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Sentenza

Sentenza n. 1483/2026 - Salerno, Sezione 1

per l'annullamento ​previa sospensione e adozione di misure cautelari ex art. 56 cod. proc. amm. a) del provvedimento prot. n. 11748 del 14.7.2026, con cui il Responsabile del Servizio Ambiente e Paesaggio del Comune di Centola: (i) ha respinto la richiesta di compatibilità paesaggistica presentata dai ricorrenti con istanza prot. n. 11930 del 31.7.2024 relativa alle opere realizzate sull’area sita in località Saline di Palinuro e censita in catasto al foglio n. 39, particella n. 1870; (ii) ha ordinato la messa in pristino dello stato dei luoghi nel termine di 90 giorni; b) di ogni altro atto presupposto, successivo e/o comunque connesso e lesivo e, in particolare, della comunicazione prot. n. 19220-P del 7.8.2025 con la quale la Soprintendenza ha comunicato ex art. 10 bis legge n. 241/90 il preavviso di diniego; nonché per l’accertamento dell’intervenuta formazione del silenzio assenso sulla istanza prot. n. 11930 del 31.7.2024 ai sensi e per gli effetti dell’art. 36 bis DPR 380/2001.​

Giustizia amministrativa202601453

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di compatibilità paesaggistica e contestuale ordine di rimessione in pristino delle opere realizzate in località Saline di Palinuro

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento comunale che aveva respinto l’istanza di compatibilità paesaggistica relativa a opere realizzate su un’area sita in località Saline di Palinuro e aveva ordinato la rimessione in pristino entro novanta giorni. È stata inoltre proposta domanda di accertamento dell’intervenuta formazione del silenzio-assenso sull’istanza ai sensi dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001, nonché impugnato il preavviso di diniego della Soprintendenza ai sensi dell’art. 10-bis l. 241/1990. Nel corso del giudizio, il Comune ha adottato un provvedimento di annullamento d’ufficio, ai sensi dell’art. 21-nonies l. 241/1990, del diniego e dell’ordine di rimessione in pristino, disponendo contestualmente la riapertura dell’istruttoria per la rilevazione di incongruenze procedimentali e istruttorie. I ricorrenti hanno quindi chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere.

La decisione

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a. Il sopravvenuto annullamento in autotutela del diniego di compatibilità paesaggistica e dell’ordine di rimessione in pristino è stato ritenuto pienamente satisfattivo dell’interesse azionato, poiché ha eliminato gli atti impugnati riconoscendone l’illegittimità sotto i profili procedimentali e istruttori. Il Collegio ha precisato che la cessazione della materia del contendere costituisce una pronuncia di merito, non una mera decisione processuale, e presuppone il pieno e comprovato soddisfacimento della pretesa del ricorrente e il conseguimento del bene della vita perseguito. Le spese sono state integralmente compensate, tenuto conto del tempestivo intervento in autotutela, con condanna del Comune di Centola al rimborso del contributo unificato in favore dei ricorrenti.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.a.

    Ha costituito la base normativa della domanda di misure cautelari monocratiche, poi accolta in via presidenziale in considerazione del periculum in mora.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta, il giudice dichiara cessata la materia del contendere

    La disposizione fonda una pronuncia di merito che presuppone il pieno soddisfacimento della pretesa azionata e il conseguimento del bene della vita, rendendo inutile la prosecuzione del giudizio.

  • art. 35 c.p.a.

    È richiamato per distinguere la cessazione della materia del contendere, avente natura di pronuncia di merito, dalla sopravvenuta carenza di interesse, avente diversa natura.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    Ha costituito la base normativa dell’annullamento d’ufficio comunale degli atti impugnati, adottato in ragione di incongruenze procedimentali e istruttorie.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Riguarda il preavviso di diniego comunicato dalla Soprintendenza, indicato tra gli atti impugnati.

  • art. 36-bis d.P.R. 380/2001

    È stato invocato dai ricorrenti a sostegno della domanda di accertamento della formazione del silenzio-assenso sull’istanza di compatibilità paesaggistica.

Massime di principio

  • La cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a. presuppone che, nel corso del giudizio, la pretesa azionata sia stata pienamente soddisfatta dall’amministrazione e che il ricorrente abbia conseguito il bene della vita perseguito, in modo da rendere oggettivamente inutile la prosecuzione del processo.
  • La cessazione della materia del contendere è una pronuncia di merito e non una mera decisione processuale: essa verifica la piena soddisfazione della pretesa e può proiettarsi al di fuori del processo, diversamente dalla declaratoria di sopravvenuta carenza di interesse.
  • L’annullamento d’ufficio dell’atto impugnato può determinare la cessazione della materia del contendere quando elimini integralmente gli effetti lesivi contestati e risulti, per contenuto e motivazione, pienamente satisfattivo dell’interesse del ricorrente.
  • La mera sopravvenienza di un nuovo provvedimento amministrativo non è sufficiente per dichiarare cessata la materia del contendere: occorre che la nuova determinazione soddisfi in modo pieno ed inequivoco la domanda giudiziale e faccia venir meno oggettivamente la lite.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAutorizzazione paesaggisticaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaSopravvenuta carenza di interesseLegittimazione e interesse a ricorrere

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