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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11495/2025 del 21/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Bergamo che aveva dichiarato non doversi procedere per il reato previsto dall'art. 337 c.p. invocando la causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.). Il motivo di ricorso denunciava violazione di legge: la causa di non punibilità era stata applicata a una fattispecie espressamente esclusa dall'ambito di applicazione dell'art. 131-bis (delitti ostativi indicati dalla normativa intervenuta nel 2019 e nel 2022).

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha interpretato la normativa sopravvenuta (d.l. 14 giugno 2019, n. 53 e d.lgs. n. 150/2022) nel senso che i reati di cui agli artt. 336, 337 e 341-bis c.p. commessi nei confronti di pubblico ufficiale non possono fruire della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis quando il fatto è successivo all'entrata in vigore delle modifiche legislative. Perciò, essendo il fatto commesso il 13/05/2020 (dopo l'entrata in vigore della deroga del 2019), l'offesa non poteva ritenersi di particolare tenuità. Inoltre la Corte ha precisato che la sentenza impugnata era stata pronunciata in udienza pubblica dopo la costituzione delle parti e non era quindi una sentenza predibattimentale; ne consegue che era impugnabile. La Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per il giudizio d'appello alla Corte d'appello di Brescia.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    «nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta o per l'esiguità del danno o del pericolo valutate ai sensi dell'articolo 133, primo comma, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale».

    La Corte ha rilevato che la disciplina è stata modificata dal d.l. 14/6/2019 n.53 e dal d.lgs. n.150/2022: tali modifiche hanno escluso dall'ambito applicativo alcune fattispecie (tra cui gli artt. 336, 337, 341-bis quando commessi nei confronti di un pubblico ufficiale) e hanno rimodulato il criterio soglia della pena. Di conseguenza l'esclusione per particolare tenuità non poteva essere applicata ai fatti verificatisi dopo l'entrata in vigore delle suddette modifiche.

  • d.l. 14 giugno 2019, n. 53 (conv. con L. 8 agosto 2019, n. 77), art. 16, comma 1, lett. b)

    Ha introdotto una deroga specifica: l'offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando si procede per i reati di cui agli artt. 336, 337 e 341-bis c.p. commessi nei confronti di un pubblico ufficiale nell'esercizio delle funzioni. La Corte ha ritenuto che tale esclusione si applica ai fatti commessi dopo l'entrata in vigore del decreto.

  • d.lgs. n. 150 del 2022

    Ha modificato il comma 1 dell'art. 131-bis (ridefinendo la soglia di pena) e ha introdotto un comma 3 che elenca reati per i quali l'offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità, includendo gli artt. 336, 337 e 341-bis. La Corte ha considerato tale disciplina applicabile ai fatti avvenuti dopo la sua entrata in vigore e ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità.

  • art. 25 Cost.

    Riferimento al principio di non retroattività della legge penale sfavorevole: la Corte ha applicato questo principio per stabilire che le modifiche legislative sfavorevoli all'agente operano solo per fatti commessi successivamente alla loro entrata in vigore.

  • art. 469 c.p.p. / art. 484 c.p.p. e Ordinanza Sezioni Unite n. 3512 del 28/10/2021 (Lafleur)

    La Corte ha richiamato l'orientamento delle Sezioni Unite secondo cui la sentenza predibattimentale è quella pronunciata nell'udienza camerale prima delle formalità dell'art. 484 c.p.p.; una sentenza pronunciata in pubblica udienza dopo la costituzione delle parti non è predibattimentale ed è quindi appellabile. Sulla base di ciò la sentenza impugnata è stata ritenuta non predibattimentale e dunque suscettibile di impugnazione.

  • art. 337 cod. pen.

    Reato oggetto del procedimento (resistenza/oltraggio o altra fattispecie prevista dal codice a seconda del testo); la Corte ha ritenuto che, posto che tale reato è espressamente inserito tra quelli esclusi dall'art. 131-bis dalle modifiche normative, la causa di non punibilità non poteva essere riconosciuta per il fatto commesso dopo le modifiche.

Massime di principio

  • Verificare sempre la data del fatto rispetto all'entrata in vigore delle modifiche legislative: le norme sfavorevoli all'imputato operano solo per fatti successivi (principio di irretroattività).
  • Se la norma che disciplina la non punibilità per particolare tenuità è stata espressamente limitata dal legislatore a determinate fattispecie (elencate), tali fattispecie non possono fruirne per i fatti successivi all'entrata in vigore della deroga.
  • Nei ricorsi, il Procuratore generale può ottenere l'annullamento quando il giudice di merito ha applicato una causa di non punibilità che la legge ha espressamente escluso per quella fattispecie al momento del fatto.
  • Occorre distinguere attentamente tra sentenze predibattimentali (pronunciate in camera prima delle formalità) e sentenze pronunciate in pubblica udienza dopo la costituzione delle parti: solo le prime rientrano nel modello predibattimentale limitato; le seconde sono appellabili nei modi ordinari.
  • In situazioni analoghe, se il reato è tra quelli inseriti nel comma che esclude la particolare tenuità, l'orientamento prevalente è di rifiutare la causa di non punibilità e rinviare per il prosieguo del giudizio d'appello.

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