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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18621/2025 del 16/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari con controllo elettronico. Il ricorrente denunciava violazione degli artt. 275, comma 1 e 3, e 275‑bis c.p.p. e vizio di motivazione per l'omessa indicazione di elementi concreti e puntuali a dimostrazione della pericolosità attuale e della possibilità di reiterazione del reato, nonché per presunta inosservanza del principio del minor sacrificio necessario.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile per genericità e aspecificità delle censure, non essendosi confrontate le doglianze con la motivazione del provvedimento impugnato. Il Tribunale ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse adeguatamente motivato la misura, richiamando: la gravità e l'organizzazione del tentativo di rapina (base logistica, mezzi strumentali, uso di armi anche da guerra, bande chiodate), il ruolo fondamentale del prevenuto nella pianificazione, la partecipazione a analoghi delitti, precedenti condanne e la prova dell'inefficacia degli arresti domiciliari precedenti (contatti con estranei intercettati per ambientalizzazione del domicilio). Perciò è stato confermato il mantenimento della custodia in carcere; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di €3.000 alla Cassa delle Ammende. Provvedimento emesso a Roma il 7 maggio 2025.

Norme richiamate

  • art. 275 cod. proc. pen. (commi 1 e 3)

    L'ordinanza deve motivare la sussistenza dei presupposti della misura cautelare e la proporzionalità della custodia; il giudice deve esporre le ragioni in termini concreti e attuali del pericolo di reiterazione o di inquinamento delle prove

  • art. 275‑bis cod. proc. pen.

    Imposta l'obbligo di specificare, quando si rifiuta una misura alternativa, le ragioni concrete che ne dimostrano l'inidoneità a neutralizzare il rischio di recidiva; la Corte ha ritenuto adempiuto tale obbligo richiamando elementi fattuali e processuali

  • principio del 'minor sacrificio' (richiamata sentenza n.48/2015 Corte Costituzionale)

    Il principio richiede di preferire misure meno afflittive quando idonee; tuttavia la sua applicazione non è automatica e non prevale se emergono elementi concreti che giustificano la custodia in carcere

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Previsione delle statuizioni consequenziali in caso di inammissibilità del ricorso (es. condanna alle spese)

  • art. 94, comma 1‑ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizioni procedurali relative agli adempimenti a cura della cancelleria a seguito del provvedimento

Massime di principio

  • Il giudice cautelare deve motivare con riferimenti concreti e attuali quando ritiene inadeguata una misura alternativa: descrivere fatti, modalità esecutive, ruolo del prevenuto e prove dell'inefficacia di misure precedenti è essenziale
  • Censure generiche o aspecifiche in Cassazione sono inefficaci: il ricorso deve confrontarsi puntualmente con la motivazione impugnata e dimostrare in che parte sia carente
  • La gravità, l'organizzazione del reato e l'uso di armi, nonché l'effetto deterrente mancato di precedenti misure, giustificano la custodia cautelare anche se la pena è stata ridotta in appello
  • La prova che la misura alternativa è stata inefficace (es. contatti intercettati durante domiciliari) pesa fortemente nella decisione sui domiciliari
  • Il principio del minor sacrificio non comporta automatica sostituzione della custodia se vi sono elementi concreti che rendono necessario il regime carcerario

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