Cassazione Penale, Sentenza n. 13615/2025 del 08/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte di appello de L'Aquila che, pur avendo dichiarato estinti per prescrizione i reati, aveva confermato le statuizioni civili e, nel merito, aveva ritenuto provata la responsabilità penale: a) per Carmine Di Ilio, abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) per avere revocato la nomina a componente del CdA al Prof. Capasso senza previa contestazione prevista dal d.lgs. n.39 e cagionandogli un danno patrimoniale; b) per Di Ilio e Del Vecchio, falsità ideologica (art. 479 c.p.) per avere sottoscritto e trasmesso una convenzione ritenuta difforme rispetto alla versione approvata dal Consiglio di amministrazione. In cassazione i ricorrenti deducevano errata applicazione di norme, vizio di motivazione, difetto di correlazione tra imputazione e sentenza, assenza dell'elemento soggettivo e incompetenza funzionale di Del Vecchio.
La decisione
La Corte di cassazione ha annullato la sentenza impugnata: - con riferimento al reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) ha disposto l'annullamento senza rinvio perché, nelle more, il reato è stato abrogato (legge 9 agosto 2024 n.154), con conseguente revoca delle statuizioni civili connesse; - con riferimento al delitto di falsità ideologica (art. 479 c.p.) ha ritenuto che la qualificazione della 'convenzione' come atto pubblico idoneo a costituire oggetto di falsità ideologica sia errata: la convenzione è un accordo/contratto che esprime volontà delle parti e non può essere «vera» o «falsa» in senso ideologico; pertanto la sentenza d'appello è stata annullata anche sotto questo profilo. In sintesi l'esito favorevole ai ricorrenti comporta l'annullamento delle condanne e delle relative statuizioni civili contenute nella sentenza impugnata.
Norme richiamate
art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)
La norma è stata ritenuta non più applicabile perché abrogata successivamente (legge 9 agosto 2024 n.154); l'abrogazione comporta estinzione del reato e revoca delle statuizioni civili conseguenti alla condanna
art. 479 cod. pen. (falsità ideologica)
Il reato richiede che l'atto sia destinato a provare la verità di fatti rappresentati; la Corte ha ritenuto che una 'convenzione' contrattuale non si presta alla nozione di atto pubblico ideologicamente valutabile come 'vero' o 'falso', per cui la qualificazione in termini di falsità ideologica è errata
art. 476 cod. pen. (falso materiale)
La sentenza di primo grado aveva originariamente valutato la fattispecie come falso materiale, ma i giudici di merito avevano escluso una manomissione materiale del documento; la Cassazione ha valorizzato la distinzione fra falso materiale e falsità ideologica nella ricostruzione del fatto
d.lgs. n. 39 (disposizioni su inconferibilità e incompatibilità) artt. 15, 19, 17, 18
"lo svolgimento degli incarichi di cui al presente decreto in una delle situazioni di incompatibilità [...] comporta la decadenza dall'incarico e la risoluzione del relativo contratto, di lavoro subordinato o autonomo, decorso il termine perentorio di quindici giorni dalla contestazione all'interessato, da parte del responsabile di cui all'articolo 15, dell'insorgere della causa di incompatibilità" (art. 19, come riportato in motivazione)
La difesa sosteneva che la contestazione per la decadenza spettasse al Responsabile del piano anticorruzione (art.15) e non al Rettore; la Corte di cassazione ha comunque osservato che, indipendentemente da possibili violazioni del d.lgs., l'abuso d'ufficio non è più perseguibile per sopravvenuta abrogazione della norma penale
legge 9 agosto 2024 n. 154
Ha abrogato la disposizione penale incriminatrice (art. 323 c.p.), determinando l'estinzione del reato per gli eventi oggetto del giudizio e la conseguente revoca delle statuizioni civili fondate sulla condanna
art. 521 cod. proc. pen. (ricostruzione e qualificazione del fatto)
Richiamato nelle censure per la ricaduta della riqualificazione dell'imputazione; la Corte ricorda che la correlazione tra imputazione e sentenza va preservata ma, nel caso esaminato, ha problematicità diverse soprattutto sul profilo della natura dell'atto
art. 522 cod. proc. pen. (correlazione imputazione-sentenza)
Rilevato nella difesa di incongruenza tra fatto contestato e fatto ritenuto; la Corte esamina la compatibilità fra imputazione originaria (falso materiale) e ricostruzione giudicata (falso ideologico) e conclude che il problema principale è l'idoneità dell'atto a costituire oggetto di falsità ideologica
art. 21-nonies l. n. 241/1990 (ratifica)
La difesa aveva invocato la possibilità di sanatoria tramite ratifica; la Corte osserva che la utilizzabilità della ratifica dipende dalla natura del vizio (formale o sostanziale) e dall'effettiva applicabilità al caso concreto
art. 63 Statuto di Ateneo
Rilevato in difesa per sostenere l'incompatibilità di indennità fra cariche e le ragioni amministrative alla base della revoca; la Corte prende atto delle deduzioni ma decide sul piano penalistico secondo i criteri di tipicità del reato di falsità ideologica
Massime di principio
- Una 'convenzione' o accordo contrattuale fra pubbliche amministrazioni, essendo espressione di volontà negoziale, difficilmente rientra nella nozione penalistica di 'atto pubblico' idoneo a costituire oggetto di falsità ideologica: la falsità ideologica tutela la corrispondenza ad una realtà che l'atto è destinato a rappresentare, non la conformità di un contratto alla volontà di un organo interno.
- L'abrogazione di una norma penale (abolitio criminis) estingue il reato e comporta la revoca delle statuizioni civili fondate sulla condanna: dopo l'abrogazione non sussiste più interesse concreto all'impugnazione di quegli aspetti penali.
- Per configurare l'abuso d'ufficio occorre la violazione di norme di condotta specifiche (nessun spazio di discrezionalità residuo), la 'doppia ingiustizia' e l'elemento soggettivo: pareri interni, finalità pubbliche o esigenze contabili possono incidere sulla sussistenza del dolo/antigiuridicità.
- La riclassificazione dell'imputazione (es. da falso materiale a ideologico o ad abuso d'ufficio) deve rispettare il principio di correlazione imputazione-sentenza; il cambiamento non può trasformare radicalmente gli elementi essenziali del fatto senza che la difesa ne sia adeguatamente informata.
- La possibilità di sanare vizi dell'atto (ratifica) dipende dalla natura del vizio: vizi meramente formali possono essere convalidati, mentre vizi sostanziali attinenti al contenuto o alla volontà delle parti non sempre sono sanabili e richiedono valutazione fattuale e giuridica accurata.
- In presenza di contestazioni disciplinari o contabili interne, l'adozione di decisioni amministrative seguite da pareri tecnici può essere rilevante per la valutazione del dolo penale, ma non esclude automaticamente la responsabilità se ricorrono gli elementi tipici del reato.
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