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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09314/2024 del 08/04/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (avvocati)

La controversia

Due avvocati citarono in giudizio il proprio assistito per ottenere il pagamento di compensi professionali pari a euro 17.401,24, relativi all'attività svolta in due precedenti giudizi civili definiti in primo grado e in appello. Il tribunale rigettò la domanda e la corte d'appello confermò, ritenendo le somme richieste sproporzionate rispetto al valore della controversia e all'importo liquidato giudizialmente alla parte vittoriosa, e osservando anche che gli attori non avevano tempestivamente specificato le prestazioni mediante notula dettagliata. I ricorrenti dedussero violazione degli artt. 2697 c.c., 115 c.p.c. e 116 c.p.c., sostenendo che la corte territoriale avesse erroneamente valorizzato la sproporzione rispetto al valore della causa e alla liquidazione giudiziale, trascurando l'autonomia del rapporto avvocato-cliente; che la mancata produzione iniziale dei fascicoli dipendeva dalla loro indisponibilità e che, una volta acquisiti ex art. 210 c.p.c., essi avevano potuto documentare l'attività svolta; e che la nota spese non integra un onere di allegazione soggetto a preclusioni, ma un mezzo di specificazione dell'attività difensiva. Il resistente ha controricorso, ma tale controricorso è stato dichiarato inammissibile perché notificato tardivamente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il controricorso per tardività della notificazione, ha ritenuto fondato l'unico motivo del ricorso principale e ha cassato la sentenza d'appello con rinvio alla Corte d'appello di Genova in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità. La Corte ha affermato che, nei giudizi di accertamento del credito professionale, il professionista deve provare incarico, effettivo espletamento e entità delle prestazioni; nel caso concreto tale prova risultava dall'esame dei fascicoli acquisiti su ordine del giudice. Ha inoltre chiarito che l'elencazione delle attività difensive nella parcella non costituisce onere di allegazione soggetto a preclusioni ex art. 183 c.p.c., ma attività difensiva utilizzabile anche successivamente, e che il valore della causa e la liquidazione delle spese giudiziali non vincolano automaticamente la successiva liquidazione del compenso dovuto dal cliente, dovendo applicarsi i criteri del D.M. n. 127/2004 e la disciplina del rapporto interno avvocato-cliente.

Norme richiamate

  • art. 2697 c.c.

    il professionista che agisce per il pagamento dei compensi deve provare il conferimento dell'incarico, l'effettivo espletamento dell'attività e l'entità delle prestazioni svolte

  • art. 115 c.p.c.

    richiamato nel motivo di ricorso come parametro per censurare la valutazione probatoria della corte territoriale

  • art. 116 c.p.c.

    richiamato nel motivo di ricorso come parametro per censurare la valutazione probatoria della corte territoriale

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    utilizzato quale vizio denunciato per violazione e falsa applicazione di norme di diritto

  • art. 210 c.p.c.

    ordine di esibizione dei fascicoli, considerato legittimo mezzo di acquisizione della prova

  • art. 183 c.p.c.

    la Corte esclude che l'indicazione delle voci difensive in parcella sia un onere di allegazione soggetto alle preclusioni di tale norma

  • art. 5 D.M. n. 127/2004

    "nella liquidazione degli onorari a carica del soccombente deve essere tenuto conto della natura e del valore della controversia, dell'importanza e del numero delle questioni trattate, del grado dell'autorità adita, con speciale riguardo all'attività svolta dall'avvocato davanti al giudice"

    il valore della causa è solo uno dei criteri di liquidazione, da valutare congiuntamente alla natura della controversia, alle questioni trattate e all'attività concretamente svolta; nei rapporti avvocato-cliente contano anche risultati del giudizio, vantaggi conseguiti e urgenza

  • art. 2 D.M. n. 127/2004

    il cliente è tenuto al pagamento degli onorari indipendentemente dalla statuizione del giudice sulle spese giudiziali

  • art. 61, secondo comma, r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578

    consente di richiedere al cliente un onorario maggiore di quello liquidato a carico della parte soccombente

  • artt. 1 e ss. D.M. n. 127/2004

    richiamati per la disciplina della liquidazione dei compensi professionali

  • art. 4 D.M. n. 127/2004

    richiamato come criterio applicabile alla liquidazione dei compensi professionali

  • art. 5 D.M. n. 127/2004

    richiamato come criterio applicabile alla liquidazione dei compensi professionali

Massime di principio

  • Nel giudizio promosso dall'avvocato per il pagamento dei compensi professionali, incombe sul professionista l'onere di provare il conferimento dell'incarico, l'attività effettivamente svolta e la consistenza delle prestazioni rese.
  • La parcella o nota spese ha valore unilaterale e non sostituisce, in caso di contestazione, la prova delle prestazioni svolte; l'elencazione delle attività difensive non integra di per sé un autonomo onere di allegazione soggetto a preclusioni processuali.
  • L'eventuale acquisizione dei fascicoli processuali consente al giudice di verificare l'attività concretamente svolta e può valere come supporto probatorio per la domanda di compenso.
  • Il valore della causa e la liquidazione delle spese nel giudizio patrocinato non vincolano la successiva determinazione del compenso dovuto dal cliente, perché il rapporto interno avvocato-cliente è regolato da criteri legali propri e autonomi.
  • Nella liquidazione degli onorari devono essere considerati congiuntamente natura e valore della controversia, importanza e numero delle questioni trattate, grado dell'autorità adita e attività svolta dal difensore.

Come è indicizzato

MaterieSpese di liteMandato
RamiProcesso civileContratti
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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