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Cassazione Penale, Ordinanza n. 41034/2025 del 19/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso è stato proposto nell'interesse dell'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano del 20/02/2025. Il fatto concreto riguarda una condotta qualificata dai giudici di merito come rapina: la difesa ha censurato, con il primo motivo, la violazione di legge penale in relazione al giudizio di responsabilità per il reato di rapina, sostenendo in sostanza che la fattispecie andasse diversamente qualificata e che la sentenza d'appello avesse errato nel ritenere integrato l'art. 628 c.p. anziché altra figura evocata dalla difesa. Con il secondo motivo sono stati dedotti violazione di legge e vizi motivazionali per l'omessa esclusione della recidiva. Con il terzo motivo è stata contestata la congruità della pena inflitta, sotto il profilo motivazionale e della determinazione del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo non consentito perché meramente reiterativo di doglianze già dedotte in appello e già puntualmente disattese, risolvendosi in una richiesta di rivalutazione del merito sulla qualificazione del fatto come rapina. Ha ritenuto il secondo e il terzo motivo non consentiti e comunque manifestamente infondati, osservando che la sentenza impugnata aveva motivato correttamente sia sul trattamento sanzionatorio sia sulla recidiva, valorizzando la gravità complessiva dei fatti, le modalità della condotta, il grado di organizzazione dell'attività criminosa e i plurimi precedenti specifici. Ne è conseguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 628 c.p.

    La condotta è stata ritenuta correttamente sussumibile nella fattispecie di rapina, anche in ragione del nesso tra violenza e sottrazione della refurtiva immediatamente precedente e della violenza esercitata a scopo di fuga.

  • art. 624-bis c.p.

    La difesa lo aveva evocato in alternativa, ma la Corte di merito ha escluso che il fatto potesse essere ricondotto a tale norma, valorizzando la violenza funzionale alla sottrazione e alla fuga.

  • art. 133 c.p.

    La determinazione della pena deve essere motivata mediante richiamo ai criteri legali e all'indicazione di quelli decisivi e rilevanti per il caso concreto.

  • art. 99 c.p.

    La recidiva va valutata in rapporto al fatto per cui si procede e alle precedenti condanne, verificando se la pregressa condotta criminosa sia indicativa di perdurante inclinazione al delitto e abbia inciso come fattore criminogeno.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito riproporre in modo meramente reiterativo questioni già dedotte in appello e specificamente disattese dal giudice di merito, quando il ricorso miri solo a ottenere una diversa lettura del fatto.
  • La qualificazione del fatto come rapina è corretta quando la violenza sia funzionalmente collegata alla sottrazione del bene o alla immediata fuga dopo la sottrazione, non essendo decisivo che la violenza sia successiva alla sottrazione se permane il nesso con l'azione predatoria.
  • Le censure sulla recidiva sono infondate quando il giudice di merito motivi sul rapporto tra fatto contestato e precedenti penali, evidenziando la persistente inclinazione al delitto desumibile da precedenti specifici.
  • La pena è adeguatamente motivata quando il giudice valorizza la gravità complessiva dei fatti, le modalità della condotta, l'organizzazione dell'attività criminosa e i precedenti specifici dell'imputato.
  • In cassazione non sono ammissibili doglianze che si traducano in una rivalutazione del merito sulla congruità della pena, se la sentenza impugnata ha già dato conto in modo logico e completo dei criteri di commisurazione.

Come è indicizzato

MaterieRapinaImpugnazioniPena e commisurazione
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiRecidiva

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