Cassazione Penale, Sentenza n. 25358/2025 del 09/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di assoluzione per tentata estorsione aggravata in concorso (capo H). Il Procuratore generale deduceva violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che l'imputato, collaboratore di giustizia, era stato incaricato dall'associazione mafiosa di formulare la richiesta estorsiva e che aveva effettivamente contribuito all'azione collegando la vittima tramite il proprio zio Mancuso Luigi, quindi partecipando alla direzione dell'estorsione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha confermato la ricostruzione della Corte d'appello: dall'interrogatorio e dalle dichiarazioni dell'imputato emerge che Mancuso Emanuele limitò la sua condotta a informare il proprio zio dell'intenzione estorsiva altrui e poi a riferire ai proponenti che l'estorsione 'non andava fatta' per volontà dello zio; non risulta che egli abbia moralmente o materialmente contribuito all'estorsione o agli atti intimidatori, anzi gli autori escludevano la sua partecipazione, come dimostrato da intercettazioni e fatti. Pertanto l'assoluzione per non avere commesso il fatto è confermata e il ricorso del Procuratore generale è inammissibile.
Norme richiamate
Tentata estorsione aggravata in concorso (codice penale)
La Corte ha interpretato che per la sussistenza del reato in concorso è richiesta una contribuzione morale o materiale al progetto estorsivo; il mero riferire informazioni a terzi o l'aver tentato di dissuadere dall'azione non integra il concorso e può giustificare l'esclusione dalla partecipazione al reato
Massime di principio
- La responsabilità per estorsione in concorso richiede prova di una contribuzione attiva (materiale o morale) al progetto estorsivo: semplici comunicazioni informative o atti volti a dissuadere possono escludere il concorso
- Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia e il loro contenuto vanno valutate insieme ad altre fonti (intercettazioni, comportamenti degli altri indagati); se emergono elementi che lo escludono dalla pianificazione, l'assoluzione può essere confermata
- Un'appellazione basata su presunto travisamento della prova è destinata a essere dichiarata inammissibile se la motivazione della corte territoriale risulta coerente con le dichiarazioni e le prove acquisite
- Per contestare efficacemente una assoluzione occorre dimostrare concretamente, non solo deduttivamente, che l'imputato ha diretto, coordinato o moralmente sostenuto l'azione criminosa
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