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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15427/2026 del 28/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la parziale riforma, in sede di riesame, dell'ordinanza del GIP di Bologna che aveva disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti dell'imputato per il delitto di cui all'art. 416 c.p. e numerosi reati satellite. Il ricorrente deduce un unico motivo articolato di cassazione per violazione di legge e carenza/contraddittorietà della motivazione, lamentando: 1) genericità delle censure sia in ordine ai reati- fine sia al delitto associativo (in particolare contestando la sussistenza di una struttura organizzativa); 2) errata motivazione circa il pericolo di fuga, desumendolo solo da «vaghe perplessità» su alcuni viaggi leciti in Germania; 3) ingiustificata imprescindibilità della custodia carceraria, con trascuratezza del presunto radicamento dell'indagato sul territorio nazionale e della idoneità di misure meno afflittive (domiciliari con braccialetto elettronico).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che l'appellante non abbia adempiuto all'onere di specificare le doglianze e di confrontarsi con la motivazione dell'ordinanza originaria, lasciando questioni di fatto non devolute alla Corte di legittimità. Il Tribunale di Bologna, richiamato e condiviso il ragionamento dell'ordinanza genetica, ha comunque motivato la conferma della custodia sottolineando la gravità indiziaria: numerosissimi delitti commessi in breve arco temporale, disponibilità di risorse umane e logistiche stabili (ruoli ripartiti fra i sodali, strumenti per lo scasso, ricetrasmittenti, rilevatori magnetici, jammer, chiavi, abbigliamento idoneo), elementi ritenuti idonei a configurare la struttura associativa minima necessaria. È stata inoltre ravvisata la concretezza del pericolo di reiterazione dei reati. Le censure sull'individuazione della misura sono state considerate meramente confutative. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; è stato disposto l'adempimento di quanto previsto dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    Riferimento al delitto di associazione per delinquere; la Corte ha ritenuto che, anche con una struttura organizzativa minimale ma stabile e con ripartizione di ruoli e mezzi idonei, sussistano gli elementi dell'associazione.

  • artt. 81-110-648-ter.1 cod. pen.

    Articoli richiamati come riferiti ai numerosi reati satellite contestati; la Corte considera rilevante il loro cumulato ai fini della gravità indiziaria e del pericolo di reiterazione.

  • artt. 81-110-624 cod. pen.

    Norme relative ai reati di furto/reati connessi (reati satellite) richiamate nella contestazione; contributo alla valutazione della pericolosità e della ripetitività criminosa.

  • artt. 43-47 / 624-bis cod. pen.

    Ulteriori riferimenti ai reati aggravati o correlati; utilizzati per descrivere il quadro indiziario complessivo che giustifica la misura cautelare.

  • artt. 272, 273, 274 lett. b) e c), 275, 284 cod. proc. pen.

    Norme processuali che disciplinano i motivi e i requisiti del ricorso per cassazione; la Corte rileva il mancato rispetto dell'onere di specificazione delle doglianze e della devoluzione di questioni di fatto.

  • art. 309, comma 9, cod. proc. pen.

    Richiama la peculiarità del giudizio di riesame e i limiti dell'indagine di merito in sede di riesame; la Corte sottolinea che l'onere di specificare le doglianze è particolarmente rilevante in tale contesto.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Dispone adempimenti amministrativi in caso di mancata rimessione in libertà a seguito del provvedimento: la Corte dispone l'inoltro agli uffici competenti per gli effetti consequenziali.

  • Corte cost., 13 giugno 2000, n. 186

    Giurisprudenza citata come parametro per la liquidazione della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In impugnazioni avverso misure cautelari, l'istante deve specificare puntualmente le doglianze e confrontarsi con la motivazione del giudice di merito: censure generiche o non devolute sono inammissibili.
  • La presenza di numerosi reati ripetuti in breve arco temporale costituisce elemento forte per la valutazione del pericolo di reiterazione e può giustificare la custodia in carcere anche se alcuni capi vengono annullati in sede di riesame.
  • La sussistenza di una struttura organizzativa, anche minima, rileva ai fini dell'art. 416 c.p. quando vi siano ripartizione dei ruoli, risorse umane stabili e mezzi logistici idonei a realizzare il programma criminoso.
  • Contestare la sola dedotta insussistenza del pericolo di fuga, senza affrontare in modo concreto e specifico gli altri profili (pericolo di reiterazione, gravità indiziaria, organizzazione del gruppo), rischia di essere inefficace.
  • Per ottenere misure cautelari meno afflittive è necessario dimostrare concretamente l'idoneità di alternative (es. domicilio con controllo elettronico) e fornire elementi che smentiscano la prognosi negativa sulla osservanza delle prescrizioni.
  • Le questioni di fatto non adeguatamente devolute alla Corte di legittimità per mancata specificazione non possono essere riesaminate e determinano l'inammissibilità del ricorso.

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