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Cassazione Civile, Ordinanza n. 05670/2026 del 12/03/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (curatela)

La controversia

Un professionista aveva chiesto l’ammissione al passivo della liquidazione giudiziale di una società per il residuo compenso dovuto per l’attività di consulenza e assistenza nella formazione di un business plan per gli anni 2023-2028 e nella rappresentazione dei flussi di cassa futuri, funzionale alla presentazione di una domanda di concordato in continuità. Il giudice delegato aveva rigettato la domanda, accolto l’eccezione di inadempimento della curatela e il Tribunale, decidendo sull’opposizione ex artt. 206 e 207 c.c.i.i., aveva confermato il rigetto. Con il ricorso per cassazione il professionista deduceva violazione e falsa applicazione di varie norme del CCII e del codice civile, sostenendo che: a) non era prevedibile, al momento dell’incarico, l’inattendibilità dei dati contabili poi rilevata dal professionista indipendente; b) il business plan era stato comunque completato secondo le regole tecniche della professione; c) il mancato rilascio dell’attestazione di veridicità dei dati contabili era intervenuto solo successivamente rispetto al conferimento dell’incarico, nel contesto di una procedura di concordato con riserva. La Corte ha però ritenuto che la censura mirasse in realtà a contestare un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità e che il tema decisivo non fosse la correttezza formale del metodo seguito, bensì l’aver operato su dati aziendali non attendibili senza svolgere un doveroso controllo preventivo sulla loro attendibilità; in quel contesto, la prestazione era stata resa inutile.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha osservato che la doglianza sulla completezza e attendibilità delle scritture contabili atteneva all’accertamento del fatto compiuto dal tribunale e non poteva essere riproposta come violazione di legge. Ha inoltre affermato che, una volta accertato che la società versava in disordine contabile e organizzativo tale da rendere impraticabile ab origine la redazione di un piano idoneo a sostenere il concordato, il professionista incaricato di predisporre il business plan aveva l’onere di controllare l’attendibilità dei dati ricevuti, non potendo limitarsi a usarli formalmente. È stato ritenuto irrilevante che il business plan fosse stato redatto secondo le regole tecniche, perché non era contestato il metodo ma l’utilizzazione di dati inattendibili senza verifica preventiva. Il ricorrente è stato condannato alle spese e la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2751-bis, comma 1, n. 2, c.c.

    richiamato come base della domanda di privilegio del credito professionale per compensi.

  • artt. 206 e 207 c.c.i.i.

    richiamati come norme che disciplinano l’opposizione allo stato passivo nella liquidazione giudiziale.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    richiamato per la trattazione del ricorso in camera di consiglio.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    richiamato dal ricorrente come parametro del motivo di ricorso per violazione o falsa applicazione di legge.

  • art. 39 c.c.i.i.

    richiamato nel motivo di ricorso tra le norme asseritamente violate.

  • art. 44, comma 1, lett. a), c.c.i.i.

    richiamato nel motivo di ricorso in relazione alla domanda di concordato con riserva.

  • art. 84, comma 2, c.c.i.i.

    richiamato nel motivo di ricorso con riferimento al concordato preventivo in continuità.

  • art. 1218 c.c.

    richiamato nel motivo di ricorso in tema di responsabilità per inadempimento.

  • art. 2236 c.c.

    richiamato nel motivo di ricorso in tema di responsabilità del professionista.

  • art. 87, lett. e), c.c.i.i.

    richiamato dalla Corte per qualificare il business plan come parte essenziale del piano di concordato fondato sulla continuità aziendale.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    richiamato per il raddoppio del contributo unificato in conseguenza dell’esito del giudizio.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità non è consentito prospettare sotto forma di violazione di legge una censura che, in realtà, mira a rimettere in discussione l’accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito.
  • Il professionista incaricato di redigere un business plan funzionale a una proposta di concordato non deve limitarsi a elaborare i dati ricevuti, ma deve verificare preventivamente l’attendibilità dei dati aziendali di partenza.
  • Se la prestazione professionale è resa in un contesto noto o conoscibile che la rende inutilizzabile o inutile per il cliente, può configurarsi inadempimento rilevante ai fini del mancato riconoscimento del compenso.
  • La correttezza del metodo tecnico seguito nella redazione di un elaborato professionale non esclude l’inadempimento quando l’errore consiste nell’aver utilizzato senza controllo dati di base inattendibili o incompatibili con la finalità dell’incarico.
  • Quando l’incarico professionale è espressamente funzionalizzato al buon esito di una procedura concorsuale, il professionista deve operare in coordinamento con gli altri soggetti coinvolti e nel rispetto della finalità complessiva della procedura.

Come è indicizzato

MaterieLiquidazione giudizialeAccertamento del passivoOpposizioni esecutiveInadempimentoMandato
RamiFallimentare / Crisi d'impresaProcesso civileObbligazioniContratti
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezzaNesso di causalità

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