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Sentenza

Sentenza del 17/09/2019 n. 23066 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

Il Comune aveva impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, che aveva confermato l'annullamento degli avvisi di accertamento ICI relativi agli anni 2006-2009. Gli avvisi si fondavano su una delibera comunale che attribuiva alle aree edificabili dell'intero territorio comunale un valore minimo uniforme di 70 euro al metro cubo. Il Comune sosteneva che tale criterio rientrasse nei propri poteri regolamentari e che spettasse ai contribuenti dimostrare l'incongruità del valore. La Corte ha rilevato, tuttavia, che i motivi di ricorso non contestavano la specifica ragione posta a fondamento della decisione impugnata, ossia l'assenza di una differenziazione dei valori per zone omogenee.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune, ritenendo tempestiva l'impugnazione poiché la notifica della sentenza era stata effettuata direttamente alla parte e non al procuratore costituito, senza quindi far decorrere il termine breve. La Corte ha precisato che il valore imponibile delle aree edificabili deve riflettere il valore venale in comune commercio, considerando anche la zona territoriale, l'indice di edificabilità, la destinazione d'uso e altri elementi di mercato. I Comuni possono predeterminare valori per zone omogenee, ma tali valori costituiscono presunzioni e strumenti di autolimitazione del potere di accertamento, non criteri legali rigidi. Il Comune è stato condannato a pagare ai contribuenti 6.000 euro per compensi professionali, oltre spese generali, accessori di legge e ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5

    Per le aree fabbricabili, il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1 gennaio dell'anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all'indice di edificabilità, alla destinazione d'uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.

    La base imponibile ICI delle aree edificabili deve essere determinata in base al valore venale effettivo, tenendo conto delle caratteristiche concrete dell'area e della sua ubicazione; non è sufficiente applicare automaticamente un valore uniforme per tutto il territorio comunale.

  • D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 52

    I Comuni possono disciplinare con regolamento le modalità applicative dei propri tributi, nel rispetto dei limiti di legge e delle esigenze di semplificazione, senza poter modificare gli elementi fondamentali della fattispecie imponibile.

  • D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 59, comma 1, lett. g)

    determinare periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili, al fine della limitazione del potere di accertamento del comune qualora l'imposta sia stata versata sulla base di un valore non inferiore a quello predeterminato, secondo criteri improntati al perseguimento dello scopo di ridurre al massimo l'insorgenza di contenzioso

    Il Comune può predeterminare valori venali, ma deve farlo per zone omogenee. La delibera limita il potere di accertamento quando il contribuente dichiara un valore almeno pari a quello stabilito, ma non crea valori inderogabili né esonera l'amministrazione dal considerare il reale valore di mercato.

  • Art. 327 c.p.c.

    Quando la sentenza non è validamente notificata al procuratore costituito secondo le forme previste, non decorre il termine breve per impugnare e resta applicabile il termine lungo.

  • Artt. 285 e 170 c.p.c.

    La notifica della sentenza ai fini della decorrenza del termine breve deve essere effettuata presso il procuratore costituito; la notifica direttamente alla parte non è idonea a produrre tale effetto.

  • Art. 2697 c.c.

    La Corte non ha esaminato nel merito la ripartizione dell'onere probatorio, poiché il motivo del Comune non censurava la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata.

  • Art. 13, commi 1-bis e 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di ricorso dichiarato inammissibile, il ricorrente è tenuto al pagamento di un ulteriore contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione.

Massime di principio

  • Una delibera comunale che fissa un unico valore per tutte le aree edificabili del territorio, senza distinguere le zone omogenee e le diverse caratteristiche urbanistiche, può essere ritenuta illegittima o comunque inidonea a fondare automaticamente l'accertamento tributario.
  • I valori comunali predeterminati per le aree edificabili hanno normalmente funzione presuntiva e orientativa: possono limitare l'accertamento quando rispettati dal contribuente, ma non sostituiscono la verifica del reale valore venale.
  • In presenza di un accertamento basato su valori standard, l'amministrazione deve considerare gli elementi concreti dell'area, tra cui ubicazione, edificabilità effettiva, destinazione d'uso, oneri di urbanizzazione e prezzi di mercato comparabili.
  • Nel ricorso per cassazione occorre contestare specificamente la ratio decidendi della sentenza impugnata; motivi astrattamente pertinenti alla materia, ma estranei alla concreta ragione della decisione, possono essere dichiarati inammissibili.
  • La notifica della sentenza direttamente alla parte, anziché al procuratore costituito, normalmente non fa decorrere il termine breve per l'impugnazione, restando applicabile il termine lungo previsto dal codice di procedura civile.

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