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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 6635/2023 del 06/03/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Sfratto per morosità relativo a un immobile locato a Bra (canoni da agosto a ottobre 2017). La locatrice (Leone) ha intimato sfratto; la conduttrice (Cooperativa) ha eccepito che la locatrice non era proprietaria ma detentrice in forza di un contratto preliminare poi risolto. In primo grado il Tribunale dichiarò risolto il contratto per grave inadempimento della conduttrice e condannò la Cooperativa al pagamento dei canoni e al rilascio. In appello la Corte di Torino, pur confermando le statuizioni di merito, ha compensato integralmente le spese di primo e secondo grado, motivando la compensazione con presunte reticenze della locatrice sul proprio titolo di detenzione; contro tale decisione Leone ha proposto ricorso per cassazione denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. con riferimento all'obbligo generale di condanna della parte soccombente alle spese.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte d'appello non abbia fornito motivazione idonea e sufficiente a giustificare la compensazione integrale delle spese, né abbia indicato una fattispecie prevista dall'art. 92 c.p.c. nella formulazione applicabile al giudizio (salvo i casi tassativi e le ipotesi parametriche indicate dalla Corte Costituzionale). La Cassazione ha rilevato che la condotta 'silente' della locatrice non era giuridicamente censurabile e che, comunque, la disponibilità di fatto può legittimare la concessione in locazione fino al rilascio, con eventuale responsabilità risarcitoria. Pertanto la sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Torino in diversa composizione; inoltre la Corte ha disposto che la controparte debba sopportare le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 91 cod. proc. civ.

    Principio generale per cui la parte soccombente è condannata al rimborso delle spese processuali a favore della parte vittoriosa; valore richiamato come principio contrastato dalla compensazione irregolarmente disposta dalla Corte d'appello.

  • art. 92 cod. proc. civ.

    Norma che consente la compensazione delle spese solo in casi tassativi (soccombenza reciproca, assoluta novità della questione, mutamento di giurisprudenza) nella formulazione applicabile ratione temporis; la Corte ha richiamato la necessità di motivazione rigorosa quando si opera la compensazione.

  • sentenza Corte Costituzionale n. 77/2018

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della limitazione dell'art. 92 nella parte in cui escludeva analoghe gravi ed eccezionali ragioni non tipizzate, ma ha imposto che la compensazione per tali ragioni sia motivata secondo i principi di ragionevolezza e dell'art. 111 Cost.; la Cassazione ha richiamato questo parametro per valutare la motivazione dell'appello.

  • d.l. 12 settembre 2014, n. 132 (conv. con legge 10 novembre 2014, n. 162)

    Modifica normativa che ha ridefinito la portata dell'art. 92 c.p.c.; la Corte ha accertato l'applicabilità della nuova formulazione al processo iniziato nel 2017.

  • art. 23, comma 8-bis, decreto legge n. 137 del 2020 (conv. legge n. 176/2020)

    Predisposizione che ha consentito la trattazione in camera di consiglio del ricorso senza discussione orale in sede di emergenza pandemica; è stato richiamato per le modalità di svolgimento della camera di consiglio.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115

    Norma sul contributo unificato; la Corte ha rilevato l'insussistenza del presupposto per l'eventuale ulteriore versamento da parte della ricorrente vista l'accoglienza del ricorso.

Massime di principio

  • La compensazione integrale o parziale delle spese processuali è eccezionale: il giudice deve identificare una delle ipotesi previste dall'art. 92 c.p.c. (soccombenza reciproca, assoluta novità della questione, mutamento della giurisprudenza) o motivare adeguatamente il ricorso a ragioni "analoghe, gravi ed eccezionali" richiamate dalla Corte Costituzionale; la motivazione deve essere specifica e confrontarsi con i parametri stabiliti dalla giurisprudenza costituzionale.
  • La mera 'reticenza' o un comportamento ritenuto non elegante da una parte non è di per sé sufficiente a giustificare la compensazione delle spese se tale comportamento non ha effettivamente inciso sulla formazione del contenzioso o non costituisce fattispecie giuridicamente censurabile.
  • Chi ha la disponibilità di fatto di un bene può validamente concederlo in locazione anche se non è proprietario; in caso di risoluzione del titolo, ciò non impedisce il sorgere dell'obbligo di pagamento dei canoni maturati fino al rilascio, salvo diritto al risarcimento per la cessazione anticipata.
  • Se la Corte d'appello dispone compensazioni delle spese in contrasto con i criteri di legge e con i parametri della Corte Costituzionale, la decisione è suscettibile di cassazione e rinvio per nuova valutazione della motivazione delle spese.
  • In procedure d'urgenza o in forza di disposizioni emergenziali (es. disciplina per camera di consiglio senza discussione orale), le parti devono però curare la produzione scritta e la tempestiva richiesta di discussione se intendono intervenire; altrimenti il giudizio può essere deciso sulla base degli atti scritti e delle conclusioni depositate.

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