senza un progetto concreto e tempestivo di superamento, e riteneva non provata l'impossibilità oggettiva di conseguire i ricavi minimi.

La decisione

La Commissione Tributaria Provinciale aveva inizialmente accolto il ricorso, ritenendo documentate circostanze oggettive idonee a impedire il conseguimento dei ricavi. La Commissione Tributaria Regionale, decidendo sull'appello dell'Agenzia, ha invece ritenuto fondato il gravame e ha riformato la sentenza di primo grado. Ha stabilito che il contribuente non aveva assolto l'onere di provare con elementi puntuali, specifici e documentati l'esistenza di situazioni oggettive e indipendenti dalla propria volontà. Le richieste urbanistiche risalenti al 2006 e 2007, l'istanza generica del 2013 e il precedente accoglimento del 2007 non sono stati ritenuti sufficienti. Inoltre, i tentativi di vendita a prezzi molto superiori al valore periziato sono stati considerati irragionevoli e potenzialmente indicativi di un intento elusivo. L'appello dell'Agenzia è stato quindi accolto, la decisione di primo grado è stata riformata e la società è stata condannata al pagamento di 2.500 euro di spese di lite.

Norme richiamate

  • Art. 30, comma 4-bis, Legge 23 dicembre 1994, n. 724

    in presenza di situazioni oggettive che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi [...] e del reddito determinati ai sensi del presente articolo, la società interessata può richiedere la disapplicazione delle relative disposizioni anti-elusive

    La disapplicazione della disciplina sulle società non operative e in perdita sistematica richiede la prova di situazioni oggettive, concrete e non dipendenti dalla volontà della società, tali da rendere impossibile il conseguimento dei ricavi o del reddito minimo presunto.

  • Art. 37-bis, comma 8, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

    le disposizioni antielusive possono essere disapplicate solo qualora il contribuente dimostri che nella particolare fattispecie tali effetti elusivi non potevano verificarsi

    L'onere della prova grava sul contribuente, che deve dimostrare in modo chiaro e documentato l'assenza di effetti elusivi e l'impossibilità concreta di raggiungere i parametri di operatività.

  • Art. 19, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

    La norma è stata richiamata nella fase iniziale con riferimento alla contestata impugnabilità del diniego all'interpello disapplicativo; tale questione è stata poi superata, consentendo l'esame del merito.

  • Legge 27 dicembre 2006, n. 296

    La sentenza di primo grado aveva valorizzato il superamento del requisito dell'eccezionalità delle circostanze esimenti, ritenendo sufficiente la loro oggettività; la Commissione Tributaria Regionale ha comunque richiesto una prova concreta, specifica e puntuale dell'impedimento.

  • Cassazione tributaria, sentenza n. 21358 del 21 ottobre 2015

    In materia di società di comodo, spetta al contribuente fornire la prova contraria dimostrando situazioni oggettive, specifiche e indipendenti dalla propria volontà che abbiano impedito il raggiungimento dei ricavi e del reddito minimo.

  • Cassazione tributaria, ordinanza n. 7534 del 14 aprile 2015

    Non spetta all'Amministrazione provare l'intento elusivo; è il contribuente a dover dimostrare in modo nitido le ragioni che giustificano la disapplicazione della disciplina antielusiva.

Massime di principio

  • La mera inattività o inagibilità prolungata di un immobile non basta, da sola, a ottenere la disapplicazione della disciplina sulle società di comodo.
  • Il contribuente deve provare con documenti attuali, specifici e coerenti che l'impossibilità di produrre ricavi dipende da fattori oggettivi e indipendenti dalla sua volontà.
  • È opportuno dimostrare iniziative concrete e continuative per superare l'impedimento, indicando modalità, tempi e risultati delle attività di ristrutturazione, riconversione, finanziamento o vendita.
  • Un precedente accoglimento dell'istanza di disapplicazione vale con riferimento alla situazione esistente in quel momento e non dimostra automaticamente la permanenza dei requisiti negli anni successivi.
  • Le richieste amministrative generiche, molto risalenti o prive di seguito procedimentale possono essere considerate insufficienti, soprattutto quando riguardano autorizzazioni urbanistiche soggette alla discrezionalità dell'ente pubblico.
  • Il prezzo di vendita richiesto deve essere ragionevole e coerente con il valore di mercato: una forte sproporzione rispetto al valore stimato può far ritenere non effettivo il tentativo di alienazione e, nel caso concreto, persino indicativo di finalità elusive.
  • L'onere della prova grava principalmente sul contribuente; l'Amministrazione non deve dimostrare preventivamente l'esistenza di un intento elusivo per negare la disapplicazione.

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