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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 36490/2023 del 29/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Genertel ha chiesto il risarcimento per duplicazione di pagamento dopo aver disposto un bonifico domiciliato: la somma è stata riscossa da un terzo che si era dichiarato beneficiario esibendo un documento di identità, costringendo Genertel a pagare nuovamente l'effettivo beneficiario. Genertel ha invocato responsabilità contrattuale di Poste e chiesto di estendere alla fattispecie i principi dell'art. 43, secondo comma, legge assegni (analogia con l'assegno non trasferibile). In primo grado il Giudice di Pace ha accolto la domanda; il Tribunale di Trieste ha invece ritenuto che Poste non fosse responsabile avendo dimostrato di aver operato con la diligenza contrattualmente richiesta (verifica del documento, annotazione degli estremi sulla quietanza, riscontro di codice fiscale e password). Genertel ha ricorso per cassazione contestando, tra l'altro, l'interpretazione del contratto, il grado di diligenza richiesto, e la mancata produzione della copia del documento esibito dal percettore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile il ricorso per omissione della produzione della copia autentica della sentenza impugnata e della relativa relata di notificazione nei termini richiesti (art. 369 c.p.c.), con conseguente rigetto del ricorso. La Corte ha inoltre osservato che, se il ricorso fosse stato esaminabile, sarebbe stato infondato: il Tribunale aveva correttamente inquadrato il bonifico domiciliato nella delegazione di pagamento e applicato il regime di responsabilità contrattuale, imponendo a Poste l'onere di provare l'esatto adempimento o di aver usato la diligenza professionale richiesta (art. 1176 comma 2 c.c.). Il Collegio ha ritenuto plausibile la valutazione di merito secondo cui Poste aveva verificato la corrispondenza dei dati con il documento esibito, annotandone gli estremi sulla quietanza e riscontrando codice fiscale e password, condotta ritenuta conforme agli standard sociali e contrattuali e non smentita dalla mancata produzione della copia del documento (che rappresentava omissione probatoria, non un vizio ontologico della prova). Le spese sono compensate.

Norme richiamate

  • R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 (Legge assegni)

    La Corte ha ritenuto che la disciplina dell'art. 43 non debba essere automaticamente estesa al bonifico domiciliato; anche qualora richiamata, non muta il regime applicabile, perché la responsabilità dell'intermediario resta di natura contrattuale con possibilità di prova liberatoria mediante dimostrazione della diligenza.

  • Codice civile

    Fissa lo standard di diligenza del professionista; la Corte lo applica per valutare l'operato di Poste come delegato al pagamento: l'operatore professionale risponde anche per colpa lieve e può liberarsi dimostrando di aver usato la diligenza richiesta.

  • Codice civile

    Regola la responsabilità per inadempimento; la Corte ha inquadrato la responsabilità di Poste su base contrattuale (mandato/delega) ai sensi dell'art. 1218.

  • Codice civile

    Regola la ripartizione dell'onere della prova; la Corte conferma che spettava a Poste provare l'adempimento o l'uso della diligenza come prova liberatoria.

  • d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445

    Norma sui documenti di riconoscimento; la Corte ha ritenuto che le condizioni contrattuali e la prassi sociale non impongano automaticamente l'esibizione di due documenti, e che il riscontro con un solo documento può risultare sufficiente.

  • Codice di procedura civile

    art. 360, primo comma (motivi di cassazione) e art. 369, secondo comma, n.2

    Art. 369 c.p.c. richiede il deposito della copia autentica della sentenza notificata: la sua omissione ha determinato l'improcedibilità del ricorso; i motivi di cui all'art. 360 sono stati valutati solo eventualmente, ma il vizio procedurale è prevalente.

  • Codice di procedura civile

    Richiama che la nullità per omessa pronuncia riguarda domande o eccezioni; la Corte ha escluso che la mancata produzione della copia del documento configurasse omessa pronuncia su eccezione.

  • Circolare ABI

    Circolare del 7 maggio 2001 (raccomandazione)

    Riconosciuta come raccomandazione non vincolante: non ha efficacia precettiva ma può informare gli standard professionali; la Corte ha però affermato che essa non imponeva di richiedere sempre due documenti.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Norma sulla contribuzione unificata; la Corte ha richiamato la possibilità dell'aggiuntivo contributo unificato qualora dovuto.

Massime di principio

  • In caso di bonifico domiciliato riscosso da terzo non legittimato, l'intermediario (Poste/banca) è responsabile in via contrattuale ma può liberarsi provando di aver adempiuto correttamente o di aver usato la diligenza professionale richiesta (art. 1176 c.c.).
  • La verifica dell'identità può essere compiuta mediante il confronto dei dati sul documento esibito con quelli forniti dall'ordinante e con eventuali credenziali (es. password, codice fiscale); la mera assenza della copia cartacea del documento nel processo è una omissione probatoria che non impedisce al giudice di desumere l'avvenuta verifica da altri elementi (annotazioni sulla quietanza, riscontro password).
  • La raccomandazione ABI non ha portata precettiva: non impone automaticamente l'obbligo di richiedere sempre due documenti di identità, salvo che contratto o norma specifica lo prevedano.
  • Se il servizio prevede un flusso telematico con campi limitati, in genere è l'operatore che decide quali dati richiedere; l'ordinante che compila il form non può essere ritenuto esclusivamente responsabile per la mancanza di ulteriori dati richiesti dallo stesso operatore.
  • In sede processuale il soggetto che invoca la responsabilità dell'intermediario deve curare la prova e la conservazione dei documenti rilevanti; tuttavia l'onere probatorio specifico sulla correttezza dell'operato grava sull'intermediario che può usare anche presunzioni e altri mezzi di prova.
  • Proceduralmente, per impugnare in Cassazione è essenziale rispettare gli adempimenti formali (deposito della copia autentica della sentenza e della relata di notificazione nei termini): la loro omissione può portare all'improcedibilità del ricorso, indipendentemente dal merito.

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