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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10835/2026 del 23/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre censure: 1) questione di legittimità costituzionale e violazione di legge per la qualificazione come termine ordinatorio dell'anno previsto dall'art. 459, comma 1, c.p.p., con conseguente pretesa che la violazione del termine determini effetti sanzionatori a tutela del diritto di difesa e della ragionevole durata del processo (artt. 3, 24, 111 Cost.); 2) vizio di travisamento della prova e violazione dell'art. 192 c.p.p., nonché carenze probatorie circa la titolarità, l'animus possidendi e la continuazione dell'occupazione abusiva a carico della ricorrente (contestazione dell'accertamento di novembre 2021 e rilievi sul sopralluogo 2017); 3) vizio di motivazione in ordine all'elemento soggettivo e all'attribuzione della protrazione dell'occupazione alla ricorrente, nonostante l'archiviazione del procedimento disciplinare da parte del Consiglio giudiziario.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ne ha disposto l'inammissibilità rispetto alle questioni sollevate. In particolare: sul primo motivo, ha confermato l'orientamento consolidato secondo cui il termine annuale di cui all'art. 459 c.p.p. ha natura ordinatoria; la sua violazione non comporta automaticamente nulità del decreto penale e non impone una sanzione automatica al pubblico ministero; la Corte costituzionale aveva già dichiarato inammissibile una questione analoga per genericità del petitum. Sul secondo motivo, la Corte ha ritenuto assente il travisamento della prova: la fattispecie di occupazione demaniale è reato permanente e si applica anche a chi ha proseguito un'occupazione iniziata da altri; la ricorrente, quale coerede che ha acquisito il possesso dopo la morte della madre (18/08/2019), non ha provato un mutamento dello stato dei luoghi e quindi poteva rimuovere l'occupazione; la partecipazione della ricorrente all'accertamento del 2017 (in qualità di delegata della madre) costituisce elemento idoneo a provare la conoscenza dell'illiceità dell'occupazione; l'archiviazione in sede disciplinare non inficia la valutazione di responsabilità penale. La condanna (20 giorni di arresto con sospensione condizionale) è stata dunque confermata.

Norme richiamate

  • art. 459 cod. proc. pen.

    Il termine di un anno per la richiesta di decreto penale ha natura ordinatoria; la sua violazione non comporta automatica nullità del decreto penale e legittima al più il rifiuto o la restituzione degli atti da parte del gip, senza sanzione processuale automatica nei confronti del pubblico ministero

  • art. 460 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti della revoca del decreto penale e alla non ammissibilità di indebite regressive della fase procedimentale

  • art. 464, comma 3, cod. proc. pen.

    Prevede la revoca del decreto penale di condanna nell'ipotesi di giudizio di opposizione; la Corte ha sottolineato che il rimedio dell'opposizione produce già gli effetti procedurali necessari

  • artt. 54 e 1161 cod. nav.

    La contravvenzione per opere nella fascia di rispetto del demanio marittimo è di natura permanente: la responsabilità si estende anche a chi ha protratto l'occupazione abusiva iniziata da altri

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato in ordine ai criteri di valutazione della prova; la Cassazione distingue travisamento della prova (errore di fatto/sull'esistenza del documento) dall'errore valutativo, sindacabile in sede di legittimità solo nei limiti della manifesta illogicità

  • art. 344-bis cod. proc. pen.

    Citato dal ricorrente in relazione all'improcedibilità, ma la Corte ha ritenuto irrilevante la mancanza di un accertamento puntuale nel novembre 2021 in presenza della prova della protrazione del fatto

  • artt. 3, 24, 111 Cost.

    Richiamati dalla difesa per prospettare una lesione di uguaglianza, diritto di difesa e giusto processo; la Corte ha ritenuto la questione manifestamente infondata per genericità e per incompatibilità con la funzione economica del procedimento per decreto

Massime di principio

  • Il termine annuale previsto dall'art. 459 c.p.p. ha natura ordinatoria: la sua violazione non determina automaticamente la nullità del decreto penale e non comporta una sanzione processuale automatica a carico del pubblico ministero; il gip può comunque rifiutare la richiesta o restituire gli atti se la richiesta è tardiva.
  • La funzione del procedimento per decreto è economica: anche ove la richiesta sia presentata fuori termine, l'opposizione e il successivo rito ordinario consentono di recuperare le garanzie difensive senza necessariamente disporre la restituzione degli atti e prolungare indebitamente il procedimento.
  • Per i reati di occupazione del demanio (artt. 54 e 1161 cod. nav.) la fattispecie è permanente: chi protrae un'occupazione iniziata da altri può essere considerato autore del reato; l'acquisto del possesso per successione può creare l'obbligo e la possibilità di cessare l'occupazione e quindi attribuire responsabilità a chi non abbia intervenuto per regolarizzare la situazione.
  • La partecipazione ad un accertamento (es. sopralluogo) può essere utilizzata come elemento probatorio idoneo a dimostrare la conoscenza dell'illiceità dell'occupazione; la qualifica professionale dell'imputato (es. avvocato) può essere valutata come indizio ulteriormente rilevante.
  • L'archiviazione o l'esito di procedimenti disciplinari separati non impedisce di ritenere sussistente responsabilità penale quando il giudizio penale risulti comunque adeguatamente motivato e supportato dalle risultanze probatorie.
  • In cassazione il vizio di travisamento della prova richiede una puntuale indicazione degli atti dai quali il travisamento emerge; le critiche generiche alla motivazione o alla valutazione del fatto difficilmente sono accolte se i giudici di merito hanno operato valutazioni non manifestamente illogiche.

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