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Sentenza

Sentenza del 06/03/2015 n. 871 - Comm. Trib. Reg. per la Sicilia

Avviso accertamentoIva/irpeg/Irap ex art. 39 .1 lett. d) d.p.r. n.600/73. Fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. Mancanza di prova da parte del contribuente dell' inconsapevolezza dell'inesistenza del soggetto emittente . Legittimità dell'avviso. Consegue.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

L'avviso di accertamento è stato ritenuto legittimo. La presenza di validi elementi probatori sull'inesistenza dei soggetti emittenti consente all'Amministrazione di contestare la detrazione IVA e gli effetti fiscali delle fatture. Incombe sul contribuente l'onere di dimostrare la propria inconsapevolezza e la propria estraneità alla frode; in mancanza di tale prova, la detrazione IVA è indebita e l'accertamento resta valido.

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Amministrazione ha emesso un avviso di accertamento ai fini IVA, IRPEG e IRAP, ai sensi dell'art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 600/1973, contestando l'utilizzo di fatture emesse da soggetti ritenuti inesistenti o meramente cartolari (cosiddette "cartiere"). Sebbene le operazioni commerciali potessero essere state materialmente eseguite, esse sono state qualificate come soggettivamente inesistenti, poiché il soggetto formalmente indicato in fattura non sarebbe stato l'effettivo cedente. Il contribuente non ha fornito la prova di aver agito inconsapevolmente, dimostrando di non conoscere né di poter ragionevolmente conoscere l'inesistenza del soggetto emittente.

Norme richiamate

  • Art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. n. 600/1973

    Legittima l'accertamento analitico-induttivo quando l'Amministrazione dispone di elementi probatori validi, tra cui quelli idonei a dimostrare l'utilizzo di fatture riferite a soggetti emittenti inesistenti.

  • Art. 19, D.P.R. n. 633/1972

    La detrazione dell'IVA è negata quando le fatture riguardano operazioni soggettivamente inesistenti e il contribuente non dimostra la propria inconsapevolezza della frode o dell'inesistenza del cedente.

Massime di principio

  • La qualificazione delle operazioni come soggettivamente inesistenti non richiede necessariamente che la prestazione o la cessione non sia mai avvenuta: è sufficiente che il soggetto indicato in fattura non sia l'effettivo cedente o prestatore.
  • L'Amministrazione finanziaria deve fornire elementi concreti e validi dai quali emerga l'inesistenza del soggetto emittente o il suo ruolo di cartiera; non è sufficiente una contestazione meramente generica.
  • Quando l'Amministrazione dimostra l'inesistenza soggettiva dell'operazione, il contribuente deve provare non solo l'effettività materiale della transazione, ma anche di non sapere e di non poter ragionevolmente sapere che il fornitore fosse inesistente o coinvolto in una frode.
  • La regolare contabilizzazione e il pagamento delle fatture, da soli, non dimostrano necessariamente la buona fede del contribuente, soprattutto se esistono anomalie commerciali o documentali che avrebbero dovuto insospettirlo.
  • In situazioni analoghe, la difesa dovrebbe documentare la verifica dell'affidabilità del fornitore, la concreta esecuzione delle operazioni, la congruità dei prezzi, i pagamenti tracciabili e l'assenza di indici di anomalia, così da dimostrare l'inconsapevolezza della frode.

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