Cassazione Civile, Sentenza n. 15352/2023 del 31/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione delle sanzioni amministrative irrogate da Consob (sanzione pecuniaria e interdizione) contestando: 1) l'applicazione dell'art. 190-bis TUF a lui, quale consulente (violazione del principio di legalità e tassatività); 2) la retroattività dell'applicazione della disciplina sanzionatoria (la qualificazione dell'illecito come permanente sarebbe illegittima); 3) la fonte normativa delle sanzioni interdittive (si contestava che derivassero dalla direttiva 2013/36 e non dalla MiFID II, e dunque la disciplina applicabile); 4) omissione di pronuncia su questione di legittimità costituzionale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha confermato che: 1) le risultanze istruttorie e documentali dimostravano che Bevacqua, pur privo di qualifica formale, esercitava di fatto funzioni di indirizzo e gestione incidendo nelle scelte di investimento, sicché l'art. 190-bis TUF è applicabile a chi svolge concretamente funzioni di amministrazione, direzione o controllo o attività riconducibili al personale; 2) le violazioni contestate (carattere omissivo/organizzativo) sono della specie permanente e quindi è applicabile la legge vigente al momento della cessazione della permanenza (tempus regit actum), non essendovi retroattività; 3) l'interdizione accessoria trova fondamento nella disciplina di attuazione della delega (d.lgs. 12/2015) e nella direttiva 2013/36/UE (che riguarda anche imprese di investimento), perciò l'irrogazione dell'interdizione è legittima; 4) la questione di legittimità costituzionale proposta in cassazione è inammissibile nella forma prospettata. Conseguenze pratiche: rigetto del ricorso, condanna del ricorrente alle spese di lite in favore di CONSOB (quantificate in sentenza) e conferma delle sanzioni già irrogate (pecuniaria Euro 95.000 e interdizione complessiva di 22 mesi).
Norme richiamate
d.lgs. 24 febbraio 1998 n.58 (TUF), art. 190-bis
La Corte ha ritenuto che l'art. 190-bis si applica ai soggetti che svolgono di fatto funzioni di amministrazione, direzione e controllo o attività equiparabili, posto che la norma commina la sanzione "nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni... nonché nei confronti del personale"; dunque il criterio è funzionale/di fatto e non limitato alla sola qualifica formale.
d.lgs. 24 febbraio 1998 n.58 (TUF), artt. 21 e 35-decies
Gli obblighi di diligenza, correttezza, trasparenza, organizzazione e gestione dei conflitti di interesse imposti a operatori/amministratori si estendono de facto a chi esercita le correlate attività gestorie; la loro inosservanza può costituire illecito omissivo permanente.
Regolamento Intermediari, artt. 65 e 66
Richiamati come parte della disciplina regolamentare cui la società e i responsabili devono conformarsi; le violazioni organizzative e procedurali sono valutate anche rispetto a tali disposizioni.
Regolamento congiunto Banca d'Italia - Consob, artt. 23, 24, 25, 26, 46, 47, 48, 49
Richiamato in ordine agli obblighi di identificazione e gestione dei conflitti di interesse e alle misure organizzative che gli intermediari devono adottare; la mancata adozione di misure idonee integra illecito permanente.
d.lgs. 12 maggio 2015 n.72 (attuazione direttiva 2013/36/UE)
Ha introdotto l'art. 190-bis TUF e la disciplina sanzionatoria con la misura interdittiva accessoria; la Corte ha ritenuto che il decreto sia legittimo e idoneo a dare attuazione alla delega e alla direttiva 2013/36.
d.lgs. 3 agosto 2017 n.129 (attuazione direttiva 2014/65/UE - MiFID II)
Richiamato dalle parti ma la Corte ha chiarito che le sanzioni interdittive applicate nel caso in esame trovano fondamento anche nella disciplina attuata con d.lgs. 12/2015 e nella direttiva 2013/36; la modifica successiva non inciderebbe sul caso concreto.
Direttiva 2013/36/UE, art. 67 co.2 lett. d)
La Corte ha richiamato tale disposizione per sostenere che la direttiva prevede misure sanzionatorie che includono l'interdizione temporanea dall'esercizio di funzioni di gestione, giustificando la previsione normativa nazionale di interdizioni.
Direttiva 2014/65/UE (MiFID II), art. 70 co.6 lett. d) (richiamata)
Richiamata dalla difesa quale possibile fonte delle interdizioni; la Corte ha però ritenuto che la disciplina applicabile nel caso derivasse in via principale dall'attuazione della direttiva 2013/36 e dalla delega ex legge 154/2014.
Legge delega 7 ottobre 2014 n.154
Ha conferito la delega per l'attuazione della direttiva 2013/36; la Corte ha ritenuto corretta l'interpretazione secondo cui la delega consentiva l'introduzione di sanzioni interdittive in linea con la direttiva.
Legge delega 9 luglio 2015 n.114
Ha dato il potere di recepire la direttiva 2014/65; citata in relazione alla disciplina successiva ma non considerata idonea a travolgere la legittimità delle sanzioni già previste dall'attuazione della direttiva 2013/36.
Legge 24 novembre 1981 n.689, art.1 (principio di legalità delle sanzioni amministrative)
Richiamata dal ricorrente per l'affermazione del principio di tassatività; la Corte ha risposto che il principio non è violato perché la norma sanzionatoria è applicata a chi effettivamente svolge le funzioni, per cui la fattispecie rientra nella cornice normativa.
Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 23, 25, 111 (richiamati)
Invocati dal ricorrente in tema di legalità, tassatività e tutela difensiva; la Corte ha ritenuto infondate o inammissibili le censure costituzionali prospettate nelle forme e nei termini proposti.
Massime di principio
- La qualificazione formale (consulente vs. dirigente) è meno rilevante della prova del ruolo concreto: le sanzioni previste per funzioni di amministrazione/direzione/controllo possono colpire soggetti che esercitano tali funzioni di fatto.
- Le violazioni organizzative/omissive sono spesso di carattere permanente: la legge applicabile è quella vigente al momento della cessazione della permanenza dell'illecito (tempus regit actum).
- Le misure interdittive accessorie possono trovare fondamento non solo nella disciplina MiFID II ma anche nelle direttive e nelle norme di vigilanza prudenziale (es. direttiva 2013/36) se la delega legislativa e l'attuazione lo prevedono.
- Le eccezioni di retroattività devono considerare la natura dell'illecito (istante vs. permanente); in caso di permanenza della condotta, non opera l'irretroattività che escluderebbe l'applicazione della norma più favorevole intervenuta prima della cessazione.
- Le questioni di legittimità costituzionale non possono essere dedotte come atti autonomi in cassazione: devono essere rilevanti e correttamente dedotte nel processo e nel grado in cui incidono sulla decisione.
- In materia sanzionatoria amministrativa, è essenziale documentare i fatti e gli scambi (e-mail, corrispondenza) che dimostrano il concreto esercizio di poteri o l'ingerenza nelle decisioni aziendali.
- Nel valutare conflitti di interesse e misure organizzative, le autorità richiedono che le imprese adottino procedure effettive; la giustificazione 'preferenza personale' per detenzione di titoli può essere valutata come indicativa di conflitto non gestito.
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