Cassazione Penale, Sentenza n. 40711/2024 del 06/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione a seguito di custodia cautelare (ordinanza 6/7/2016) e successiva conversione in arresti domiciliari (14/3/2019) per il reato di cui all'art. 74 DPR 309/1990; in primo grado era stato assolto con sentenza del Tribunale di Paola del 4/7/2020. La Corte territoriale aveva rigettato l'istanza ritenendo che il comportamento del Vitale (l'acquisto isolato di 178 grammi di cocaina ceduti da due indagati facenti parte dello stesso sodalizio) costituisse colpa grave e avesse creato la falsa apparenza dell'esistenza del reato associativo, inducendo gli organi inquirenti e giudicanti a disporre e mantenere la misura restrittiva.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la valutazione della Corte d'appello: la condotta di acquisto di 178 g di cocaina da due soggetti indagati nel medesimo procedimento era idonea, al momento dell'adozione della misura, a ingenerare la falsa apparenza del reato associativo e, quindi, rilevante ai fini della valutazione della colpa grave ai sensi dell'art. 314 c.p.p. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente, liquidate in complessivi euro 1.000.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
art. 314, comma 1, cod. proc. pen.
La Corte interpreta la nozione di "colpa grave" come condotta caratterizzata da macroscopica negligenza, imprudenza o inosservanza di norme, idonea a creare una prevedibile ragione di intervento dell'autorità giudiziaria; tale valutazione va compiuta ex ante e autonomamente rispetto al giudizio di merito.
DPR 309/1990
Norma sostanziale che ha dato rilievo al contesto di traffico di stupefacenti: il fatto contestato al ricorrente (acquisto di cocaina) è valutato nel quadro degli elementi indiziari relativi all'associazione finalizzata allo spaccio.
Giurisprudenza della Cassazione
Sez. 4, n. 3359 del 22/9/2016; Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013; Sez. Un., n. 34559 del 26/6/2002; Sez. 4, n. 53361 del 21/11/2018; Sez. 4, n. 29550 del 5/6/2019
Richiamati i principi secondo cui il giudice della riparazione deve motivare su fatti concreti e precisi e può ritenere ostativa la richiesta di indennizzo quando il richiedente abbia tenuto comportamenti che, pur non costituendo reato accertato nel giudizio di merito, siano apparsi oggettivamente idonei a far sorgere il sospetto di partecipazione all'illecito o a giustificare l'intervento dell'autorità.
Massime di principio
- La valutazione della colpa grave per l'esclusione dell'indennizzo deve essere svolta ex ante e autonomamente rispetto alla decisione di merito: non si accerta la colpevolezza penale, ma la prevedibilità della reazione dell'autorità giudiziaria.
- Un episodio di acquisto di stupefacente, se collegato a soggetti indagati per associazione e se idoneo a evidenziare finalità di spaccio o diffusione, può costituire indizio concreto che osti al riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione.
- Il giudice della riparazione deve fornire motivazione specifica sull'oggettiva idoneità delle frequentazioni o dei comportamenti a essere interpretati come indizi di complicità, indicando il rapporto di concausalità con l'adozione o il mantenimento della misura restrittiva.
- La mera durata della detenzione non è sufficiente a garantire l'indennizzo se emergono comportamenti del detenuto che, valutati al momento dell'adozione della misura, potevano legittimare l'intervento dell'autorità.
- In situazioni analoghe, la difesa dovrebbe documentare e argomentare l'isolamento dell'episodio e l'assenza di collegamenti strutturali con il sodalizio, puntando a dimostrare l'assenza di idoneità oggettiva del comportamento a generare la falsa apparenza del reato associativo.
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