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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14760/2025 del 14/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza che ha disposto la consegna del ricorrente all'Autorità giudiziaria rumena in esecuzione di mandato di arresto europeo processuale n. 17/UP (emesso il 14/11/2025) per il reato di minaccia di morte a pubblico ufficiale (2/11/2024). Il ricorrente deduce: (i) prova insufficiente dell'effettiva residenza stabile in Italia eccessività della custodia cautelare e possibilità di misure alternative; (ii) carenza di informazioni essenziali nel mandato (pena, numero e data della sentenza) e mancata traduzione ufficiale degli atti; (iii) rischio di trattamento inumano o degradante nelle carceri rumene (art. 3 CEDU); (iv) violazione del termine di 30 giorni indicato dalle autorità rumene di trattenimento senza giustificazione (richiamando art. 13 Cost.).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che: i motivi relativi all'eccessività della misura cautelare erano in parte non devoluti alla Corte d'appello e in parte generici; la valutazione sulla stabile residenza in Italia è fondata sull'assenza di documentazione idonea a comprovare il radicamento (residenza anagrafica e carta d'identità rumena prevalgono sulle dichiarazioni di ospitalità e conti prodotti); la questione della durata della misura cautelare attiene alle autorità dello Stato richiedente e i termini decorrono dalla consegna; il mandato di arresto europeo è stato regolarmente tradotto e soddisfa i criteri dell'art. 6, comma 1, lettera d) della legge 69/2005; le doglianze sul trattamento carcerario erano inammissibili perché non rientranti nei motivi consentiti di ricorso in cassazione e, in ogni caso, la Corte d'appello aveva acquisito informazioni dallo Stato emittente e motivatamente escluso il rischio concreto ai sensi dell'art. 3 CEDU. Per questi motivi il ricorso è inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • legge 69/2005

    Consente il rinvio in Italia per l'esecuzione della pena solo se l'interessato ha legittima residenza o dimora effettiva in Italia per almeno cinque anni; la Corte ha ritenuto mancanti i presupposti probatori del radicamento.

  • legge 69/2005

    Individua indicatori concreti del radicamento (punti di riferimento socio-familiari, logistici e lavorativi); la Corte ha trovato assenti tali elementi probatori nel caso concreto.

  • legge 69/2005

    art. 6, comma 1, lett. d)

    Prevede l'obbligo di fornire specifiche informazioni nel mandato di arresto europeo e la relativa traduzione; la Corte ha ritenuto il m.a.e. regolarmente tradotto e conforme ai requisiti.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU)

    Proibisce trattamenti inumani o degradanti; per essere opponibile come motivo di non consegna occorre dimostrare un rischio reale e concreto per il singolo interessato, non un pericolo astratto relativo al sistema carcerario nel suo complesso.

  • Costituzione italiana

    Tutela della libertà personale e limiti alle misure di privazione della libertà; la Corte ha ritenuto che le questioni sulla durata della custodia affidate alle autorità dello Stato richiedente non costituiscano motivo idoneo di cassazione nella fattispecie.

  • codice di procedura penale

    Limiti dei motivi di ricorso in cassazione (difetto di giurisdizione, violazione di legge, ecc.); la Corte ha ricordato la restrizione dei motivi impugnabili contro le decisioni di consegna.

  • codice di procedura penale

    Regime processuale che impedisce la riapertura di questioni già decise o non devolute; la Corte ha ritenuto inammissibili nuove critiche che eccedono il devoluto.

  • codice di procedura penale

    Prevede la condanna alle spese del procedimento per il ricorrente in caso di rigetto o inammissibilità; applicata per la condanna alle spese e alla somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Per opporsi efficacemente a una consegna in esecuzione di mandato di arresto europeo è fondamentale documentare in modo probatorio il radicamento in Italia (residenza anagrafica/supporti documentali, rapporti di lavoro stabili, collegamenti socio-familiari): dichiarazioni non supportate da prove documentali sono di scarso valore.
  • Le contestazioni sul trattamento carcerario nel paese richiedente (art. 3 CEDU) richiedono la dimostrazione di un rischio concreto e specifico per il singolo; valutazioni generiche sul sistema penitenziario sono generalmente insufficienti salvo prove precise e attuali.
  • La regolarità della traduzione e la presenza delle informazioni richieste dal m.a.e. (es. secondo art. 6 L.69/2005) sono requisiti formali importanti: la loro mancanza può costituire motivo valido di opposizione, ma se il mandato è correttamente tradotto la censura è debole.
  • Le questioni attinenti alla durata e alle misure cautelari applicate dallo Stato richiedente sono in larga parte di competenza di quello Stato; i termini decorrono, di regola, dalla consegna: eccezioni vanno provate con riferimenti giuridici chiari.
  • In Cassazione, i motivi devono essere conformi ai limiti previsti dalla legge: non è possibile ri-litigare completamente la valutazione di fatto svolta dalla Corte d'appello; si possono denunciare principalmente vizi di diritto, difetto di giurisdizione o violazioni normative evidenti.
  • Quando si propone ricorso, è prudente acquisire dal paese emittente informazioni ufficiali sul trattamento penitenziario del singolo e sulle condizioni specifiche del luogo di detenzione, poiché la Corte nazionale tende a valorizzare le informazioni fornite dallo Stato richiedente.

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